Il nuovo Superman diretto da James Gunn è finalmente arrivato nelle sale e, com’era prevedibile, ha diviso il pubblico. C’è chi lo considera un cambio radicale del personaggio, chi apprezza il bilanciamento tra azione, umorismo e sentimento, e chi invece lo boccia senza appello, lamentando un tono “sbagliato”. In particolare, tra le critiche più diffuse c’è quella secondo cui il Superman di Gunn sarebbe troppo ridicolo, troppo leggero, con trovate e dettagli che sembrano totalmente fuori dal canone. Un personaggio che, in sostanza, non può essere preso abbastanza sul serio. Ma questa critica, per quanto legittima come reazione personale, non regge se si guarda davvero alla storia editoriale dell’Uomo d’Acciaio. Perché la verità è che il tono scelto dal regista di Guardiani della Galassia non è affatto un tradimento del personaggio, né una forzatura fuori contesto: anzi, affonda le radici proprio nelle molte incarnazioni che Superman ha attraversato nel corso dei suoi oltre 85 anni di vita editoriale. E tra queste, ce ne sono state di molto, molto più assurde.
Le storie più assurde di Superman
Basta guardare alle storie della Silver Age, tra gli anni ’50 e ’60, quando Superman era protagonista di avventure che oggi definiremmo tranquillamente surreali. In Action Comics #243: The Lady and the Lion (1958), veniva trasformato in un leone umanoide, completo di criniera, dopo aver bevuto una pozione somministrata da una discendente della maga Circe, offesa che abbia rifiutato di sposarla. Possiamo citare anche Superman’s Pal Jimmy Olsen #98 del 1966, quando il giornalista del Daily Planet viene costretto a sposare una gorilla di nome Bruna e Superman, invece di impedirlo, si traveste da medico-stregone e celebra la cerimonia. Abbastanza assurdo anche quello che è accaduto nel 1969, in World’s Finest #186, quando Superman e Batman sono finiti bloccati nel bel mezzo della Rivoluzione Americana e vengono scambiati per spie britanniche, costretti a convincere la gente che sono solo attori (“La S sta per Shakespeare!”): in quest’albo i due iniziano anche a litigare, Superman finisce per accusare Batman di essere una strega e un demone… e quasi lo fa finire sul rogo.
Per chi ha criticato i colori troppo accesi del nuovo film, sappiate che se torniamo indietro nel 1958 c’è una storia in cui Superman, dopo il contatto con una nave aliena misteriosa, perde quasi tutti i suoi poteri (tranne volo e invulnerabilità) e acquisisce la capacità di lanciare raggi arcobaleno dalle mani. Raggi che fanno arrendere tutti i criminali, ma gli permettono anche di sparare una versione miniaturizzata di se stesso, dei mini-Superman. E a proposito di gente piccola, in numerose storie con il folletto interdimensionale Mr. Mxyzptlk, come in Superman #131 (1959), era regolarmente vittima di incantesimi ridicoli: veniva trasformato in un draghetto sputafuoco, costretto a danzare senza sosta o a parlare per ore in rima, tutto per puro divertimento del suo piccolo nemico.

Rachel Brosnahan, David Corenswet e James Gunn – Cr. MovieStills
Tutte storie pubblicate su testate regolari, pensate per un pubblico generalista e con il pieno consenso editoriale. E, attenzione: non erano parodie. Erano racconti “seri” nei limiti dei canoni dell’epoca, che però non avevano paura dell’assurdo, del colorato, dell’eccesso. Un altro esempio chiave è Superman vs. Muhammad Ali (All-New Collectors’ Edition #C-56, 1978), una storia oversize in cui l’eroe e il pugile si sfidano su un pianeta alieno davanti a una folla intergalattica. Superman viene sconfitto a pugni da Ali, che poi salva la Terra battendo il campione degli alieni. È una storia folle? Sì. Ma è anche un inno all’immaginazione pop, al crossover culturale, all’idea che Superman possa coesistere con il nostro mondo reale e, a volte, persino uscirne sconfitto. Suona familiare?
All Star Superman: la chiave per capire il film di James Gunn
Chi ha seguito le dichiarazioni di James Gunn sa che una delle principali fonti d’ispirazione per il suo film è stata All Star Superman, la miniserie scritta da Grant Morrison e disegnata da Frank Quitely, pubblicata tra il 2005 e il 2008. E questa influenza si vede. In All Star Superman, il tono è lirico, pop, romantico, a volte ironico. Superman compie un salvataggio sul Sole,dà vita a una replica miniaturizzata del nostro universo nella sua Fortezza (proprio come Lex Luthor nel nuovo film), incontra se stesso da vecchio, si riconcilia con la sua nemesi di lunga data in un ultimo dialogo filosofico. In un episodio memorabile, vola con Lois Lane regalandole temporaneamente i suoi poteri per mostrarle la Terra dalla sua prospettiva. L’umorismo convive con l’epica, la leggerezza con la morte imminente del protagonista.
È un Superman colorato, solare, poetico, eppure allo stesso tempo con una sua serietà di fondo. Allo stesso modo, nel film di James Gunn convivono dettagli assurdi come il fiume di anti-protoni o le varie incursioni di Krypto, con riflessioni politiche serissime legate all’attualità mondiale. È quindi perfettamente comprensibile che qualcuno, abituato a versioni più solenni e oscure del personaggio (come quelle di Zack Snyder), possa trovare spiazzante questo nuovo approccio. Ma da qui a dire che sia “fuori personaggio”, ce ne passa. Il Superman di James Gunn non inventa nulla, semmai recupera una delle tante anime del personaggio, quella che storicamente ha saputo convivere con l’assurdo, con il meraviglioso, con l’impossibile. Se è vero che Superman è un simbolo, allora può — e per certi versi deve — essere interpretato in modi diversi a seconda dell’epoca, del tono e della visione dell’autore.
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