In attesa dell’uscita in sala il prossimo 27 gennaio di ACAB, il film che segna il debutto sul grande schermo dell’acclamato regista della serie di Romanzo Criminale Stefano Sollima, abbiamo incontrato il giovane attore Domenico Diele. Che nella pellicola recita fianco a fianco con alcuni dei più importanti attori del nostro cinema: Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Filippo Nigro e Andrea Sartoretti.
ACAB (il cui titolo sta per All Cops Are Bastards, slogan nato all’interno del movimento skinhead inglese e che poi è diventato l’urlo di battaglia per le guerriglie urbane e negli stadi)  racconta di tre agenti del Reparto Celere della Polizia (Cobra, Negro e Mazinga) che, odiati dalla gente comune ma anche dai loro stessi colleghi, vivono in una situazione di ineluttabile tensione e violenza.
Domenico Diele interpreta un ragazzo poco più che ventenne che, sveglio e determinato, entra nella Polizia cercando in questo nuovo ruolo un riscatto dal contesto disagiato da cui proviene. E lì viene “adottato” ed addestrato dai suoi superiori.
Dopo dei piccoli ruoli per il cinema e la tv, ACAB è il primo film con una produzione importante in cui Domeico Diele (26 anni) ha un ruolo significativo. E qui ha dimostrato di essere uno di quegli attori da tener d’occhio.

Best Movie: Come è arrivato a fare l’attore?
Domenico Diele: Appena finito il liceo mi sono catapultato da Siena, dove sono nato, a Roma con l’idea di fare l’attore. Qui mi sono iscritto alla Scuola Internazionale di Teatro dove mi sono poi diplomato nel 2005. Ho quindi iniziato a fare degli spettacoli teatrali, soprattutto nel circuito off, e negli ultimi anni mi barcamenavo con piccoli ruoli in televisione: lì ho iniziato a vedere le prime paghe, ma ero ancora molto lontano dal definirmi un attore professionista. Poi l’anno scorso faccio un provino, anzi due, per ACAB, i provini vanno molto bene e da un momento all’altro mi ritrovo a recitare fianco a fianco con Favino! Be’, da lì tutto è cambiato.

BM: E allora com’è stato lavorare con grandi attori come Favino, Giallini e Nigro?
DD: Estremamente emozionante. Poi io ero un loro grande fan. Sono persone di una professionalità pazzesca, ho trovato un grande spirito di squadra e ho imparato molto. Mi ricordo in particolare di una scena in cui Favino doveva piangere e che abbiamo ripetuto almeno dieci volte: io ero in controcampo e sono rimasto a bocca aperta quando l’ho visto commuoversi a ogni ciak. Riuscire a emozionare e a emozionarsi, a piangere per 10 volte consecutive non è assolutamente facile. Un bravo attore riesce a farlo due, tre volte al massimo. Con Favino abbiamo recitato insieme molte scene e così ho trascorso diverso tempo con lui: è stata una fortuna immensa.

BM: Favino, Giallini e Nigro l’hanno un po’ adottata alla fine?
DD: Diciamo che sono stati molto caldi nei miei confronti. Eravamo sulla stessa barca e lo scopo era per tutti cercare di remare insieme e di farlo bene. Ho provato un grande spirito di squadra che tra l’altro era ciò che mi aspettavo in ambienti così alti.

BM: Chi è Domenico Diele in ACAB?
DD: Io interpreto Adriano Costantini, un ragazzo romano doc che viene dalla zona suburbana della capitale e che convive con grossi problemi familiari ed economici; è uno sveglio, che guarda dritto davanti a sé e che non perde tempo come i suoi coetanei. Quando entra nella Polizia viene subito notato perché ha spirito di iniziativa, è brillante e gli piace menare le mani. Entra quindi sotto l’ala protettiva di questo gruppo elitario che è formato da Favino, Giallini e Nigro, ma stando con loro comincia ad avere dei dubbi sulle proprie scelte. Tanto che a un certo punto sente la necessità di fermarsi e chiedersi cosa stia facendo e dove stia andando. Quello che mi è piaciuto di più è che lui, rispetto agli altri, non ha alcun timore reverenziale verso nessuno, tratta tutti allo stesso modo. È un puro, in un certo senso.

BM: Come si è preparato alla parte?
DD: La difficoltà tecnica principale era l’accento: io sono nato a Siena e non era facile recitare in romanesco puro in maniera credibile e senza mezzi termini. Ho lavorato molto su questo aspetto anche costringendo i miei amici romani a degli “allenamenti” in cui ci scambiavamo battute su battute in dialetto. Per quel che riguarda l’aspetto poliziesco, abbiamo fatto con tutto il cast tre settimane di preparazione soprattutto a livello fisico: ci siamo picchiati giocando a rugby e poi abbiamo lavorato con degli esperti per ricreare le posizioni da assumere durante le manifestazioni, su come si preparano le cariche, su come si disperdono i manifestanti. Una preparazione molto all’americana.

BM: Come è stato lavorare con Stefano Sollima?
DD: Sollima è un grande regista e poi io ero un grande appassionato della serie di Romanzo Criminale. Era uno che aveva sempre estremamente chiaro cosa voleva raccontare e questo è molto importante per chi è al timone della barca. Un regista molto competente soprattutto nel dirigere gli attori: ti dà delle indicazioni precise e sa sempre che parole usare per farti capire cosa vuole per quella scena. E poi aveva un’attenzione pazzesca per l’atmosfera sul set: a volte c’erano problemi grossi, problemi con la “P” maiuscola, e non l’ho visto perdere la calma per un instante, anzi era sempre impegnato a mantenere un’aria leggera. Insomma un gran figo!

BM: Ha detto di essere un fan di Romanzo Criminale. Cosa le è piaciuto particolarmente?
DD: Tutto era fatto in modo estremamente giusto, dalle ambientazioni alle musiche, al montaggio che riusciva ad alternare momenti serrati a situazioni più calme. E poi gli attori erano bravissimi. Era un progetto che sulla carta aveva una grande qualità e chi ci ha partecipato l’ha saputo portare a compimento come si deve.

BM: Chi sono i suoi modelli di attori?
DD: Fin da piccolo, sono legato al “giro americano”: maestri come Al Pacino, Eastwood, Gene Hackman, Jack Nicholson, me li mangiavo a pranzo, a colazione, a cena. Ecco, e così avete capito da chi copio… Comunque è guardando i film di Sergio Leone che ho detto: nella vita voglio fare cinema.

BM: Il regista con cui sognerebbe lavorare in futuro?
DD: Non so, è una cosa a cui non ho mai pensato. Mi sarebbe piaciuto lavorare con Sergio Leone…

BM: E in questo a cosa sta lavorando?
DD: Sto facendo dei laboratori teatrali, sto studiando in attesa del prossimo progetto. A brevissimo termine non ho ancora nulla sotto mano, ma ci sono tante ipotesi nei prossimi mesi del 2012: bisogna solo vedere se e come si sviluperanno.

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