Hollywood trema: l’inventrice della prima attrice AI ha piani ancora più ambiziosi per l'industria
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Hollywood trema: l’inventrice della prima attrice AI ha piani ancora più ambiziosi per l’industria

Tilly Norwood è solo l'inizio: l'obiettivo di Eline Van der Velden è quello di dare vita a una nuova forma di racconto visivo

Hollywood trema: l’inventrice della prima attrice AI ha piani ancora più ambiziosi per l’industria

Tilly Norwood è solo l'inizio: l'obiettivo di Eline Van der Velden è quello di dare vita a una nuova forma di racconto visivo

tilly norwood, lettera aperta da betty gilpin

L’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento per la scrittura di sceneggiature o per gli effetti speciali: ora punta a riscrivere le regole stesse della recitazione. E a guidare questa rivoluzione è Eline Van der Velden, attrice, produttrice e fondatrice di Particle6 Productions, che dopo aver dato vita alla prima attrice interamente generata dall’AI, la ormai celebre Tilly Norwood, ha svelato piani che potrebbero cambiare per sempre il volto di Hollywood.

Durante il suo intervento al Zurich Summit, Van der Velden ha annunciato di voler costruire un vero e proprio universo di attori artificiali. Non più un singolo esperimento, ma un cast completo, formato da decine di interpreti digitali con personalità, origini e stili differenti, pronti a popolare quello che la stessa creatrice definisce il “genere AI”, una nuova categoria cinematografica destinata a convivere con il live action e l’animazione.

Secondo Van der Velden, Tilly Norwood non rappresenta una minaccia per gli attori in carne e ossa, ma un primo passo verso una forma espressiva completamente nuova. «Esistono tre generi principali: animazione, live action e ora l’AI. Tilly è nata per appartenere a quest’ultimo», ha dichiarato.

Il progetto è ambizioso: la produttrice ha confermato che oltre quaranta personaggi AI sono già in fase di sviluppo, ognuno con tratti unici e realistici, per costruire un mondo narrativo interamente popolato da interpreti sintetici. «Ci vorrà tempo per raggiungere un livello che mi soddisfi del tutto – ha spiegato – ma il nostro obiettivo è chiaro: dare vita a una nuova forma di racconto visivo».

Nonostante la curiosità crescente, l’idea di un “cast digitale” ha inevitabilmente generato timori nell’industria. In un momento in cui Hollywood discute ancora dei diritti legati alla riproduzione dei volti e delle voci degli attori, il progetto di Van der Velden tocca una delle questioni più delicate del cinema contemporaneo: fin dove può spingersi l’intelligenza artificiale senza sostituire l’essere umano?

La risposta, per lei, è semplice: convivenza, non competizione. «Ogni rivoluzione tecnologica ha portato paura all’inizio – ha spiegato –, ma l’intelligenza artificiale può liberare la creatività, non distruggerla».

Van der Velden cita un esempio concreto: quello dei radiologi, che nel 2016 si temeva sarebbero stati sostituiti dall’AI. «In realtà, la tecnologia ha permesso di diagnosticare più velocemente e con maggiore precisione, e oggi di radiologi ce ne sono più di prima. Credo che accadrà lo stesso con il cinema».

L’obiettivo di Van der Velden non è rimuovere gli attori reali dal set, ma ampliare le possibilità narrative. Molti giovani interpreti, racconta, hanno già espresso interesse per partecipare ai suoi progetti, concedendo il proprio volto per versioni digitali che possano coesistere con la loro carriera reale. Anche alcune star affermate vedono nella tecnologia un modo per lasciare un’eredità “virtuale”, una sorta di gemello digitale capace di continuare a esistere e recitare nel tempo.

Eppure, la regista è la prima a sottolineare i limiti del progresso: «Voglio continuare a vedere veri attori sullo schermo. Nessuna intelligenza artificiale potrà replicare la profondità di uno sguardo umano o l’imperfezione di un’emozione».

Con Tilly Norwood, Eline Van der Velden ha già aperto una porta che difficilmente potrà essere richiusa. Ma il suo obiettivo non è creare un’industria artificiale: è espandere il linguaggio del cinema. Nel suo immaginario, il futuro sarà fatto di collaborazioni tra interpreti reali e attori AI, un equilibrio fragile ma inevitabile tra carne e codice. Hollywood osserva, divisa tra fascino e timore. E, per la prima volta, il cinema sembra davvero pronto a guardarsi allo specchio — e scoprire che dall’altra parte, forse, non c’è più un volto umano.

Fonte: Deadline

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