Film Christopher Nolan, la classifica dal peggiore al migliore
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Tutti i film di Christopher Nolan, dal peggiore al migliore (ma senza Odissea)

Da Insomnia a Il cavaliere oscuro, passando per Interstellar, Memento e Oppenheimer: una classifica dei film del regista, in attesa che Odissea trovi il suo posto nella sua filmografia

Tutti i film di Christopher Nolan, dal peggiore al migliore (ma senza Odissea)

Da Insomnia a Il cavaliere oscuro, passando per Interstellar, Memento e Oppenheimer: una classifica dei film del regista, in attesa che Odissea trovi il suo posto nella sua filmografia

film di christopher nolan

Il giorno è arrivato. Odissea riporta Christopher Nolan al cinema tre anni dopo Oppenheimer, il film che lo ha definitivamente consacrato anche agli Oscar e ha trasformato il suo statuto industriale in qualcosa di ancora più solido: non solo uno dei registi più amati dal pubblico, ma anche un autore capace di portare un biopic storico, parlato, complesso e moralmente inquieto al centro della stagione dei premi e del box office mondiale. Adesso Nolan torna con un’altra sfida enorme: affrontare Omero, il mito di Ulisse, il viaggio di ritorno più celebre della cultura occidentale. Prima di capire davvero dove questa Odissea femminista e pacifista si collocherà nella sua filmografia, però, servirà tempo. I film di Nolan spesso cambiano posizione nella memoria collettiva: alcuni vengono amati subito, altri crescono a distanza, altri ancora dividono prima di rivelare la propria ostinata coerenza.

Nel frattempo, la domanda stuzzica e diverte: quali sono i migliori film di Christopher Nolan? E quali, in una carriera così compatta e riconoscibile, finiscono più in basso non perché trascurabili, ma perché qualcuno deve pur occupare gli ultimi posti? Questa è una possibile classifica, dal peggiore al migliore, in attesa che Odissea sedimenti e trovi il suo spazio nella storia del regista.

12. Insomnia (2002)

Ad aprire la classifica è Insomnia, ma sarebbe un errore considerarlo un titolo trascurabile o per nulla riuscito. È il Nolan più anomalo: un remake, un thriller psicologico più classico, meno legato alle grandi architetture temporali che renderanno riconoscibile il suo cinema. Eppure i suoi temi sono già lì: la colpa, la pressione morale, la mente che si incrina, l’impossibilità di sfuggire a se stessi. L’Alaska del film, con quella luce continua che impedisce il riposo, diventa una prigione mentale perfetta. Al Pacino, Robin Williams e Hilary Swank danno al racconto una solidità notevole, e Nolan dirige con un controllo già molto sicuro. Si trova all’ultimo posto non perché sia un film debole, ma perché la filmografia di Nolan è di livello altissimo e perché il regista qui sembra ancora muoversi dentro un materiale meno personale. Anche così, resta un thriller elegante, teso, tutt’altro che minore.

11. Batman Begins (2005)

Batman Begins è il film che rimette Batman in piedi. Dopo anni complicati per il personaggio al cinema, Nolan riparte dalle origini e fa una cosa che oggi sembra scontata, ma allora non lo era affatto: prende sul serio il trauma, la paura, l’addestramento, la costruzione di un simbolo. Non vuole soltanto raccontare come Bruce Wayne diventa Batman, ma perché Gotham abbia bisogno che Batman esista. È un origin movie solidissimo, atmosferico, pieno di intuizioni che esploderanno nel capitolo successivo. In una classifica così competitiva paga soprattutto il fatto di essere un film di fondazione: stabilisce le regole, costruisce il mondo, prepara il salto. Il cavaliere oscuro sarà più ambizioso, più libero, più devastante. Ma senza Batman Begins non ci sarebbe stata nessuna rivoluzione del cinecomic moderno.

10. Tenet (2020)

Tenet è il film più spigoloso di Nolan, forse il più difficile da amare al primo incontro e proprio per questo uno dei più affascinanti da discutere. È cinema teorico travestito da spy movie, un esperimento sulla causalità e sull’inversione temporale portato dentro inseguimenti, assalti, aeroporti, combattimenti al contrario e città che sembrano obbedire a una fisica impazzita. Arriva presto nella classifica non perché non funzioni, ma perché è stato un esperimento troppo radicale e uscito in un periodo storico (l’estate della pandemia da Covid-19), che non ha trovato un pubblico prontissimo a sostenere la sfida mentale che Nolan intendeva lanciare. Tenet sacrifica parte dell’immediatezza emotiva in favore del dispositivo, e alcuni personaggi restano volutamente più vicini a pedine di un sistema che a figure da melodramma. Ma le sue sequenze migliori sono tra le più audaci della carriera di Nolan.

