A precedere l’anteprima del film d’animazione Pinocchio al Lucca Comics & Games 2012 è stata la consegna del premio Movie Comics & Games Award 2012 al regista Enzo d’Alò e all’illustratore Lorenzo Mattotti. Quando le luci si sono spente, la sala del cinema Astra era gremita di famiglie con i loro bambini, le quali si sono scatenate in un fragoroso applauso al termine della proiezione. Il Pinocchio di d’Alò si allontana da quello della Walt Disney, per abbracciare una versione più poetica e sperimentale. Innanzitutto, a fare da sfondo al cartone sono le colline toscane, disegnate dalla mano di Mattotti. Ogni fotogramma del paesaggio ricorda un dipinto espressionista sull’onda di Cezanne, sia per le sue forme, sia per i colori, trasportando lo spettatore nel mondo fiabesco di Collodi. Non convince, però, la narrazione degli eventi, che appaiono slegati tra loro finendo per dare vita a una sorta di viaggio onirico del legnoso protagonista. Fuori luogo anche i siparietti canterini di alcuni dei personaggi secondari, poco coinvolgenti e difficili da seguire. Pinocchio è soprattutto un’esperienza visiva e sensoriale, senza dubbio originale, in cui lasciarsi trasportare dalle emozioni suscitate dalle immagini sembra essere la via migliore per rivivere le avventure del burattino.

Durante la conferenza stampa del film, Enzo d’Alò ha raccontato la lavorazione del suo Pinocchio e la difficoltà di animare i disegni di Lorenzo Mattotti mantenendo tutti i particolari delle immagini. Tra le trovate stilistiche più laboriose sono la creazione delle nuvole, in costante movimento grazie alla tecnica del morphing. Ma anche il carro di Mangiafuoco, realizzato in tre dimensioni e animato nel tentativo di mantenere lo stesso stile del resto dei disegni. Come recita lo slogan di d’Alò: «Molta poesia e poca tecnologia». Mattotti ha spiegato anche il lavoro che si nasconde dietro i suoi disegni: «Ho provato a catturare l’anima dei paesaggi toscani, ma non volevo degli ambienti realistici e troppo dettagliati. Così ho dato vita a paesaggi astratti e ho ricreato la spazialità nelle strade del paese con dei giochi di luci e ombre. «A influenzarmi nella sequenza della fatina turchina», spiega il regista, «sono state le opere teatrali. Per questo la sua stanza è inquadrata da una sola angolazione, come se mancasse una parete da cui il pubblico possa assistere alla scena».

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