In tempi di incertezza politica, crisi economica e instabilità del futuro, l’essere umano ha sempre cercato risposte nell’arte. E nessun genere come la fantascienza ha saputo puntualmente fornirgliele. Risale, ad esempio, a due anni fa il debutto di un’acclamata serie Tv sci-fi, il cui messaggio risuona ancora oggi come un avvertimento.
Si tratta di Silo, creata per Apple TV+ da Graham Yost e basata sull’omonima serie di romanzi di Hugh Howey. Rebecca Ferguson interpreta la meccanica Juliette Nichols, che vive in un futuro distopico in cui la Terra è diventata inabitabile e circa diecimila persone sono costrette a risiedere all’interno di un gigantesco silo sotterraneo composto da 144 piani. La società è strettamente regolata da norme e leggi messe in piedi, almeno in apparenza, per proteggere le persone, che non potrebbero in alcun modo sopravvivere all’esterno.
La comunità in cui vive la protagonista viene presentata inizialmente come unita, pacifica e basata sulla fiducia e il rispetto verso le istituzioni, soprattutto verso la popolare sindaca. Tuttavia, nel corso degli episodi Juliette inizia a comprendere che qualcosa non va e che il silo non è quello che sembra. La seconda stagione, arrivata in streaming da pochi mesi, ha visto dunque l’emergere di piccoli gesti di ribellione volti a sovvertire l’ordine prestabilito. Nel giro di pochi episodi, l’azione degli abitanti si è trasformata in una vera e propria rivoluzione, con atti di violenza nelle strade e nelle scale tra i diversi piani del silo.
Oltre a raccontare una storia appassionante e piena di colpi di scena e momenti scioccanti, questa serie sci-fi risulta più attuale che mai per il suo messaggio oggi quantomai concreto. Al centro delle due stagioni di Silo, infatti, c’è l’idea che persino una società pacifica, con una lunga storia alle spalle e apparentemente senza conflitti interni può deteriorare nel caos nel tempo di uno schiocco di dita, lasciandosi alle spalle soltanto morte e distruzione. La serie targata Apple TV+ ci ricorda, insomma, che non sono le leggi o la polizia a mantenere unita una comunità, bensì il popolo e la sua fiducia condivisa nella giustizia e nella legittimità dei governanti.
In conclusione, Silo non è soltanto una serie thriller/sci-fi interessante, piena di mistero e di dramma. È anche un ritratto molto credibile della violenza politica e di come l’ingiustizia possa sfociare in astio e ribellione. Una visione che suscita nello spettatore delle profonde riflessioni sul passato, il presente e il futuro del mondo in cui viviamo.
Fonte: CBR
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