Questa serie è la più intricata e contorta che potete trovare su Netflix... dopo Dark!
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Questa serie è la più intricata e contorta che potete trovare su Netflix… dopo Dark!

Quando si parla di serie in grado di far venire il mal di testa in molti citano il titolo tedesco, ma anche questa non scherza affatto

Questa serie è la più intricata e contorta che potete trovare su Netflix… dopo Dark!

Quando si parla di serie in grado di far venire il mal di testa in molti citano il titolo tedesco, ma anche questa non scherza affatto

the oa è la serie netflix contorta come dark

Quando si parla di serie contorte, complesse e capaci di mettere a dura prova anche lo spettatore più attento, il pensiero corre subito a Dark. Il titolo tedesco di Netflix è diventato sinonimo di intrecci temporali, linee narrative sovrapposte e genealogie impossibili da ricostruire senza un quaderno degli appunti. Ma nel catalogo della piattaforma c’è un’altra serie che, pur senza viaggi nel tempo, è riuscita a disorientare e affascinare il pubblico allo stesso modo: The OA. Un progetto firmato da Brit Marling e Zal Batmanglij che, tra il 2016 e il 2019, ha diviso critica e spettatori con la sua ambizione narrativa e la sua struttura labirintica.

La storia inizia con Prairie Johnson, una giovane donna cieca che scompare per sette anni e ritorna improvvisamente vedente. Da quel momento, The OA prende una strada che sfida ogni logica narrativa tradizionale. Prairie racconta di essere stata rapita da uno scienziato (Jason Isaacs ) ossessionato dalle esperienze di pre-morte, di aver vissuto esperienze oltre il confine della vita e di aver scoperto l’esistenza di dimensioni parallele. I suoi racconti si intrecciano con le vite di cinque adolescenti e di un’insegnante, a cui la protagonista affida la propria storia attraverso una serie di riti e “movimenti” coreografici che diventano chiave simbolica e narrativa del racconto. Ogni episodio alterna livelli di realtà, sogno e memoria. Le sequenze del rapimento convivono con momenti quotidiani di provincia americana, i dialoghi mistici con riflessioni scientifiche e filosofiche. La seconda stagione, poi, spinge tutto oltre: introduce una nuova dimensione, cambia ambientazione, mescola thriller investigativo e metanarrativa, arrivando a un finale sospeso che raddoppia il senso di disorientamento. The OA non ha mai voluto solo raccontare una storia, ma spingere il pubblico a credere nell’impossibile, a cercare un significato dietro l’apparente assurdo.

Definire The OA “contorta” è riduttivo, ma rende bene la sensazione di chi la affronta. La sua struttura rifiuta spiegazioni immediate, accumula simboli e piani di lettura. Non sorprende che molti spettatori abbiano ammesso di essersi persi tra le pieghe della trama o di aver cercato spiegazioni online dopo ogni episodio. Su IMDb e Reddit abbondano i commenti che la definiscono “ipnotica”, “incomprensibile”, “geniale o pretenziosa, a seconda del giorno”. La critica ha riconosciuto a The OA un coraggio fuori dal comune: un’opera che si muove tra scienza e spiritualità, tra filosofia e fantascienza, senza preoccuparsi di risultare accessibile. Allo stesso tempo, non sono mancate perplessità sulla coerenza interna del racconto e sulla tendenza della serie a perdersi nella propria ambizione. La cancellazione dopo la seconda stagione ha lasciato in sospeso molte domande, contribuendo alla sua aura di mistero.

Eppure, proprio questa incompiutezza alimenta il mito. The OA è una serie che non si lascia ridurre a un genere o a una trama: è un’esperienza narrativa, un puzzle mistico che sfida chi guarda a mettere insieme i pezzi. Dopo Dark, probabilmente nessun’altra produzione Netflix ha saputo essere così densa, criptica e affascinante. Una sfida alla comprensione e, per molti, la dimostrazione che il vero mistero non è capire tutto, ma lasciarsi trasportare dall’enigma.

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