Negli ultimi anni le miniserie sono diventate uno dei formati più apprezzati della televisione contemporanea. Lo streaming ha trasformato le cosiddette “limited series” nel luogo ideale per racconti più compatti, cinematografici e ambiziosi, ma non sempre queste produzioni riescono davvero a mantenere alta la qualità dall’inizio alla fine; alcune si perdono strada facendo, altre cedono sul finale o sacrificano lo sviluppo dei personaggi in favore del colpo di scena. Eppure, quasi dieci anni fa, The Night Of aveva già dimostrato quanto una miniserie potesse essere al tempo stesso intensa, completa e praticamente impeccabile.
Distribuita da HBO nel 2016, la serie creata da Steven Zaillian e Richard Price è ancora oggi una delle esperienze crime più potenti degli ultimi anni, nonostante venga spesso lasciata fuori dalle grandi conversazioni sulle migliori produzioni televisive del decennio. Tuttavia, bastano pochi episodi per capire perché tanti spettatori continuino a considerarla un piccolo capolavoro nascosto.
La storia segue Nasir “Naz” Khan, interpretato da Riz Ahmed, uno studente universitario pakistano-americano che vive nel Queens insieme alla sua famiglia. Una sera prende il taxi del padre per andare a una festa, ma l’incontro casuale con una ragazza misteriosa cambia completamente la sua vita. Dopo una notte fatta di droga, alcol e confusione, Naz si risveglia accanto al cadavere della giovane. Tutti gli indizi sembrano puntare verso di lui e da quel momento inizia un incubo destinato a travolgere ogni aspetto della sua esistenza.
Quello che rende The Night Of così diversa rispetto a tanti altri thriller investigativi è però il fatto che il mistero non sia mai davvero il centro della narrazione. La serie utilizza il caso criminale come punto di partenza per raccontare qualcosa di molto più ampio: la brutalità del sistema giudiziario americano, il peso della presunzione di colpevolezza e il modo in cui paura, isolamento e pressione sociale possano trasformare una persona.
Man mano che gli episodi avanzano, Naz cambia profondamente: il ragazzo timido e spaesato visto all’inizio lascia gradualmente spazio a una figura sempre più traumatizzata, costretta ad adattarsi alla violenza del carcere e alle dinamiche di sopravvivenza di Rikers Island. Parallelamente entra in scena anche Jack Stone, l’avvocato interpretato da uno straordinario John Turturro, probabilmente uno dei personaggi più memorabili della serie. Stone è stanco, imperfetto, spesso impacciato, ma proprio per questo incredibilmente umano; attraverso il suo sguardo la serie mostra tutta la lentezza, la freddezza e le contraddizioni della macchina giudiziaria americana.
Uno degli aspetti più impressionanti della miniserie è la sua costanza qualitativa. Ogni episodio aggiunge qualcosa di fondamentale alla storia, senza mai dare la sensazione di essere riempitivo o superfluo. La tensione resta altissima per tutta la durata della serie, ma ciò che colpisce davvero è soprattutto il livello emotivo del racconto. Più che un semplice thriller, The Night Of diventa infatti una tragedia umana lenta, soffocante e profondamente malinconica.
La critica accolse la serie con enorme entusiasmo già all’epoca della sua uscita. Riz Ahmed vinse anche l’Emmy come miglior attore protagonista in una miniserie grazie a una performance intensa e devastante, mentre la produzione ricevette numerose candidature tra Emmy e Golden Globe. Eppure, nonostante il successo iniziale, col passare del tempo la serie è rimasta un po’ nell’ombra rispetto ad altri grandi titoli HBO arrivati successivamente.
In molti sensi, però, The Night Of ha anticipato il successo di produzioni come Mare of Easttown, Sharp Objects o Chernobyl, dimostrando quanto il formato breve potesse essere efficace quando costruito attorno ai personaggi e non soltanto ai colpi di scena.
A quasi dieci anni dalla sua uscita, la forza della serie è rimasta praticamente intatta. Non ci sono episodi deboli, deviazioni inutili o momenti davvero fuori posto. Grazie a questa incredibile compattezza narrativa, The Night Of può – e dovrebbe – essere oggi considerato come una delle miniserie thriller più sottovalutate e memorabili dell’ultimo decennio.
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