La fantascienza nella sua declinazione distopica è sempre stato un terreno scivoloso, che presta il fianco a molte, imprevedibili difficoltà narrative le quali richiedono grande maestria per essere padroneggiate. Vi è tuttavia è una serie che è riuscita nell’intento di dar vita a un mondo stratificato e crudele, capace di sostenere una narrazione lunga sette stagioni, senza mai perdere un briciolo della sua feroce identità.
The 100, considerata da molti una delle migliori serie originali targate The CW, è riuscita dove molte altre hanno fallito, riuscendo a fondere fantascienza post-apocalittica, dramma adolescenziale e action ad alto tasso di mortalità. A quasi dodici anni dalla sua première, The 100 può ormai essere definita senza esitazioni un classico moderno che non ha avuto alcune remora nel sporcarsi le mani.
La storia prende il via 97 anni dopo un’apocalisse nucleare che ha reso la Terra apparentemente inabitabile, costringendo i sopravvissuti a rifugiarsi nello spazio, a bordo di una stazione orbitante nota come l’Arca. Quando però i sistemi vitali iniziano a cedere, le autorità prendono la disperata decisione di rimandare sulla superficie terrestre cento giovani detenuti per verificare se il pianeta sia di nuovo ospitale.
Da qui, The 100 rivela rapidamente la sua vera natura. La missione va fuori controllo quasi subito, quando emerge che alcune popolazioni umane non sono riuscite a evacuare durante l’apocalisse. I loro discendenti, detti “Grounders”, hanno dato vita a una società frammentata in clan rivali, spesso in guerra tra loro. L’arrivo dei ragazzi dell’Arca li trasforma immediatamente nel bersaglio perfetto, innescando una spirale di violenza, alleanze pericolanti e conflitti morali.
L’annientamento nucleare che ha colpito l’umanità in The 100 ha cancellato infrastrutture, comunicazioni e progresso tecnologico in pochi secondi, lasciando dietro di sé una Terra irrimediabilmente alterata. Le radiazioni hanno mutato geneticamente i sopravvissuti e i loro figli, spingendo l’umanità a ridefinire se stessa attraverso scelte estreme come cannibalismo, esecuzioni sommarie, leggi tribali. E anche a distanza di quasi un secolo, il pianeta resta tutt’altro che sicuro.
L’enorme potenziale della serie è sempre stato evidente, grazie a un cast carismatico e a un’ambientazione post-apocalittica sorprendentemente ambiziosa per una rete generalista. Non sono mancati, però, elementi divisivi, come la relazione irrisolta tra Clarke Griffin (Eliza Taylor) e Bellamy Blake (Bob Morley) – decisamente frustrante per i fan – così come la decisione di eliminare personaggi chiave senza troppi compromessi. Scelte narrative che hanno acceso dibattiti, ma che hanno anche contribuito a rendere The 100 imprevedibile e spietata.
Nonostante le controversie, la serie ha tuttavia saputo sfruttare con intelligenza le convenzioni della fantascienza, offrendo momenti memorabili per le ragioni giuste. Conclusasi nel 2020, The 100 ha lasciato una solida eredità solida che l’ha proiettata tra drammi distopici più incisivi degli ultimi anni, capace di interrogarsi sul significato di sopravvivenza, leadership e umanità. Un’eredità che, difficilmente, verrà dimenticata a breve.
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