È un bagno di folla quello che attende Darren Criss a Giffoni Valle Piana. Per il quarto anno consecutivo (e probabilmente l’ultimo) il Giffoni Film Festival ha accolto una delle star della serie tv più amata dai teenager: Glee.

Dopo Dianna Agron, Naya Rivera e Lea Michele, finalmente è il turno di uno dei protagonisti maschili dello show della Fox, che si presenta a Meet&Greet coi fan con i suoi bellissimi capelli ricci, una barbetta incolta, ma un sorriso splendente che valorizzava ancor di più i suoi occhioni blu, Darren Criss ha salutato tutti in italiano (lingua imparata anni fa durante un periodo di studi ad Arezzo) alzando ulteriormente le temperature già roventi. Ad incontrarlo sono stati più duemila ragazzi.

Dopo aver terminato la sua ultima esperienza a Broadway (Hedwig and the Angry Inch), l’attore trascorrerà le prossime settimane sul set italiano di Smitten, commedia romantica diretta da Barry Morror (sceneggiatore premio Oscar per Rain Man) al suo esordio alla regia.

Ecco uno stralcio dell’intervista realizzata da Karin Ebnet, dove Darren cerca di dare consigli ai giovani che vogliono intraprendere la carriera d’artista e spiega cosa significhi per lui essere un modello d’ispirazione per così tante persone. Ha parlato anche del periodo trascorso qui da noi anni fa:

Quali suggerimenti daresti a un ragazzo che sogna di diventare un artista?
«Ogni artista, qualunque sia il suo campo (musica, disegno, recitazione), deve prendere ispirazione dal mondo che lo circonda, e questo vale non solo per il lavoro ma anche per la vita. IL mondo è pieno di cose belle e un artista deve essere una sorta di spugna che trae ispirazione da tutto quello che ha intorno. Il mio consiglio è uscite, fate esperienza, ascoltate il monddo e  fatevi ispirare. Il resto poi verrà da sé».

Hai recitato in Glee, a teatro in produzioni imporanti, ora sei approdato al cinema. Puoi dire di aver realizzato il tuo sogno?
«In realtà non ho mai sognato tutto questo. Quello che mi interessava era seguire le mie passioni, cucinare, avere una famiglia. Quello che ho sempre sognato era di diventare un artista, non diventare famoso. La fama non ha nulla a che vedere con i sogni. In realtà quello che conta è l’impegno che si ci mette tutti i giorni per portare avanti le proprie passioni. Vale la stessa cosa per un ragazzo che, dopo anni di studio, finalmente indossa per la prima volta il camice di dottore. Nella vita ci sono tanti traguardi, come diplomarsi o prendere la patente. È a quello che bisogna mirare, òa fama è solo una conseguenza di questo, non l’obiettivo».

Per molti ragazzi che ti seguono ogni giorno sei un modello, un’ispirazione. Senti mai il peso di questa responsabilità?
«Sì, sempre. Io ho sempre cercato di essere rispettoso e sensibile nel dire le cose, ma qualunque cosa io dico, in qualunque contesto lo dico, anche qui a Giffoni, chiunque può estrapolare una frase e farmi dire qualcosa di diverso da quello che intendevo. Essere esposto così tanto mediaticamente mi mette un po’ in paranoia e mi fa cercare di essere sempre più attento nelle cose che dico. Cerco semrpe di essere all’altezza della situazione ma non sempre è facile».

Dal periodo trascorso in Italia cosa ti è rimasto?
«Mi hanno colpito  alcuni gruppi o cantanti famosi in Italia come i Negramaro o Jovanotti. Difficile però tracciare con una unica pennellata tutta la cultura italiana. Napoli è ben diversa da Venezia che è ancora diversa dalla Toscana, dove ho abitato io. E poi il cibo. La cucina italiana è la migliore al mondo».

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