Caleb (Domhnall Gleeson) è stato scelto tra tutti i dipendenti della BlueBook, la società per cui lavora (e che ricorda Google in modo inquietante), per incontrare Natan (Oscar Isaac), il fondatore e la mente della compagnia. Deve “testare” la sua ultima invenzione: Ava, un affascinante robot antropomorfo con i lineamenti mozzafiato di Alicia Vikander, corpo ospite per quella che Natan teorizza essere la prima intelligenza artificiale dotata di auto-coscienza. Sarà Caleb a dover confermare o mettere in crisi la teoria del suo capo.

Alex Garland (già sceneggiatore di 28 giorni dopo, Sunshine e Non lasciarmi), per la prima volta dietro la macchina da presa, dirige un thriller tutto costruito sulla potenza dei dialoghi e l’interpretazioni dei protagonisti. Confidando nella prova dei suoi attori (memorabile Oscar Isaac) li racchiude all’interno di una cornice asettica, e sembra volerli osservare come topi in gabbia, pedine di un esperimento di scrittura e regia che ottiene quello che cerca: l’attenzione del pubblico, suspense crescente e l’emergere di questioni puramente filosofiche.
La cosa interessante, ed è qui che emerge la qualità e la saggezza di Garland come sceneggiatore, è che l’esplorazione di genere delle domande, e la solidità dell’intreccio che ne deriva, hanno la meglio sulla tentazione di fornire delle risposte, con il risultato che il film è appassionante e mai pretenzioso fino ai titoli di coda.
Non solo, le Grandi Domande si intrecciano ad altre più pratiche e contemporanee (Ava funziona grazie ad una rete neurale artificiale che accede a tutti i dati degli utenti che utilizzano un certo motore di ricerca: noi oggi siamo consapevoli degli infiniti modi in cui cediamo informazioni private alla rete?) e il risultato è un film di fantascienza con i piedi ben piantati in Terra, come non se ne vedevano da un po’.
Strizzando l’occhio a classici del genere – si va da Frankenstein a Blade Runner – e attingendo a film più recenti – soprattutto HerGarland ci regala un’ora e quaranta di impeccabile intrattenimento. E ci mostra la lotta, l’egoismo, il potere; l’uomo che pur di arrivare al sole è disposto a bruciare.

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