Nel 1996 Scream, l’indimenticabile primo capitolo della saga ideata da Wes Craven, arrivò sul grande schermo trasformando i cliché fino a quel momento associati al genere slasher negli elementi portanti della trama del film, rendendo i suoi stessi personaggi consapevoli delle regole che avrebbero potuto deciderne la sorte. Scream ha poi sviluppato la sua stori con altri innumerevoli sequel che proseguono ancora oggi, tuttavia sedici anni dopo il primo capitolo, ha visto la luce un horror capace di prendere l’idea alla base del film di Wes Craven e di ampliarlo all’ennesima potenza, portando al cinema qualcosa di mai visto prima.
Diretto da Drew Goddard e scritto dallo stesso regista insieme a Joss Whedon, nel 2012 Quella casa nel bosco porta in scena molte cliché ed elementi classici del genere horror. Cinque ragazzi partono per trascorrere qualche giorno in una casa isolata nel bosco finendo tuttavia per imbattersi in qualcosa ben oltre la loro più tetra immaginazione. Il film tuttavia non esita a nascondere immediatamente le proprie carte. Mentre i protagonisti affrontano un incubo fin troppo reale, scopriamo infatti che qualcuno sta osservando ogni loro movimento da una gigantesca struttura sotterranea. Due tecnici, interpretati da Richard Jenkins e Bradley Whitford, controllano ciò che accade nella casa e possono manipolare l’ambiente e il comportamento dei ragazzi.
A questo punto il film cambia completamente prospettiva. I cliché che abbiamo visto per decenni negli horror si rivelano veri e propri strumenti di un esteso sistema di controllo. I protagonisti assumono ruoli prestabiliti, le loro scelte vengono condizionate dall’esterno e ogni morte sembra rispondere a un preciso rituale che potrebbe nascondere un obiettivo ben preciso ancora più sconvolgente di quanto potessero immaginare.
Lungo la sua durata, Quella casa nel bosco si spinge ben oltre il semplice esercizio di metacinema. Laddove Scream prendeva apertamente in giro le convenzioni dello slasher mostrando quanto fossero prevedibili, Goddard e Whedon fanno un passo ulteriore e immaginano un mondo nel quale quelle convenzioni hanno una ragione precisa per esistere.
ATTENZIONE!
Seguono spoiler sulla trama di Quella casa nel bosco
La casa dove si trovano i protagonisti è infatti un ambiente controllato dalla sottostante struttura di ricerca e controllo appartenente all’istituzione nota come “L’Organizzazione” la quale, attraverso vari sacrifici rituali svolti annualmente nelle loro sedi sparse per il mondo, cerca eliminare i personaggi secondo modalità già prestabilite. Scopo di tutto questo è compiacere gli Antichi, malevoli dei pagani dormienti la cui eventuale insoddisfazione scatenerebbe la loro furia sul pianeta cancellando la razza umana.
In questo caso il rapporto tra film e spettatore in parte integrante della storia, con la misteriosa Organizzazione presente nel film che diventa una sorta di rappresentazione dei filmmaker. Gli Antichi possono invece essere interpretati come una metafora del pubblico, dal momento che proprio come gli spettatori pretendono continuamente nuovi massacri, con le persone dietro le quinte che hanno il compito di continuare a offrirglieli.
Il film mette poi sul piatto un finale memorabile nel quale smette definitivamente di giocare secondo le regole e libera una quantità incredibile di creature dell’immaginario horror tra zombie, clown assassini, licantropi, vampiri, fantasmi, serpenti e mostri di ogni genere. È una gigantesca dichiarazione d’amore verso decenni di cinema dell’orrore, condensati in pochi minuti di puro, sanguinario caos.
Non deve quindi sorprendere che Quella casa nel bosco continui a essere considerato uno dei più riusciti esempi di horror metatestuale. Su Rotten Tomatoes il film vanta ancora oggi il 92% di recensioni positive della critica, con il consenso che ne sottolinea la capacità di essere contemporaneamente divertente e a suo modo bizzarro, senza rinunciare tuttavia ad essere spaventoso. Insomma, forse non ha raggiunto la fama di Scream presso il grande pubblico, ma pochi altri film hanno mostrato un coraggio simile nel sovvertire le regole del proprio genere d’appartenenza.
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Foto: Dimension Films
Fonte: ComicBook
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