Tom Hanks sembra effettivamente un bambino intrappolato nel corpo di un adulto, l’entusiasmo giocoso degli occhi pareggiato dai capelli grigi e dalle forme tonde. Ha uno spirito generoso ma affilatissimo, dissimulato dai modi amichevoli, dalle forme rotonde e da una specie di impaccio dondolante, chapliniano, che lo rende pura materia cinematografica.

Si è fermato a Roma qualche giorno in più, dopo la prima mondiale a Firenze di Inferno, per partecipare a uno degli incontri pubblici condotti da Antonio Monda alla Festa del Cinema, strutturato attraverso 12 clip dei suoi film più famosi, da Big (“Ha pagato la luna di miele con mia moglie, e mi ha permesso il primo viaggio a Roma”) a Philadephia, secondo un’ordine arbitrario ma concluso sulle due interpretazioni da Oscar, Salvate il soldato Ryan e appunto il film di Demme.

A ogni clip sono corrisposte una o due domande di Monda. Hanks ha una parlata calda e scandita, da professore, che mi ha ricordato precisamente i modi di Spielberg, con il quale ha girato otto film che sono lo specchio di un’affinità umana e intellettuale. Di lui, dopo la scena della telefonata “natalizia” in Prova a prendermi, dice: “Pensa in termini cinematografici. Gira in modo così preciso ed efficace che l’attore non deve aggiungere quasi niente”.

Commovente anche il ricordo di Philip Seymour Hoffman, di cui dice soltanto: “I tre giorni che abbiamo impiegato per girare la scena (quella in cui il personaggio di Hoffman regala il whiskey al senatore interpretato da Hanks, ndr) sono i tre giorni della mia carriera in cui mi sono ritrovato circondato dalla maggior quantità di talento della mia vita (e si riferisce anche al regista Mike Nichols, anch’esso scomparso di recente, ndr)”.

E poi Eastwood, che “tratta gli attori come cavalli. Abituato ai western, dove le urla di incitamento sul set facevano imbizzarrire i cavalli, ora si rivolge agli attori con un tono pacatissimo, come se fossimo a rischio di imbizzarrirci anche noi”.

Il meritato premio alla carriera, alla fine, gliel’ha consegnato Claudia Cardinale, che ha tentato di elogiarlo in un inglese quanto meno impacciato. Anche a lei ha riservato modi impeccabili, un’attenzione commovente e inesibita: “Lei non può immaginare quale effetto facesse ai giovani americani signora Cardinale…

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