La nostra intervista all'attore Alessandro Parigi, nel cast del film Netflix Non abbiam bisogno di parole
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La nostra intervista all’attore Alessandro Parigi, nel cast del film Netflix Non abbiam bisogno di parole

Il giovane attore racconta il suo esordio in Non abbiam bisogno di parole, tra emozioni, prime sfide sul set e un personaggio sorprendentemente vicino a sé

La nostra intervista all’attore Alessandro Parigi, nel cast del film Netflix Non abbiam bisogno di parole

Il giovane attore racconta il suo esordio in Non abbiam bisogno di parole, tra emozioni, prime sfide sul set e un personaggio sorprendentemente vicino a sé

Debuttare al cinema non è mai semplice, ma per Alessandro Parigi è stato anche l’inizio di un percorso che unisce passione, sensibilità e voglia di mettersi in gioco. Il giovane attore è tra i volti del film Netflix Non abbiam bisogno di parole, diretto da Luca Ribuoli e disponibile in streaming dal 3 aprile, un progetto che segna per lui la prima vera esperienza sul grande set.

Ispirato alla commedia francese La famiglia Bélier, il film segue la storia di Eletta, adolescente udente che vive in Piemonte con la famiglia sorda e scopre di avere un talento straordinario per il canto. Quando si presenta l’occasione di inseguire il suo sogno, però, si trova davanti a una scelta difficile: restare accanto alla famiglia, di cui è il punto di riferimento, oppure partire per costruirsi un futuro diverso. Un percorso fatto di sacrifici, emozioni e identità, che trova nella musica il suo linguaggio più autentico.

Sportivo e artista eclettico, in questa intervista Alessandro ci ha raccontato le emozioni del debutto, il rapporto con il set e ciò che ha scoperto di sé attraverso il suo primo ruolo cinematografico, tra entusiasmo, timidezza e una sorprendente maturità.

Non abbiam bisogno di parole segna il tuo debutto cinematografico: che tipo di emozione è stata la prima volta su un set vero e proprio?

Ero decisamente emozionato, un mix di felicità e agitazione. Da una parte la gioia di essere finalmente su un vero set, dall’altra quella sensazione di responsabilità. Sapevo di dover dare il massimo, ma proprio quell’emozione mi ha dato anche una spinta in più per mettermi davvero in gioco.

Cosa ti ha sorpreso di più del lavoro sul set rispetto a quello che immaginavi?

L’intensità e la passione con cui tutti i membri del cast, la regia e la troupe lavorano per creare il miglior ambiente possibile.

Cosa ti ha colpito del tuo personaggio? Hai trovato qualcosa di personale in lui, qualcosa che senti vicino a te?

Marco è un ragazzo molto più sensibile di quanto voglia far credere: la paura di lasciarsi andare e di mostrarsi vulnerabile lo portano spesso a indossare una maschera, apparendo duro e distaccato. In lui ho ritrovato qualcosa di personale… in fondo è stato un po’ come interpretare me stesso a 19 anni, avevo tante emozioni dentro ma non avevo ancora gli strumenti giusti per gestirle nel modo corretto.

Essendo la tua prima esperienza, hai avuto qualche difficoltà iniziale? E come l’hai superata?

Sono timido all’inizio, quindi faccio fatica a relazionarmi subito con le persone nuove. Vengo da un paese in provincia di Milano dove tutti conoscono tutti, quindi all’inizio non è stato semplicissimo. Però ho avuto la fortuna di lavorare con persone molto comprensive e disponibili con le quali con il tempo sono riuscito ad instaurare un bellissimo rapporto.

Non abbiam bisogno di parole è una storia molto emotiva: che atmosfera si respirava sul set?

Sul set si respirava un’atmosfera molto piacevole e autentica. Luca, il regista, ci ha permesso di creare legami forti tra tutti noi del cast e con la troupe, anche grazie alla musica che, essendo centrale nel film, ci ha accompagnato per gran parte delle riprese. Sono davvero felice di aver condiviso momenti così speciali con loro: si sono creati rapporti sinceri, e questo ci ha aiutato tantissimo a lavorare con naturalezza e sintonia.

Trattandosi del tuo primo film, qualcuno del cast ti ha dato un consiglio che porterai con te?

Più che un consiglio vero e proprio, ho imparato tantissimo osservando il lavoro di tutti gli altri. Vedere come si muovevano sul set, come affrontavano ogni scena, è stata per me una grande scuola e qualcosa che porterò sicuramente con me.

Sei uno sportivo e un artista: quanto queste due anime convivono nel tuo modo di lavorare?

Lo sport, in particolare le MMA, mi hanno insegnato disciplina e consapevolezza del proprio corpo. Entrambi gli aspetti mi sono stati molto utili quando ho iniziato a studiare recitazione, perché sono elementi fondamentali per poter fare questo mestiere. Poi c’è il mio percorso nella recitazione, ancora in corso, che mi sta insegnando a gestire le emozioni e a renderle vere in scena.

C’è un tipo di ruolo o di progetto a cui sogni di prendere parte in futuro?

Mi affascinano molto i film come Warrior, che uniscono lo sport a storie di rivalsa e a un forte lato emotivo: è un genere in cui mi riconosco molto, anche per il mio percorso personale. Allo stesso tempo, mi piacerebbe cimentarmi anche in qualcosa di completamente diverso, come le commedie romantiche sullo stile di Ashton Kutcher: più leggere in apparenza, ma capaci comunque di raccontare emozioni profonde e di tirare fuori il lato più vulnerabile dei personaggi. Sono due mondi opposti, ma proprio per questo mi stimolano entrambi.

Non abbiam bisogno di parole è ora disponibile su Netflix.

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