Per decenni il pagliaccio assassino Pennywise è rimasto una delle figure più enigmatiche e disturbanti dell’immaginario horror contemporaneo, un’entità capace di insinuarsi nelle paure più profonde e di trasformarle in carne viva. Dal romanzo di Stephen King alle due trasposizioni cinematografiche dirette da Andy Muschietti, il mostro di Derry ha sempre mantenuto un alone di mistero, soprattutto per quanto riguarda la sua vera origine e il motivo della sua presenza millenaria nel Maine. Con IT: Welcome to Derry, però, questo velo comincia finalmente a sollevarsi, e il quarto episodio della serie HBO introduce elementi nuovi e determinanti che riscrivono in parte la mitologia di IT e ridefiniscono ciò che sapevamo sul clown danzante.
ATTENZIONE: contiene spoiler sul IT: Welcome to Derry 1×04
L’episodio intitolato The Great Swirling Apparatus of Our Planet’s Function arriva dopo una puntata precedente accolta non con lo stesso entusiasmo delle prime due puntate, ma segna un deciso cambio di passo. La storia si concentra soprattutto sugli adulti, un approccio che secondo molte recensioni permette alla serie di muoversi in avanti in modo più incisivo e di ampliare lo sguardo su ciò che accade a Derry. È proprio seguendo le indagini di Dick Hallorann e Leroy Hanlon che si apre la strada a rivelazioni inattese sulla natura dell’entità, mentre parallelamente proseguono le vicende più terrene legate a Charlotte Hanson e alla sua ricerca di giustizia per Hank Grogan.
Il momento decisivo arriva però nell’ultimo quarto della puntata, quando la serie spinge il pedale sull’immaginario più visionario e mostra per la prima volta l’origine di IT attraverso il racconto di Taniel, membro della tribù Shokopiwah. Da lui apprendiamo che l’entità è arrivata sulla Terra milioni di anni fa all’interno di una stella caduta, una sorta di prigione che, una volta frantumata, ha permesso alla creatura di liberarsi. I frammenti di quella stessa stella, però, si rivelano essere l’unica arma in grado di ferirla, un dettaglio completamente nuovo rispetto sia al romanzo di King sia ai film.
Il racconto prosegue descrivendo come gli antenati di Taniel abbiano scoperto che la creatura, chiamata Galloo, non poteva oltrepassare i confini del bosco occidentale. Per questo la tribù aveva imparato a convivere con essa, mantenendo un fragile equilibrio che venne spezzato soltanto con l’arrivo dei coloni europei. Furono proprio i loro insediamenti e la loro espansione a permettere a IT di crescere in potere e influenza, fino a spingersi oltre il bosco e minacciare l’intera futura città di Derry. È a quel punto che i membri della tribù decisero di recuperare nuovi frammenti della stella e usarli come colonne di contenimento: colonne che oggi si trovano sotto la celebre casa di Neibolt Street, uno dei luoghi più iconici della saga.
Questa versione degli eventi rappresenta un’aggiunta sostanziale al canone, perché pur restando coerente con l’idea di fondo già esistente nel romanzo – dove Pennywise è descritto come una creatura aliena o, più precisamente, extradimensionale proveniente dal Macroverso e precipitata sulla Terra milioni di anni fa – introduce però una serie di elementi completamente nuovi. Nel libro di Stephen King, infatti, l’arrivo dell’entità è accennato in termini cosmici e astratti, senza un vero resoconto visivo né un’interazione diretta con popolazioni umane antiche. Non si parla di tribù locali, né di un rapporto di equilibrio forzato tra gli abitanti originari e la creatura, e soprattutto non esiste alcun riferimento a frammenti della “stella” utilizzabili come armi o strumenti di contenimento.
Anche le versioni cinematografiche avevano lasciato questo segmento della storia in una dimensione più simbolica, attraverso visioni rapide o interpretazioni mistiche come il Ritual of Chüd, senza definire in modo concreto il comportamento dell’entità nei suoi primi anni sulla Terra. La serie sceglie invece un percorso più narrativo e didascalico: ricostruisce la caduta dell’essere, illustra come gli Shokopiwah lo abbiano identificato come Galloo e mostra con precisione come i frammenti cosmici siano stati recuperati e utilizzati per delimitare il suo raggio d’azione. Il fatto che tutto questo venga rivelato non attraverso un semplice flashback, ma tramite l’esperienza sensoriale di Dick Hallorann grazie alla sua luccicanza, crea una connessione diretta tra passato e presente e permette allo spettatore di scoprire nuovi tasselli dell’origine di Pennywise esattamente nello stesso momento in cui li comprendono i protagonisti.
Il risultato è un episodio che amplia la mitologia di IT senza contraddire ciò che già conoscevamo, introducendo una possibile debolezza e un rapporto più complesso tra l’entità, il territorio e la storia della comunità che lo abita. Se queste sono davvero le vere origini di Pennywise o solo un tassello di un puzzle più grande sarà la serie a stabilirlo nelle prossime puntate, ma l’impressione è che, per la prima volta dopo anni, ci stiamo avvicinando davvero al cuore del mistero.
I nuovi episodi di IT: Welcome to Derry arrivano in esclusiva su Sky e in Streaming su Now ogni lunedì.
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