Odissea era atteso anche per una ragione molto semplice: il cast. Christopher Nolan ha radunato un gruppo di nomi impressionante, da Matt Damon a Tom Holland, da Anne Hathaway a Zendaya, da Charlize Theron a Lupita Nyong’o, fino a Robert Pattinson, Jon Bernthal, Benny Safdie e John Leguizamo. Un film-mondo, insomma, pieno di star riconoscibili, volti da blockbuster, premi Oscar, idoli generazionali e presenze capaci da sole di spostare l’attenzione.
Eppure, usciti dalla sala, una delle interpretazioni che restano più addosso non appartiene al volto più esposto della campagna promozionale, né al personaggio con più minutaggio. Appartiene a Samantha Morton, che in Odissea interpreta Circe e compare per una porzione relativamente breve del film. Breve, però, non significa marginale. Anzi: la sua apparizione trasforma la maga dell’isola di Eea in una delle presenze più memorabili dell’intero film.
Chi è Circe in Odissea e perché la scena è così importante
Nel poema di Omero, Circe è una delle figure più celebri incontrate da Ulisse durante il viaggio verso Itaca. Vive sull’isola di Eea, è una maga potentissima e accoglie i compagni dell’eroe trasformandoli in porci. È una scena famosa perché unisce incanto, pericolo, desiderio, perdita di controllo e metamorfosi: gli uomini di Ulisse, già provati dal viaggio, vengono degradati a bestie, privati della loro forma umana e costretti a confrontarsi con una dimensione animalesca che il poema rende letterale. Nel film di Nolan, questo passaggio diventa qualcosa di più cupo e fisico. La trasformazione degli uomini in porci non ha il tono di una favola mitologica, ma quello di una scena quasi horror. Circe non è soltanto una strega seducente o una figura esotica messa lì per ostacolare il cammino dell’eroe. È una donna che porta dentro di sé una storia di violenza, paura e sopravvivenza.
È uno slittamento molto coerente con il resto dell’Odissea di Nolan, che rilegge molte figure femminili non come semplici funzioni del viaggio maschile, ma come personaggi attraversati da ferite, rabbia, lucidità e resistenza. Penelope non è soltanto la moglie che aspetta, Elena non è una figura romantica ma una donna il cui volto è segnato dalla guerra, e così via. Allo stesso modo, Circe non è soltanto “la maga che trasforma gli uomini in porci”. È una presenza che guarda gli uomini di Ulisse e sembra vedere in loro qualcosa che la guerra ha già prodotto: corpi affamati, violenti, potenzialmente predatori.
La trasformazione diventa così una punizione, ma anche una rivelazione. Circe non crea il mostro dal nulla: porta in superficie ciò che teme di avere davanti. Per questo la scena funziona con tanta forza. Non è solo l’ennesima tappa spettacolare del viaggio, ma uno dei momenti in cui il film mostra meglio il proprio sguardo morale. L’Odissea di Nolan non è interessata soltanto a farci vedere creature, dèi e incantesimi; vuole chiederci che cosa la guerra faccia agli uomini, alle donne, ai corpi e alla memoria.
Una scena horror dentro il kolossal di Nolan
La sequenza di Circe è anche uno dei momenti in cui Odissea cambia più chiaramente registro. Fino a quel punto il film ha già attraversato il mito, l’avventura, la guerra, il dramma familiare e il viaggio epico. Con Circe, però, Nolan si avvicina apertamente all’orrore, in maniera ancora più spinta di quanto fatto qualche minuto prima nella scena con Polifemo. Non un orrore fatto solo di buio o di spaventi improvvisi, ma di trasformazione, deformazione, materia, corpo. La mutazione degli uomini in porci è disturbante proprio perché non viene trattata come un semplice effetto narrativo. È una scena in cui il fantastico diventa fisico, quasi organico. La magia non è luminosa, non è elegante, non è rassicurante. È una violenza che passa attraverso la carne. E Morton è il centro assoluto di questo passaggio: il suo volto, la sua voce, la sua postura e il modo in cui occupa lo spazio rendono Circe insieme minacciosa e ferita, terribile e comprensibile.
