Dieci persone rinchiuse in una casa per una settimana, per un “esperimento”. In cambio, un compenso elevatissimo. A prima vista, The Incite Mill è il Grande Fratello. Alla regia però c’è Hideo Nakata, il maestro dell’horror giapponese, autore di Ringu (il film che ispirò The Ring) che torna con questo thriller al Festival di Roma, quindi è ovvio che arrivare vivi al settimo giorno e riscuotere il compenso si rivelerà molto più difficile del previsto per i dieci “concorrenti”. Il secondo giorno, infatti, uno dei partecipanti viene trovato morto, crivellato di colpi. La fragile alleanza stretta tra le persone della casa va immediatamente in pezzi ed innesca una spirale di violenza, sospetti reciproci e altri omicidi misteriosi: il gioco sta infatti nell’individuare il colpevole e farlo condannare dagli altri, a votazione, per avere bonus sul compenso finale. Mentre i misteri si dipanano, alcuni dei partecipanti trovano nuove motivazioni per la vita fuori… ma il problema sarà uscire vivi.

E’ ovvio che l’intento di Nakata sia quello di esplorare le dinamiche dei rapporti umani, più che quello di spaventare. Il thriller, un omaggio manifesto a Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie e alla letteratura gialla classica, funziona discretamente per tre quarti, mentre il finale è meno sorprendente del previsto. Il vero orrore, sembra dirci Hideo Nakata, non è da ricercarsi nel sovrannaturale, ma nella mancanza di fiducia reciproca e in quel misterioso contatore nella sala comune che cresce continuamente, ed il cui significato viene svelato verso la fine.

I personaggi del film sono tutti stereotipati, sembrano usciti da un manga, ma funzionano, perchè il loro scopo è quello di rappresentare le varie categorie umane (il coraggioso, il leader, il violento, il codardo, la donna misteriosa…) che vengono a contatto e devono interagire.  Le regole del gioco sono spiegate all’inizio, ma poi sembra che si pieghino un po’ alle esigenze della trama. Non importa: The Incite Mill è un film a più livelli che funziona sia come thriller sia come critica della youtube generation, e si basa su un’idea di regia molto semplice ed un impianto visivo non convenzionale molto affascinante.

Ecco il trailer:

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