«Meticoloso», si definisce così Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ, uno degli autori più interessanti del fumetto italiano contemporaneo. Il suo ultimo libro, Golem, è stato un successo di critica e di pubblico. Ora è al lavoro su una riedizione, sempre con la BAO Publishing, di Astrogamma, una delle sue prime storie, quella che – così ci racconta – ha segnato la sua maturità come fumettista. Prima di tornare sul tavolo da disegno, però, Lorenzo è stato negli Stati Uniti insieme al regista Ivan Silvestrini, per le riprese di Monolith, film ispirato a un soggetto di Roberto Recchioni, curatore di Dylan Dog.
La particolarità dei disegni di LRNZ sta nella loro ricercatezza. E, allo stesso tempo, nella loro freschezza: non si è mai visto prima di Golem qualcosa che somigliasse a Golem. Dentro c’è sperimentazione personale, ci sono richiami alla tradizione occidentale e a quella orientale; la trama stessa, uno sci-fi ambientato in Italia, tra lobby e mala politica, nel contesto di una Natura matrigna, è qualcosa di totalmente nuovo. In questo l’ha aiutato l’esperienza di Astrogamma, un fumetto uscito in principio ad episodi, per Hobby Comics, in cui gli omaggi a Go Nagai e al manga giapponese sono ancora più evidenti. Tra i suoi prossimi lavori, dopo Astrogamma – che sarà presentato al prossimo Lucca Comics – anche un altro fumetto, sempre edito BAO, intitolato Geist Maschine.

Best Movie: Partiamo da Golem e dal successo che ha avuto.
Lorenzo Ceccotti: «In realtà, in questo senso, mi sento un po’ colpevole: sono partito praticamente subito dopo l’uscita del libro e mi sarebbe piaciuto molto seguirlo da vicino. Per altro, visto che ne stiamo parlando, lasciami dire una cosa piuttosto importante: avevo pianificato il rilascio di una serie di contenuti speciali per il fumetto, che sarebbero dovuti uscire una volta al mese. Cosa mai successa perché c’è stato questo imprevisto piacevolissimo del film di Monolith… E quindi sono stato costretto a rimandare questi interventi; ci lavorerò quest’anno, per l’anno prossimo. Golem, insomma, avrà una vita più lunga del previsto e questa forse, tutto sommato, è una cosa buona».

BM: E ora invece stai lavorando ad Astrogamma.

LC: «Lo sto ritoccando proprio in questi giorni. È un fumetto uscito tempo fa, in un formato più piccolo, e mi rendo conto rivedendo alcune cose che la mia mentalità, allora, era diversa. Ero sicuramente meno responsabile».

BM: Ci sono delle differenze tra questo nuovo Astrogamma e quello che uscì per Hobby Comics?

LC: «Se per storia intendi “cosa succede”, no. La storia è identica. Quello che cambia è che ci sono degli inserti in più, ci sono delle sequenze che sono state un po’ allungate e dettagliate, e dei tagli bruschi qua e là. Va detto che all’epoca uno dei miei obiettivi era quello di fare un fumetto che andasse a 400 all’ora, cioè che potesse essere letto in 20 minuti. E questo perché mi piaceva l’idea di fare un fumetto che fosse veloce. È una cosa che mi porto dietro dalla mia prima lettura di Devilman di Go Nagai, sicuramente un punto di riferimento per Astrogamma».

BM: E infatti, ancor più che in Golem, in Astrogamma si riconoscono alcuni elementi del fumetto giapponese. Lo stesso protagonista, quando si trasforma, ricorda Devilman.

LC: «Quando lavorai ad Astrogamma sperimentai tutta una serie di cose che mi piacevano, quindi è normale. Mentre in Golem il riferimento ai manga è piuttosto formale e generale, in Astrogamma è molto più asciutto e diretto. Stavo vivendo una fase particolare: stavo ancora cercando di capire cosa mi interessasse veramente del manga».

