Si è spento a Treviso, la sua città natale, Renato Casaro, considerato l’ultimo grande cartellonista del cinema mondiale, da anni anche protagonista di Best Movie con la rubrica “C’era una volta… l’arte di dipingere il cinema”. Avrebbe compiuto 90 anni il 26 ottobre e da alcuni giorni era ricoverato per una broncopolmonite. Con lui scompare non soltanto un artista ma un pezzo fondamentale dell’immaginario cinematografico: il tratto che ha reso epici i volti, i corpi e le storie dei film, trasformando semplici manifesti in opere d’arte capaci di parlare direttamente allo spettatore.
Nato nel 1935, Casaro inizia a soli 17 anni disegnando le locandine per il cinema Garibaldi di Treviso, pagandosi l’ingresso in sala con la matita. Poco dopo si trasferisce a Roma, frequenta lo Studio Favalli e a vent’anni apre il primo laboratorio privato a Cinecittà. È lì che la sua carriera decolla: nel 1965, con i poster de La Bibbia di John Huston, i suoi lavori arrivano fino a Hollywood, affissi lungo il Sunset Boulevard. Da allora, le sue illustrazioni accompagnano i film di registi leggendari come Sergio Leone, Francis Ford Coppola, Bernardo Bertolucci, Franco Zeffirelli, Claude Lelouch, Wolfgang Petersen, Luc Besson e, più di recente, Quentin Tarantino.
La sua mano è dietro alcune delle locandine più celebri di sempre: Per un pugno di dollari, C’era una volta in America, Il nome della rosa, L’ultimo imperatore, Balla coi lupi, Rambo, Conan il barbaro, La storia infinita. In ognuna di esse si ritrova la sua capacità di fondere realismo e mito, di restituire in un solo sguardo l’essenza di un film. Non semplici strumenti promozionali, ma quadri che diventavano icone, entrando nell’immaginario collettivo ben oltre la sala cinematografica.
Negli ultimi anni Treviso lo aveva celebrato con mostre e riconoscimenti, dal Totila d’Oro alla sala a lui dedicata al Museo Salce. Nel 2019 Tarantino lo aveva voluto coinvolgere in C’era una volta a… Hollywood, segno di un’eredità artistica che continua a ispirare le nuove generazioni.
Uomo schivo e umile, Casaro non ha mai smesso di definirsi un “pittore di cinema”. In realtà, è stato molto di più: un interprete visivo capace di dare volto e corpo ai sogni che il grande schermo prometteva. Oggi il cinema perde il suo ultimo grande cartellonista (e Best Movie un grande amico), ma i suoi manifesti restano a testimoniare un’epoca in cui il film cominciava già sulla carta, nell’emozione di un’immagine capace di raccontare tutto.
Foto: Daniele Venturelli/WireImage
Fonte: ANSA
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