Con The Mandalorian & Grogu, Star Wars riporta sul grande schermo Din Djarin e il suo piccolo compagno dopo anni di avventure in streaming. Era difficile immaginare che Jon Favreau e Dave Filoni affrontassero questo passaggio senza riempire il film di easter egg, cameo e dettagli nascosti: l’universo nato attorno a The Mandalorian si è infatti allargato stagione dopo stagione, assorbendo personaggi di Rebels, The Clone Wars, The Book of Boba Fett e della trilogia classica. Il risultato è un film che funziona anche da solo, ma che per i fan più attenti diventa una miniera di chicche da riconoscere. Alcune sono molto evidenti, altre più sottili, altre ancora sembrano fatte apposta per chi ha seguito la saga animata o ha memoria dei vecchi giocattoli e dei modelli mai arrivati davvero sullo schermo.
I cameo di The Mandalorian & Grogu
Tra i ritorni più interessanti c’è quello di Zeb Orrelios, il guerriero Lasat già conosciuto nella serie animata Rebels e apparso brevemente in live action nella terza stagione di The Mandalorian. Qui non è solo una comparsa, ma una presenza che rafforza il legame tra il film e quel pezzo di saga ambientato nell’era della Nuova Repubblica. Accanto a lui ricompare anche Captain Carson Teva, il pilota della Nuova Repubblica che i fan delle serie Disney+ hanno imparato a conoscere come uno dei volti più ricorrenti di questo nuovo corso.
C’è poi un cameo vocale che ha fatto parlare molto: Martin Scorsese presta la voce a Hugo Durant, un cuoco Ardenniano a quattro braccia. Un casting, questo, che ha suscitato parecchio clamorose già nei mesi scorsi, specie considerando le parole del regista nei confronti del “luna park Marvel”.
Un altro nome che i fan riconosceranno volentieri è Anthony Daniels, cioè lo storico interprete di C-3PO, presente in una piccola parte come voce di un droide del traffico aereo. È un’apparizione minima, ma continua una tradizione lunghissima che lega Daniels praticamente a tutta la storia cinematografica di Star Wars.
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I riferimenti più forti al passato di Star Wars
Il film gioca molto con la memoria dei fan, ma uno dei fili più importanti riguarda il mondo degli Hutt. Il ritorno di Rotta the Hutt, figlio di Jabba, è già di per sé un grande richiamo al passato, perché il personaggio arrivava dal film animato di The Clone Wars del 2008. Anche il suo nuovo arco sembra costruito per evocare quella storia: il film rimette infatti al centro il tema del suo rapimento e torna a intrecciare il suo destino con le lotte di potere del clan Hutt.
Lo stesso vale per la presenza dei gemelli, i cugini di Jabba già comparsi in The Book of Boba Fett. Il modo in cui si muovono, le trappole che usano e perfino certi dettagli scenografici rimandano direttamente al vecchio immaginario di Jabba visto ne Il ritorno dello Jedi. La botola sotto il trono, il tono crudele e teatrale del loro potere, il mondo di Nal Hutta raccontato come un luogo di fango, ricchezza e violenza: tutto serve a riportare al centro quel lato più sporco e criminale della galassia.
Anche piccoli dettagli come il saluto huttese, le partite di Dejarik che ricordano l’ologame visto in Una nuova speranza o la presenza di creature già note ai fan funzionano nella stessa direzione. Il film non si limita a citare, ma prova a riattivare intere zone dell’immaginario di Star Wars che non si vedevano da tempo in live action.
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Da The Clone Wars a Rebels: gli easter egg per del film
Una parte consistente delle chicche del film parla soprattutto a chi ha seguito la saga animata. Oltre a Rotta, uno dei ritorni più gustosi è quello di Embo, il cacciatore di taglie Kyuzo visto in The Clone Wars. Non è un personaggio notissimo al grande pubblico, ma per chi conosce quella serie è una presenza di peso, anche perché appartiene a quel gruppo di figure secondarie molto amate dai fan. Il film riprende perfino alcuni elementi iconici che lo riguardano, dal look al modo di combattere, fino alla nave legata al suo mondo narrativo.