BM: Astrogamma rimarrà in bianco e nero o pensi di aggiungere tavole a colori, seguendo, magari, l’esempio di Golem?

LC: «Sarà su toni di grigio e questo per il tipo di disegno. Con Astrogamma ho voluto sperimentare: per me l’importante è la storia. Il disegno è esclusivamente al servizio di questa. Costi quel che costi».

BM: Come in Golem, anche in Astrogamma ritornano elementi sci-fi e una vicenda quasi nietzschiana, con al centro un super-uomo.

LC: «Non è un caso che in Astrogamma sia citato Leopardi. C’è tantissimo della sua poetica, ma solo su un piano d’azione, e poco parlato, tranne che la parte finale. In Astrogramma il tema centrale è l’evoluzione: l’evoluzione per sopravvivere. E sicuramente la teoria del super-uomo di Nietzsche vi corrisponde. Dal punto di vista della forma mi divertiva molto, e le scelte dei personaggi, in questo senso, sono fondamentali per la loro sopravvivenza».

BM: Prima di Monolith, hai già lavorato nel cinema con il docufilm The Dark Side of the Sun. Dovessero mai proporti di portare uno dei tuoi fumetti sul grande schermo, che cosa risponderesti?

LC: «Se qualcuno mi volesse coinvolgere nella realizzazione di un film tratto dai miei lavori, accetterei senza fiatare. La mia idea, lavorando ai fumetti, è quella di creare una base, dei personaggi che possano essere adattati all’animazione e al cinema. Io all’animazione ci voglio tornare. Vorrei che l’esperienza di The Dark Side of the Sun si replicasse».

BM: Di questa esperienza da cui sei appena tornato, il set americano di Monolith, invece, che cosa ci puoi raccontare?

LC: «Innanzitutto va detto che il film è tratto da un fumetto che ha scritto Recchioni. Quando aveva scritto il soggetto, Roberto mi aveva contattato per sviluppare la cosa. Io sapevo che Davide Luchetti di Frame by Frame era interessato a entrare nel mondo della produzione cinematografica, e quindi gli ho proposto l’idea. E tutto è partito da lì. C’è stato un punto di contatto tra i due mondi che frequentavo».

BM: Quindi qual è stato il tuo ruolo? 
LC: «È stato un po’ diverso dal solito, perché è una collaborazione a un passo dalla commissione: quando Roberto è venuto da me aveva già un’idea chiara di quello che voleva si facesse; mi ha chiesto di realizzarla per lui. Quindi la mia autorialità si è spostata sulla creazione dell’impianto visivo di una cosa che già esisteva, e soprattutto si è spostata sulla progettazione di questa automobile quasi fantascientifica, che è uno dei due protagonisti del film».

BM: Che differenza c’è tra i due mondi in cui la storia convive, pagina e schermo?

LC: «Nel fumetto sei libero di fare quello che vuoi: una pagina costa sempre la stessa cifra. Nel cinema, invece, cinque minuti di esplosioni o cinque minuti di dialogo hanno dei costi completamente diversi. Anche immaginare e disegnare un’automobile corrisponde a un costo: ogni riga in più che facevo erano altri 50mila euro (ride, ndr)».

BM: Dove hai lavorato per renderla reale?

LC: «Nell’officina più bella di Los Angeles, dove costruiscono tutte le macchine del cinema, stando a strettissimo contatto con dei professionisti incredibili e realizzando la cosa sicuramente più grande che abbia mai fatto in vita mia: pesa 2 tonnellate, è un carro armato».

BM: E ora?

LC: «Sono tornato a lavorare a un fumetto con una mentalità totalmente diversa, cosa che si rifletterà nel mio prossimo lavoro, Geist Maschine, sempre edito dalla BAO Publishing. Ho imparato davvero tanto dalla collaborazione con il regista, Ivan Silvestrini, e con il direttore della fotografia».

L’intervista è pubblicata anche su Best Movie di ottobre, in edicola dal 26 settembre

Foto: Courtesy of Lorenzo Ceccotti

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