Ci risiamo. Dopo le prime accuse legate ai costumi, alle armature e più in generale all’estetica scelta da Christopher Nolan per lil suo attesissimo The Odyssey, ora è un altro elemento del film a finire sotto la lente del pubblico: l’accento dei personaggi. Il secondo trailer ufficiale, diffuso da Universal, ha infatti spiazzato molti spettatori anglofoni per una scelta ben precisa: Ulisse, Penelope, Telemaco e gli altri protagonisti parlano con accento americano. Una decisione che, per una grande produzione hollywoodiana ambientata nell’antica Grecia, è stata percepita da molti come insolita, se non addirittura straniante.
Il punto non è tanto la fedeltà linguistica in senso stretto, perché ovviamente nessuno si aspetta che un kolossal contemporaneo faccia parlare i suoi personaggi in greco antico. Il problema, semmai, riguarda un’abitudine ormai radicata nel cinema e nella televisione: quando Hollywood racconta l’antichità, il Medioevo o mondi fantasy dal tono epico, il pubblico è abituato a sentire accenti britannici. È una convenzione non scritta, ma talmente interiorizzata da sembrare quasi naturale. Per questo, sentire Matt Damon nei panni di Ulisse o Anne Hathaway in quelli di Penelope parlare con inflessioni americane ha fatto discutere.
Sui social, le reazioni non si sono fatte attendere. C’è chi ha ironizzato dicendo che, da come parlano i personaggi, «sembra quasi di stare in Ohio», mentre altri hanno trovato troppo moderne alcune battute ascoltate nel trailer. In particolare, ha fatto discutere l’uso di «daddy» da parte di Antinoo parlando con Telemaco di Ulisse: «Daddy nell’Età del Bronzo? La Grecia micenea non faceva dialoghi da TikTok» si legge oline. Così come a molti non è piaciuto l’urlo «Let’s go!» pronunciato da Damon prima di lanciarsi in battaglia. Espressioni che parte del pubblico ha giudicato troppo colloquiali, troppo contemporanee e quindi poco adatte al tono solenne di un poema fondativo della letteratura occidentale.
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La polemica, però, apre anche una domanda più ampia: che inglese dovrebbe parlare Ulisse? Un accento britannico non sarebbe più “storicamente corretto” di uno americano, perché nessuno dei due ha ovviamente qualcosa a che fare con l’antica Grecia. Eppure, nel linguaggio del cinema, l’inglese britannico è spesso associato a eleganza, autorevolezza e distanza temporale. Da I dieci comandamenti a Il gladiatore, passando per tante produzioni storiche e fantasy, quella pronuncia è diventata una sorta di scorciatoia culturale per dire allo spettatore: siamo in un tempo lontano, in un mondo antico, in una dimensione epica.
Nolan sembra invece aver scelto di spezzare questa convenzione. E non è detto che si tratti di una decisione casuale. Anche perché il regista, britannico, conosce perfettamente il peso di quel codice sonoro e proprio per questo la scelta di lasciare gli attori parlare con accenti americani appare ancora più deliberata. Del resto, il cinema storico non è mai una semplice ricostruzione del passato, ma una rilettura filtrata dallo sguardo del presente. Le armature, i colori, i dialoghi e persino gli accenti rispondono sempre a un equilibrio tra aspettativa, realismo e spettacolo.
Resta il fatto che The Odyssey, ancora prima dell’uscita, continua a generare discussioni. Prima l’aspetto visivo di armature e cimieri, ora la lingua: ogni dettaglio del film viene analizzato come possibile indizio dell’approccio di Nolan al mito. E forse proprio qui sta il punto. La sua Odissea non sembra voler rassicurare il pubblico con un’idea tradizionale di antichità cinematografica, ma proporre un kolossal moderno, riconoscibile e forse volutamente spiazzante. Anche se, per molti spettatori, sentire Ulisse parlare come un eroe americano resta una scelta più difficile da accettare di qualsiasi licenza storica.
The Odyssey, ricordiamo, uscirà nelle sale italiane il 16 luglio 2026.
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