Anche alcuni veicoli e creature pescano direttamente da lì. Nal Hutta, per esempio, era già stata mostrata in animazione, ma qui acquista finalmente un’altra presenza visiva. Lo stesso vale per il Turtle Tanker, per il ritorno della Droid Gotra e per altri piccoli riferimenti che rendono il film più ricco per chi ha familiarità con il lato meno centrale ma più stratificato del canone.
In questo senso The Mandalorian & Grogu continua la linea aperta dalle serie di Favreau e Filoni: prendere elementi magari considerati “da fan” e portarli dentro un racconto accessibile, senza renderli obbligatori per seguire la storia ma facendo capire che esiste un passato molto vasto dietro ogni nome, ogni armatura, ogni astronave.
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L’omaggio più curioso è quello a Top Gun
Non tutti gli easter egg passano dai personaggi. Una parte molto divertente del film riguarda il design di mezzi, costumi e ambienti. C’è per esempio l’INT-4 Interceptor, che sembra quasi uscito da un vecchio modellino Kenner più che da un film tradizionale di Star Wars, e c’è il Red Jammer Y-Wing, altro recupero che guarda ai progetti storici del franchise. Sono dettagli che dicono molto del modo in cui Favreau e Filoni lavorano: non usano il passato solo come nostalgia, ma come serbatoio visivo da rimettere in circolo. Vale la pena citare anche il nuovo sguardo dato agli snowtrooper, il ritorno di AT-AT e altri mezzi imperiali in contesti che ricordano L’Impero colpisce ancora, e tutta una serie di scelte che sembrano voler riscrivere l’immaginario classico in chiave più moderna.
In questo quadro rientra anche uno degli omaggi più sorprendenti del film, quello a Top Gun: alcune sequenze alla base della Nuova Repubblica, con i caccia allineati, i piloti in movimento e l’atmosfera da aviazione militare, sembrano richiamare apertamente il film con Tom Cruise. È una citazione che esula dal canone della saga, ma molto facile da cogliere e anche tra le più divertenti.
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Le novità più interessanti su Grogu
Accanto a tutti questi richiami, il film continua anche a lavorare su Grogu, che resta il vero perno emotivo della storia. Una delle indicazioni più chiare è che ormai non viene più trattato come semplice trovatello: viene presentato come apprendista mandaloriano di Din Djarin, proseguendo il percorso avviato nel finale della terza stagione. Questo cambia il modo in cui lo guardiamo, perché il personaggio non è più soltanto la creatura adorabile da salvare, ma qualcuno che partecipa sempre di più al mondo del Mandaloriano.
Il film riprende diversi dettagli che i fan associano subito a lui, dai blue cookies al suo rapporto con il piccolo hover pram, fino a capacità già viste come il potere di guarigione della Forza. Ma il punto più interessante è che Grogu viene mostrato in una fase diversa del suo percorso, più attiva e più consapevole. Anche quando il film si diverte a giocare con l’idea del “Baby Yoda” diventato icona pop, lo fa senza riportarlo indietro: ormai Grogu è una figura che dentro la saga ha un ruolo preciso, tra mondo mandaloriano, eredità Jedi e lunga aspettativa di vita.
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Un film pensato per funzionare su due livelli
È questo, in fondo, il pregio più evidente di The Mandalorian & Grogu. Da una parte offre una storia comprensibile anche a chi non conosce a memoria ogni serie, creatura o veicolo del canone; dall’altra si diverte a disseminare il racconto di cameo, richiami e dettagli che rendono l’esperienza più ricca per chi ha seguito il franchise in questi anni. I ritorni di Rotta, Embo e Zeb, il cameo di Scorsese, gli omaggi a Top Gun, i richiami ai vecchi modelli Kenner e al mondo degli Hutt mostrano bene questa doppia natura.
Per il pubblico più appassionato è un gioco continuo di riconoscimento. Per chi si avvicina ora a questo angolo di Star Wars, invece, è un modo efficace per capire quanto l’universo di The Mandalorian sia cresciuto e quanto materiale abbia già accumulato lungo la strada.
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