Uscirà a settembre, ma già in piena estate fa discutere – e arrabbiare – chiunque sia direttamente o indirettamente interessato alla storia del cinema e della sua industria. Per una volta non parliamo di un film ma di un libro, un saggio storico intitolato The Collaboration: Hollywood’s Pact With Hitler, e già il titolo dovrebbe farvi capire quanto sia spinoso l’argomento in questione. Scritto da Ben Urwand, storico trentacinquenne dell’università di Harvard, il libro è un’analisi approfondita del rapporto tra gli Studios e la Germania nazista negli anni che precedettero la Seconda guerra mondiale e la cosiddetta “soluzione finale” hitleriana.

Molto si sa del modo in cui Hollywood reagì all’ascesa del nazismo e al conflitto mondiale – film di propaganda antinazista, film di propaganda pro-americana, insomma una decisa presa di posizione contro il nemico –, ma pochissimo si conosce dei rapporti tra l’industria cinematografica americana e la Germania dei primi anni del nazionalsocialismo. Fino a oggi, spiega il libro, si dava per scontato che le major americane si fossero limitate a ignorare (per leggerezza o miopia) la situazione politica tedesca, mentre secondo Urwand la situazione era ben diversa: al tempo, infatti, la Germania era il secondo mercato mondiale per i film americani, e lo storico ha recuperato diverse prove dell’ossequiosità con cui le grandi major trattavano il governo di Hitler. «Vi saremmo grati se il Fuhrer potesse esprimere la sua opinione sul valore dei film americani in Germania»: è solo una delle lettere – questa scritta dai responsabili di 20th Century Fox nella Berlino del 1938 – raccolte da Urwand nel suo libro, che ha già trovato oppositori tra gli storici del cinema e ha fatto drizzare le orecchie alle stesse major, che evidentemente anche a distanza di settant’anni non vogliono che certi “segretucci” vengano a galla.

The Collaboration: Hollywood’s Pact With Hitler (Harvard University Press) uscirà negli Stati Uniti il 9 settembre, e chi fosse interessato può già pre-ordinarlo su Amazon.

Fonte: Tabletmag

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