Odissea è finalmente arrivato nelle sale e, come prevedibile, non si sta comportando come un’uscita qualunque. Il nuovo film di Christopher Nolan, primo incontro del regista premio Oscar con l’epica di Omero, è già diventato un evento cinematografico globale: in Italia ha superato quota 4,5 milioni di euro e punta a un weekend da grande blockbuster, mentre negli Stati Uniti le anteprime hanno registrato numeri da primato per un debutto nel 2026.
La domanda, allora, è inevitabile: Odissea è stato promosso o bocciato? La risposta breve è che, almeno per ora, il film sembra più che promosso. Ma il quadro è più interessante di un semplice plebiscito. Perché attorno al kolossal di Nolan si stanno muovendo entusiasmo, rispetto critico, qualche riserva importante e le solite discussioni su cosa significhi adattare un classico antico con gli strumenti del cinema contemporaneo.
I voti di Odissea (finora)
Il dato più impressionante arriva da Rotten Tomatoes, dove Odissea viaggia con un Tomatometer altissimo, attorno al 95%, basato su centinaia di recensioni, e con un giudizio del pubblico ancora più forte, vicino al 97% tra le valutazioni verificate. È un risultato notevole anche per Nolan, regista abituato ad avere un seguito enorme ma non sempre a mettere d’accordo critica e spettatori con la stessa intensità.
Anche Metacritic conferma l’accoglienza molto positiva: il film ha ottenuto un Metascore di 89, fascia che il sito classifica come Universal Acclaim, con una netta prevalenza di recensioni positive e nessuna stroncatura tra quelle conteggiate. Il voto utenti, invece, appare più contrastato, segno che una parte del pubblico online sta discutendo il film in modo più acceso rispetto alla critica professionale.
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La critica internazionale lo sta promuovendo
Tra le recensioni più entusiaste, il punto ricorrente è la capacità di Nolan di restituire all’Odissea una dimensione da grande evento cinematografico. Non soltanto un adattamento del poema di Omero, ma un film pensato per la sala, per l’IMAX, per il corpo dello spettatore. La critica positiva insiste sulla scala monumentale del progetto, sulla fotografia di Hoyte van Hoytema, sulla musica di Ludwig Göransson, sulla forza del cast e sulla capacità del film di tenere insieme azione, tragedia, mito e trauma.
The Guardian, con Peter Bradshaw, lo ha accolto con toni molto alti, parlando di un film che rende giustizia alla leggenda omerica e definendolo una «epica mozzafiato» di uomini, mostri e trasformazione morale. Il punto, nella lettura del quotidiano britannico, non è solo la spettacolarità, ma il modo in cui Nolan usa il mito per raccontare il costo della guerra. Anche RogerEbert.com ha scelto una linea molto positiva. Matt Zoller Seitz ha aperto la sua recensione sottolineando che il film comincia con un uomo che racconta una storia, una scelta perfetta per un’opera che parla proprio del potere dei racconti: possono ingannare, liberare, consolare, disturbare, dividere e unire. È una lettura che coglie uno degli aspetti più nolaniani del progetto: Odissea non come semplice catena di episodi mitologici, ma come riflessione sul modo in cui le storie costruiscono la memoria.
Variety ha invece insistito sulla natura quasi impossibile dell’operazione. Portare al cinema Omero nel 2026, con quella scala e quella serietà produttiva, viene descritto come un compito per un regista insieme avventuroso e tradizionalista: due caratteristiche che la testata riconosce a Nolan, capace di muoversi tra rischio formale e grande cinema popolare.
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Le voci più critiche: gli dèi, Odisseo e le donne
Il consenso, però, non è uniforme. Le critiche più interessanti non mettono davvero in discussione la forza produttiva del film, ma il tipo di Odissea che Nolan ha scelto di raccontare. Richard Brody, sul New Yorker, ha firmato una delle letture più severe, già dal titolo: Odissea lascia gli dèi nei tagli di montaggio. Il punto, secondo Brody, è che il film riduce troppo la dimensione divina e trasforma Odisseo in un personaggio più moderno, comprensibile e traumatizzato, ma meno vicino alla complessità religiosa e morale del mondo omerico. Nolan sembra interessato soprattutto al dopo la guerra, alla colpa, alla fatica del ritorno, al trauma dei reduci. Per alcuni critici questa è la forza del film; per altri è anche il suo limite, perché l’Odissea di Omero vive di dèi, capricci, interventi soprannaturali, ambiguità e stranezze che il cinema di Nolan avrebbe in parte razionalizzato.
Un altro fronte di discussione riguarda i personaggi femminili. The Guardian ha pubblicato anche un intervento più critico, chiedendosi se il film parlerà allo stesso modo alle spettatrici. La questione riguarda soprattutto il modo in cui figure come Atena, Calipso e Circe vengono rilette o ridimensionate rispetto alle attese. È un punto interessante perché va in direzione opposta rispetto ad altre letture, anche italiane, che hanno invece visto nel film una forte componente femminista e pacifista.
Quindi Odissea è promosso o bocciato?
Promosso, senza molti dubbi. Promosso dagli incassi, promosso dalla maggior parte della critica internazionale, promosso dal pubblico che lo sta premiando nelle sale e sulle piattaforme di valutazione. Ma non promosso in modo piatto o automatico: Odissea è uno di quei film che, proprio perché ambiziosi, aprono discussioni legittime sul rapporto tra fedeltà e interpretazione, tra mito e contemporaneità, tra spettacolo e significato. Il dato più interessante, forse, è che Nolan non ha consegnato un semplice adattamento illustrativo del poema. Ha scelto una prospettiva: leggere Odisseo come reduce, il viaggio come trauma, il ritorno come espiazione, il mito come racconto ancora capace di parlare al presente. Per alcuni è il segno della grandezza del film; per altri, il punto in cui Omero viene troppo piegato allo sguardo del regista.
È esattamente qui che Odissea sta trovando la sua forza nel dibattito mondiale. Non solo nei voti altissimi o negli incassi, ma nella capacità di dividere senza essere respinto, di farsi discutere senza perdere centralità, di riportare un poema antico dentro una conversazione globale sul cinema, sulla guerra, sugli eroi e sul modo in cui continuiamo a raccontarli.
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