DanDaDan continua a far parlare di sé. Nato come manga di Yukinobu Tatsu e portato in tv dallo studio Science SARU, nel giro di due anni è diventato uno dei titoli più seguiti in streaming, capace di scalzare dalle classifiche anche colossi dal richiamo nostalgico come Dragon Ball Daima e il remake di Ranma ½. Dopo una prima stagione esplosiva nel 2024 e una seconda appena conclusa a metà settembre, è arrivata la conferma che una terza stagione è ufficialmente in produzione. Un annuncio che certifica come questo mix di horror, fantascienza e adolescenza non sia più un prodotto di nicchia, ma un fenomeno globale.
Eppure il successo di DanDaDan non è arrivato senza scosse. Dalla sua uscita, la serie si porta dietro l’etichetta di “anime scandaloso”, un marchio che non nasce dal marketing, ma da vere e proprie controversie nate dentro e fuori lo schermo. Sin dal primo episodio il pubblico si è trovato davanti a scene che giocano con il sesso e la paura in modo diretto e spesso spiazzante. La protagonista Momo Ayase, una liceale che finisce coinvolta in eventi paranormali, viene minacciata e spogliata da entità aliene: una scelta narrativa che diversi siti internazionali hanno definito traumatica e problematica. Lo stesso schema ritorna nel finale della prima stagione, con un cliffhanger basato su un nuovo tentativo di aggressione che molti hanno criticato per l’uso della violenza sessuale come semplice espediente di suspense.
A far discutere è anche il fanservice spinto, con nudità e inquadrature sessualizzanti che vanno ben oltre la consuetudine di molte serie shōnen. Alcuni episodi hanno rischiato la censura, e diversi portali hanno messo in fila i momenti più controversi- come la presenza eccessiva di minori nudi. Il tutto è inserito in una narrazione che salta senza preavviso dal grottesco alla commedia adolescenziale, dall’horror al romanticismo, creando un’esperienza volutamente destabilizzante. Personaggi come la demoniaca Turbo Granny, dal linguaggio esplicito e dalle minacce sessuali dirette, contribuiscono a spingere i confini di ciò che un prodotto mainstream osa mostrare.
Le polemiche non si sono fermate alla trama. Nell’agosto 2025, durante la seconda stagione, la produzione ha dovuto chiedere scusa per una canzone e una band fittizia giudicate troppo simili agli storici X Japan: il leader YOSHIKI ha protestato pubblicamente e il comitato di produzione ha ammesso di non aver chiesto autorizzazioni per l’omaggio, finendo sui siti di settore e alimentando un’ulteriore ondata di discussione.
Eppure, tutte queste controversie non hanno frenato DanDaDan. Al contrario, ne hanno alimentato la popolarità. La serie ha conquistato un pubblico trasversale, arrivando oltre i confini dei fan storici degli anime grazie a un’animazione spettacolare, a un design moderno e alla sigla virale “Otonoke” dei Creepy Nuts, che da sola ha superato i 40 milioni di visualizzazioni su YouTube. In Italia è tra i titoli più visti su Netflix e Crunchyroll, diventando anche per chi non frequenta abitualmente il medium un punto di ingresso irresistibile.
Ora che la terza stagione è ufficiale, DanDaDan si conferma come caso unico: un prodotto capace di mescolare rischi creativi e appeal pop, di trasformare gli scandali in discussione e la discussione in curiosità. E forse è proprio questa la chiave del suo successo: un anime che non teme di oltrepassare i limiti, e che proprio lì — tra stupore e disagio — ha trovato la sua forza.
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