Un personaggio come Circe poteva facilmente scivolare nell’eccesso, nella posa, nella “grande scena” da comprimaria prestigiosa. Morton invece lavora per sottrazione e densità. Non interpreta solo una maga, ma una donna che conosce il pericolo e ha deciso di non esserne più vittima. La sua crudeltà non viene assolta, ma viene spiegata emotivamente. E questo la rende molto più inquietante. La scena resta impressa perché sembra contenere due film contemporaneamente: il kolossal mitologico e il racconto di una donna che ha imparato a difendersi trasformando la paura in potere. In pochi minuti, Morton porta Odissea in un territorio diverso, più intimo e più spaventoso. Non è solo una deviazione nel viaggio di Ulisse: è una frattura.
Cosa dicono critica e pubblico di Samantha Morton
Non sorprende, quindi, che attorno alla performance di Samantha Morton si sia creato uno dei discorsi più forti del film. Diverse testate internazionali l’hanno indicata come una delle prove più potenti di Odissea, se non la più memorabile in assoluto. Il Daily Beast l’ha definita la “standout performance” del film, sottolineando come l’attrice riesca a imporsi pur avendo un ruolo contenuto. Entertainment Weekly ha parlato di una “standout performance” lodata da critica e pubblico, mentre altri commenti hanno insistito proprio sulla sua capacità di rubare la scena dentro un cast che, sulla carta, avrebbe potuto oscurare chiunque.
Il dato più impressionante, però, arriva dallo stesso ambiente di Nolan. Il regista ha raccontato di aver sempre ammirato il lavoro di Morton e di aver trovato nella sua prova una libertà totale: «Porta così tanta profondità di pensiero nel suo ruolo, non ci sono limitazioni nella sua performance». Dopo una delle sue riprese, la troupe sarebbe scoppiata in un applauso. Emma Thomas ha ricordato che una cosa simile, su un set di Nolan, non accadeva dai tempi di Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro. Il paragone è pesantissimo, e va maneggiato con cautela: non significa che Circe sia “il Joker” di Odissea, né che i due ruoli abbiano la stessa funzione nel film. Ma dice qualcosa sull’impatto che Morton ha avuto sul set e poi sul pubblico. Nolan l’ha definita anche il fulcro della sua versione del grande racconto epico, spiegando che Odissea avrebbe potuto “vivere o morire” in base al suo approccio al personaggio. Sono parole notevoli, soprattutto per un ruolo che non occupa tutto il racconto ma ne cambia la temperatura.
Anche questo aiuta a capire perché la sua Circe stia facendo così discutere. Non è soltanto una performance intensa: è una performance che sembra chiarire il metodo dell’intero film. Nolan prende un personaggio mitologico spesso ricordato per l’incantesimo e lo trasforma in una figura tragica, politica, corporea. Morton accetta questa direzione e la rende leggibile senza spiegarla troppo. In un film pieno di immagini enormi, la sua forza sta nel far sentire che dietro il mito c’è una ferita umana.
Chi è Samantha Morton e dove l’abbiamo già vista
Samantha Morton non è certo un volto qualunque. Attrice britannica tra le più rispettate della sua generazione, ha costruito una carriera fatta di ruoli fragili, estremi, opachi, spesso attraversati da una vulnerabilità che può diventare improvvisamente feroce. Il grande pubblico internazionale l’ha scoperta anche grazie ad Accordi e disaccordi di Woody Allen, dove interpretava Hattie, una giovane donna muta innamorata del musicista interpretato da Sean Penn. Un ruolo quasi senza parole, che le è valso la candidatura all’Oscar come miglior attrice non protagonista.
Qualche anno dopo è arrivata una seconda candidatura all’Oscar, questa volta come miglior attrice protagonista, per In America di Jim Sheridan. In mezzo e attorno a quei riconoscimenti, Morton ha attraversato molto cinema d’autore e cinema popolare: Minority Report di Steven Spielberg, Morvern Callar di Lynne Ramsay, Codice 46 di Michael Winterbottom, Control di Anton Corbijn, Synecdoche, New York di Charlie Kaufman. Più di recente l’abbiamo vista anche in The Whale di Darren Aronofsky e in She Said, dove interpretava Zelda Perkins, ex assistente di Harvey Weinstein e figura centrale nella denuncia degli abusi dell’ex produttore.
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