Con l’arrivo al cinema di The Dog Stars, il nuovo film diretto da Ridley Scott con Jacob Elordi e Josh Brolin, il paragone con The Last of Us viene quasi spontaneo. Anche qui siamo davanti a un’America devastata da una pandemia, con grandi spazi ormai svuotati, comunità isolate e sopravvissuti costretti a fare i conti con un mondo nel quale fidarsi degli altri può essere più pericoloso della catastrofe stessa. Il film, tratto dal romanzo omonimo di Peter Heller, segue Hig, un pilota che vive in un aeroporto abbandonato del Colorado insieme al suo cane Jasper e al survivalista Bangley. La sua esistenza cambia quando una misteriosa trasmissione radio lo spinge ad allontanarsi dalla relativa sicurezza della base per scoprire se esista ancora qualcuno là fuori.
È proprio questo impianto a richiamare immediatamente una delle storie post-apocalittiche più celebri degli ultimi anni. Eppure il confronto nasconde un dettaglio importante: The Dog Stars è arrivato prima di The Last of Us. Il romanzo di Heller è stato pubblicato nell’agosto del 2012, mentre il primo videogioco di Naughty Dog è uscito nel giugno del 2013. Questo non significa che una delle due opere abbia influenzato direttamente l’altra, anche perché The Last of Us era già stato annunciato pubblicamente nel 2011, ma mostra come entrambe siano nate quasi contemporaneamente all’interno dello stesso clima culturale, intercettando paure e ossessioni molto simili.
Due pandemie e la stessa America svuotata
La somiglianza più evidente riguarda naturalmente il contesto. In The Dog Stars, gran parte della popolazione mondiale è stata cancellata da una devastante pandemia influenzale e, quando la storia comincia, sono già trascorsi nove anni dal collasso. Hig vive in un mondo nel quale le normali strutture della società sono scomparse e ogni spostamento può diventare un rischio. In The Last of Us, invece, l’apocalisse è provocata da un’infezione da Cordyceps e il racconto principale prende il via vent’anni dopo l’inizio dell’epidemia.
In entrambi i casi gli Stati Uniti vengono trasformati in un territorio frammentato, composto da città abbandonate, comunità chiuse, gruppi ostili e vaste aree nelle quali la presenza umana si è drasticamente ridotta. È questa immagine dell’America post-apocalittica a rendere il paragone così immediato, soprattutto oggi che l’estetica di The Last of Us è diventata uno dei riferimenti più riconoscibili del genere.
Hig e Joel sono due uomini segnati dalla perdita
La somiglianza più profonda, però, non riguarda il virus ma i protagonisti. Hig ha perso sua moglie Melissa durante la pandemia e continua a vivere con il peso di quel lutto, mentre Joel perde la figlia Sarah all’inizio di The Last of Us. Entrambi sopravvivono fisicamente alla fine del mondo molto prima di riuscire a ricostruire un rapporto emotivo con ciò che resta.
Per Hig, il punto centrale non è semplicemente restare vivo. Il personaggio conserva una sensibilità che Bangley considera quasi pericolosa: continua a volare, pescare, osservare la natura, amare il proprio cane e soprattutto a cercare un contatto con altri esseri umani. Joel parte da una posizione molto più chiusa, costruendosi una corazza che comincia a incrinarsi soltanto grazie al rapporto con Ellie. In forme diverse, entrambe le storie ruotano quindi attorno alla stessa domanda: che valore può avere la sopravvivenza se non resta più nulla per cui valga la pena vivere?
Nel film di Ridley Scott la natura è anche un tema
Anche sul piano visivo, The Dog Stars e The Last of Us condividono un’immagine molto potente: quella della natura che lentamente torna a occupare gli spazi lasciati liberi dagli esseri umani. Nel videogioco Naughty Dog e poi nella serie HBO, strade, edifici e intere città sono invasi dalla vegetazione e dagli animali, diventando uno degli elementi più iconici dell’universo narrativo.
Nel romanzo di Peter Heller, però, la natura ha un ruolo ancora più esplicitamente tematico. Hig osserva i cambiamenti dell’ambiente, la scomparsa di alcune specie e la trasformazione degli ecosistemi, mentre il racconto intreccia la pandemia con una riflessione più ampia sulla crisi climatica e sul rapporto tra uomo e mondo naturale. Se in The Last of Us il ritorno della natura costruisce soprattutto l’identità visiva del mondo dopo il collasso, in The Dog Stars diventa anche uno degli strumenti attraverso cui viene raccontata la fragilità della civiltà.
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La differenza più evidente: in The Dog Stars non ci sono infetti
Nonostante le somiglianze, c’è una differenza fondamentale che separa nettamente le due opere. The Dog Stars non è una storia di zombie o di creature infette. La pandemia ha distrutto la società, ma non ha creato mostri simili ai Clicker. I pericoli principali arrivano dagli altri sopravvissuti, dalla scarsità delle risorse e dalla totale assenza di regole condivise.
In The Last of Us, invece, la minaccia è duplice: da una parte ci sono gli esseri umani, spesso brutali e imprevedibili, dall’altra l’infezione continua a rappresentare un pericolo concreto e costante. Questa differenza modifica profondamente anche il tono del racconto. The Dog Stars è più vicino a un survival drama nel quale il vero conflitto riguarda ciò che gli esseri umani scelgono di diventare quando le strutture della società smettono di esistere.
Bangley rappresenta ciò che Joel rischia di diventare
Uno dei confronti più interessanti riguarda Bangley, il personaggio interpretato da Josh Brolin. La sua filosofia è semplice e brutale: proteggere il territorio, eliminare le minacce e non fidarsi di nessuno. In lui la sopravvivenza diventa una regola assoluta, mentre Hig continua a credere che compassione, affetto e relazioni abbiano ancora un valore.
In The Last of Us questo stesso conflitto non è distribuito così chiaramente tra due personaggi, ma vive soprattutto dentro Joel. L’uomo ha imparato a considerare i legami come una forma di vulnerabilità e il suo percorso con Ellie consiste proprio nel permettere a qualcuno di entrare di nuovo nella sua vita. Da questo punto di vista, Hig e Bangley possono essere letti quasi come due estremi di una tensione che The Last of Us concentra invece nello stesso protagonista: da una parte il bisogno di proteggersi, dall’altra quello di continuare a sentirsi umani.
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The Dog Stars guarda alla speranza in modo diverso
La distanza maggiore tra le due opere emerge però nel modo in cui affrontano l’amore e la speranza. The Last of Us racconta il legame umano come una forza potentissima, ma anche potenzialmente distruttiva. L’amore restituisce a Joel una ragione per vivere, ma allo stesso tempo lo conduce verso decisioni moralmente estreme, rendendo il finale del primo gioco volutamente ambiguo. The Dog Stars mantiene invece un rapporto più aperto con la possibilità di ricominciare. Hig continua a cercare bellezza, relazioni e una forma di futuro anche dopo aver perso quasi tutto, e il suo viaggio nasce proprio dal rifiuto di accettare che la semplice sopravvivenza possa essere sufficiente.
È qui che il confronto con The Last of Us diventa davvero interessante: entrambe le storie partono da un mondo distrutto e da protagonisti segnati dal lutto, ma usano quell’apocalisse per arrivare a conclusioni emotive diverse. The Last of Us insiste sull’ambiguità dell’amore e sulle sue conseguenze, mentre The Dog Stars guarda soprattutto alla possibilità che, anche dopo la fine del mondo, i legami possano ancora offrire una ragione per andare avanti.
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