In queste settimane due universi narrativi amatissimi dal pubblico stanno convivendo nello stesso immaginario collettivo. Da una parte l’attesa per la quinta e ultima stagione di Stranger Things, dall’altra IT: Welcome to Derry, la serie che espande il mondo creato da Stephen King e riportato sullo schermo nei film diretti da Andy Muschietti. Due titoli che oggi sembrano dialogare indirettamente, ma che, a ben guardare, condividono un collegamento nascosto da ben sette anni, passato inosservato a molti spettatori e colto solo dai fan più attenti.
Non è mai stato un mistero che i fratelli Duffer abbiano costruito Stranger Things attingendo a piene mani dall’immaginario di Stephen King. Le atmosfere, i personaggi adolescenti, il male che si annida in una cittadina apparentemente tranquilla richiamano apertamente romanzi come Carrie, Firestarter e La zona morta, ma soprattutto IT. Tuttavia, il riferimento più diretto e inquietante non arriva da un mostro o da un’inquadratura, bensì da un racconto pronunciato quasi sottovoce nella seconda stagione della serie Netflix.
Il momento chiave coinvolge Bob Newby, il personaggio interpretato da Sean Astin, rimasto nel cuore del pubblico nonostante una presenza breve e tragica. In Stranger Things 2, mentre Will cerca di superare il trauma vissuto nel Sottosopra, Bob gli racconta un episodio della sua infanzia. Da bambino, spiega, era perseguitato da un clown che cercava di attirarlo con un palloncino. Un incubo ricorrente, alimentato dalla paura, che si è interrotto solo quando Bob ha trovato il coraggio di affrontare quella figura nei suoi sogni, ordinandole di andarsene senza più provare terrore.
Il parallelismo con Pennywise è evidente. In IT, infatti, il clown demoniaco viene indebolito proprio quando le sue vittime smettono di temerlo e reagiscono. Il dettaglio diventa ancora più suggestivo se si considera che Bob accenna anche alle sue origini familiari nel Maine, lo stesso Stato in cui si trova Derry, lasciando spazio a una coincidenza temporale che combacia con gli eventi raccontati in IT: Welcome to Derry.
Negli anni, questa scena ha alimentato teorie secondo cui Stranger Things e IT condividerebbero lo stesso universo. I fratelli Duffer hanno però chiarito che si tratta di un omaggio consapevole, non di un collegamento narrativo ufficiale. Matt Duffer ha spiegato che l’idea nasce da un trauma personale legato alla miniserie televisiva del 1990, dichiarando: «L’interpretazione di Tim Curry nei panni di Pennywise mi ha davvero segnato. È stata una delle prime vere esperienze horror della mia vita. Per settimane non sono riuscito a dormire».
I rimandi, del resto, non finiscono qui. Finn Wolfhard, volto di Mike Wheeler, ha interpretato Richie Tozier nei film di Muschietti, mentre nella terza stagione di Stranger Things compaiono persino i celebri palloncini rossi. Al di là delle coincidenze, resta l’idea di fondo: un gruppo di ragazzi uniti, costretti ad affrontare le proprie paure per salvare la loro città. Un legame invisibile, nascosto nei dettagli, che oggi, con il ritorno di Pennywise e l’addio a Hawkins, appare più chiaro che mai agli occhi dei veri fan.
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