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9. Following (1998)

Following è piccolo, ruvido, girato con pochissimi mezzi, ma è già un film di Christopher Nolan in modo quasi sorprendente. C’è il bianco e nero, c’è Londra, c’è il crimine, c’è la manipolazione, c’è soprattutto una struttura frammentata che trasforma una storia minima in un gioco di identità e controllo. Naturalmente non ha la potenza produttiva né la maturità dei film successivi, ma proprio per questo è prezioso. È un laboratorio, un biglietto da visita, una dichiarazione d’intenti. Si vede un regista che non può ancora costruire mondi enormi, ma sa già usare il montaggio come una trappola e il racconto come un dispositivo. Si trova qui perché la filmografia di Nolan diventerà presto più ricca, più ambiziosa, più compiuta. Ma senza Following, tutto il resto sarebbe molto più difficile da immaginare.

8. Il cavaliere oscuro – Il ritorno (2012)

Dopo Il cavaliere oscuro, replicare era impossibile. Nolan lo sa e sceglie un’altra strada: non un nuovo film sul caos, ma un finale epico, fisico, quasi operistico. Il cavaliere oscuro – Il ritorno è il capitolo della caduta e della ricostruzione, del corpo spezzato di Bruce Wayne, di una Gotham assediata, di un simbolo che deve sopravvivere all’uomo che lo ha creato. Bane non ha la forza imprevedibile del Joker, ma porta una minaccia diversa: organizzata, brutale, ideologica. Il film è enorme, a tratti più solenne che preciso, ma possiede un senso di chiusura raro nel cinema seriale contemporaneo. Non tutto torna con la stessa eleganza dei capitoli precedenti, eppure la sua generosità è evidente. È un finale che ragiona sulla leggenda più che sul realismo, e prova a dare a Batman ciò che quasi nessun supereroe ottiene davvero: una fine.

7. Oppenheimer (2023)

Oppenheimer è il film della consacrazione definitiva. Non perché Nolan avesse bisogno degli Oscar per essere riconosciuto, ma perché qui il suo cinema trova una forma monumentale e adulta capace di mettere d’accordo industria, critica e pubblico. Un biopic, sulla carta; in realtà un thriller morale sul potere della conoscenza, sull’ambizione, sulla colpa e sul momento in cui l’intelligenza umana supera una soglia irreversibile. È un film densissimo, quasi schiacciante, costruito tra interrogatori, memorie, fisica, politica, tradimenti e fantasmi. La bomba non è solo un evento storico: è un punto di non ritorno interiore e collettivo. In questa classifica resta lontano dal podio non per mancanza di grandezza, ma perché la sua compattezza febbrile, la sua massa di parole, volti e responsabilità lo rendono meno immediatamente amabile di altri Nolan più emotivi o più limpidi nella struttura. Ma è uno dei suoi film più importanti, e quello che più di tutti ha certificato la sua centralità nel cinema contemporaneo.

6. The Prestige (2006)

The Prestige è il grande film segreto di Nolan, quello che molti hanno riscoperto con il tempo fino a considerarlo uno dei suoi più perfetti. Racconta la rivalità tra due illusionisti, ma in realtà parla del cinema stesso: del trucco, del sacrificio, dell’ossessione per lo stupore, della promessa fatta al pubblico e del prezzo da pagare per mantenerla. Tutto nel film funziona come un numero di magia: la preparazione, la deviazione dello sguardo, il colpo finale. Diari, doppi, inganni, ossessioni e identità spezzate non sono semplici twist, ma la materia stessa del racconto. Rispetto ai titoli più monumentali della filmografia di Nolan ha una scala più raccolta, ma una compattezza quasi impeccabile. È Nolan nella sua forma più elegante e crudele, un illusionista che ci avverte fin dall’inizio e riesce comunque a sorprenderci.

5. Dunkirk (2017)

Dunkirk sembra semplice solo in apparenza. In realtà è uno dei film più radicali di Nolan, un’opera di sottrazione che elimina quasi tutto ciò che di solito definisce il film di guerra: psicologie spiegate, discorsi eroici, nemici visibili, retorica del sacrificio. Restano la spiaggia, il mare, il cielo, il rumore, l’attesa, il tempo che si stringe addosso ai corpi. Le tre linee narrative — terra, mare, aria — non sono un gioco di montaggio, ma il modo con cui Nolan trasforma l’evacuazione di Dunkerque in una partitura di tensione. È un film meno “emotivo” e più “freddo” (parola spesso appicciata addosso al regista)  in superficie rispetto ad altri suoi titoli, ma proprio per questo potentissimo. L’eroismo non sta nella vittoria, ma nel resistere, nel soccorrere, nel tornare vivi. Pochi blockbuster bellici hanno saputo essere così spettacolari e così anti-retorici allo stesso tempo.

