Quando si parla di Stephen King, si pensa subito a creature mostruose, hotel infestati e città maledette. Eppure, la sua ultima dipendenza televisiva non ha nulla a che fare con fantasmi o orrori sovrannaturali. Il Re dell’horror si è infatti innamorato di una serie crime che di pauroso ha solo la crudeltà del mondo che racconta: Mayor of Kingstown, creata da Taylor Sheridan (Yellowstone, Sicario) e interpretata da Jeremy Renner.
Arrivata alla quarta stagione, la serie disponibile su Paramount+ ha consolidato la sua reputazione di dramma teso, violento e imprevedibile, un racconto corale che si muove tra prigioni, corruzione e alleanze instabili. E tra i suoi spettatori più affezionati c’è proprio King, che ha trovato in Mayor of Kingstown qualcosa di irresistibile: il caos umano che lui stesso ama raccontare nei suoi romanzi.
Lo scorso luglio, King ha confessato pubblicamente la sua passione per Mayor of Kingstown con uno dei tweet più divertenti e virali dell’anno. Nel messaggio – poi rimosso, ma immortalato da Deadline – ha scritto: «Non ho la più f***uta idea di cosa stia succedendo in The Mayor of Kingstown, ma adoro questa serie». E ha rincarato la dose con un paragone che solo lui poteva fare: «Mi ricorda The Shield e Sons of Anarchy. Non capivo un c***o nemmeno lì».
Con la sua solita ironia, King ha dimostrato che non serve capire tutto per apprezzare una buona storia, soprattutto quando la tensione e i personaggi sono così forti da catturarti senza tregua.
Nel tweet, lo scrittore ha anche lodato il protagonista Mike McClusky (interpretato da Renner), dicendo: «So solo che Mike guida una Lincoln Connie da paura. E quel tipo, Bunny, è un vero badass». Un commento che dice tutto: King è affascinato da un mondo narrativo dove il male non ha regole e l’eroismo sopravvive a stento.
Creata da Sheridan insieme a Hugh Dillon, la serie è ambientata in una cittadina del Michigan dominata da un complesso carcerario e dai rapporti corrotti tra criminali, polizia e politica. In questo inferno moderno, Mike McClusky cerca di mantenere un fragile equilibrio tra le fazioni in guerra, spesso a costo della propria anima.
Non sorprende che King si sia ritrovato in questo scenario: Mayor of Kingstown è una serie che trasforma il dramma umano in orrore realistico, dove la violenza non è mai spettacolare ma sempre dolorosamente necessaria. La terza stagione, in particolare, ha spinto al massimo la tensione narrativa, introducendo la guerra tra la gang russa di Konstantine e quella di Bunny Washington, culminata in una morte improvvisa e devastante che ha lasciato il pubblico senza parole.
E poi il colpo di scena finale: il ritorno di Milo (Aidan Gillen), creduto morto, che riapre ferite e vendette. Nessuno è mai davvero al sicuro a Kingstown – e questo, per uno scrittore come King, è probabilmente il miglior tipo di paura possibile.
Nella sua serie di tweet, Stephen King ha espresso grande ammirazione anche per Jeremy Renner, tornato sul set dopo il terribile incidente con lo spazzaneve che lo aveva quasi ucciso. Lo scrittore ha commentato: «Jeremy Renner è un f***uto mito: è stato investito da uno spazzaneve eppure è tornato per la terza stagione!»
Renner, che ha raccontato la sua esperienza in diverse interviste, ha ammesso di non essere ancora del tutto pronto quando ha deciso di tornare a girare: «Non ero pronto, ma dovevo farlo. Tornare a recitare è stato come togliere un cerotto: doloroso, ma necessario per andare avanti».
A pensarci bene, non c’è nulla di strano che Stephen King si sia innamorato di Mayor of Kingstown. Anche nei suoi romanzi più celebri, come Il miglio verde o Le ali della libertà, il vero orrore non nasce dal soprannaturale, ma dalla crudeltà e dalla corruzione umana. Le prigioni, la giustizia imperfetta, i protagonisti in lotta contro un sistema marcio — sono tutti temi che King conosce bene e che Sheridan maneggia con altrettanta maestria.
Mayor of Kingstown è una serie in cui il bene e il male si confondono, dove la legge non basta e la redenzione costa sempre troppo. Non servono mostri per spaventare il pubblico: basta la realtà.
Foto: Olivia Wong/Getty Images
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