4. Inception (2010)

Inception è il film che ha trasformato un’idea complicatissima in cultura pop. Un colpo non dentro una banca, ma dentro la mente; non un caveau da aprire, ma un pensiero da impiantare; non una linea d’azione, ma sogni incastrati dentro altri sogni, con tempi diversi, regole diverse, gravità che cede e città che si piegano su se stesse. È uno dei grandi film-sistema di Nolan, forse quello in cui il suo talento per l’architettura narrativa diventa più spettacolare e leggibile. Il rischio era costruire un meccanismo freddo, ma Inception funziona perché dietro l’ingegneria c’è il senso di colpa di Cobb, il fantasma di Mal, l’impossibilità di separare del tutto il lavoro mentale dal trauma privato. Alcuni personaggi restano più funzionali che altro, ma il meccanismo è talmente potente da diventare emozione.

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3. Memento (2000)

Prima dei budget enormi, dell’IMAX e dei kolossal concettuali, c’è Memento. E dentro Memento c’è già tutto: il tempo come trappola, la memoria come costruzione instabile, l’identità come menzogna necessaria, il racconto come labirinto. La struttura invertita non è un trucco per sorprendere lo spettatore, ma il modo più preciso per farci abitare la mente del protagonista. Leonard non può fidarsi di ciò che ricorda, e il film ci costringe a condividere quella stessa insicurezza. È un noir mentale asciutto, crudele, di una precisione quasi chirurgica. Se arriva a un passo dal vertice è perché Nolan, negli anni successivi, porterà quelle intuizioni su scale produttive e visive ancora più vaste. Ma Memento resta il manifesto originario, il film che dimostra quanto il suo cinema sia nato già con un’idea fortissima di forma.

2. Interstellar (2014)

Interstellar è il Nolan più emotivo, sproporzionato e apertamente sentimentale. Un film enorme, forse anche per questo non perfetto, ma capace di trasformare la fantascienza in melodramma cosmico: buchi neri, relatività, fine del mondo, sopravvivenza della specie, amore tra padre e figlia, tempo che diventa distanza fisica e ferita impossibile da richiudere. La sua forza sta proprio nel rischio. Nolan cerca il punto in cui la scienza smette di essere spiegazione e diventa emozione, in cui l’astrazione più vertiginosa si traduce in una mano appoggiata a una libreria, in un messaggio che arriva troppo tardi, in figli che crescono mentre un padre resta quasi immobile nel tempo. Alcuni passaggi sono più dichiarati di altri, ma pochi film contemporanei hanno avuto la stessa ambizione di pensare in grande senza rinunciare al sentimento.

1. Il cavaliere oscuro (2008)

Il punto più alto resta Il cavaliere oscuro, non solo perché ha cambiato per sempre la percezione del cinecomic moderno, ma perché è il film in cui Nolan trova un equilibrio quasi impossibile tra spettacolo popolare, tragedia urbana e tensione morale. È un film di Batman, certo, ma anche un crime movie, un thriller politico, una riflessione sulla paura e sul prezzo dell’ordine. La Gotham di Nolan non è più soltanto un mondo da fumetto: è una città riconoscibile, malata, attraversata dal terrore e dalla tentazione di sacrificare tutto pur di salvarsi. Heath Ledger consegna un Joker diventato immediatamente definitivo, ma il film non si limita mai alla sua presenza magnetica. Ogni personaggio viene spinto verso una scelta, una perdita, una compromissione. È qui che Nolan dimostra fino a dove può arrivare il blockbuster quando smette di accontentarsi.

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E ora? In attesa di capire dove si collocherà Odissea, questa classifica (una di quelle possibili) racconta soprattutto la forza di una filmografia capace di cambiare continuamente forma senza perdere riconoscibilità. Nolan ha attraversato il noir, il cinecomic, la fantascienza, il thriller psicologico, il film di guerra e il biopic storico portando ogni volta con sé la stessa ossessione per il tempo, la memoria, la colpa e il controllo. Il suo viaggio verso Omero sembra allora meno imprevedibile di quanto possa apparire: Odisseo è, in fondo, un altro uomo costretto a misurarsi con ciò che ha fatto, con ciò che ha perduto e con l’impossibilità di tornare davvero identico a prima.

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