Per oltre un decennio, The Walking Dead ha rappresentato uno dei punti di riferimento più riconoscibili del racconto post-apocalittico in televisione. La serie AMC, tratta dai fumetti di Robert Kirkman, non si è limitata a portare gli zombie sul piccolo schermo con una forza rara, ma ha imposto un vero standard narrativo: quello di un mondo in rovina in cui la minaccia più grande non è sempre il mostro che cammina fuori dalla porta, ma ciò che resta degli esseri umani quando civiltà, leggi e istituzioni vengono spazzate via. Esiste però un’altra serie che, pur muovendosi su coordinate diverse, ha saputo affrontare in modo altrettanto interessante lo stesso tema della sopravvivenza estrema: The 100.
Creata da Jason Rothenberg e andata in onda su The CW a partire dal 2014, The 100 è una serie di fantascienza post-apocalittica ambientata quasi un secolo dopo una devastante guerra nucleare che ha reso la Terra apparentemente inabitabile. I sopravvissuti si trovano a bordo dell’Arca, un’enorme stazione spaziale composta da dodici insediamenti orbitanti, dove ciò che resta dell’umanità ha cercato di preservarsi lontano dal pianeta distrutto. Quando però i sistemi di supporto vitale iniziano a cedere, i governanti decidono di inviare sulla Terra cento giovani detenuti, usandoli di fatto come cavie per capire se il pianeta sia tornato vivibile.
È da questo punto che The 100 costruisce il proprio racconto. I ragazzi, cresciuti senza aver mai visto un cielo vero, un bosco o la luce del sole filtrare tra gli alberi, si ritrovano improvvisamente catapultati in un mondo che per loro ha quasi il sapore del mito. Lo stupore iniziale, però, dura pochissimo. La bellezza della natura lascia spazio alla rabbia per essere stati abbandonati senza un piano reale, alla paura di non sapere come sopravvivere e alla scoperta che la Terra non è affatto il luogo vuoto che immaginavano. Là fuori esistono altre presenze, altri gruppi, altre minacce. E nessuno è davvero preparato ad affrontarle.
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È qui che il legame con The Walking Dead diventa più evidente. Le due serie partono da apocalissi molto diverse: da una parte il collasso nucleare, dall’altra l’epidemia zombie. Ma in entrambi i casi la causa della catastrofe è meno importante delle sue conseguenze. Il cuore del racconto non è “come si salva il mondo”, bensì come si sopravvive quando il mondo che conoscevamo non esiste più. Rick Grimes si risveglia dal coma in una realtà invasa dai vaganti e deve imparare in fretta che il distintivo, la legge e l’idea stessa di normalità appartengono al passato. I protagonisti di The 100, allo stesso modo, devono capire che la libertà assoluta non coincide con la salvezza, soprattutto quando mancano competenze, protezione, cibo, medicine e una struttura comune.
Entrambe le serie funzionano perché mettono i personaggi davanti a scelte sempre più dure. In The Walking Dead, Rick e il suo gruppo si scontrano con zombie, predoni, comunità violente, cannibali e leader disposti a tutto pur di mantenere il potere. In The 100, i giovani arrivati dall’Arca scoprono che costruire una società da zero significa anche stabilire nuove regole, scegliere chi guidare e decidere fino a che punto spingersi per proteggere il proprio gruppo. In questo senso, la sopravvivenza non è mai soltanto fisica: è morale, emotiva, identitaria.
Chi ha amato The Walking Dead ritroverà quindi in The 100 una tensione simile, anche se filtrata attraverso un immaginario più fantascientifico e young adult. Non ci sono i vaganti a scandire ogni pericolo, ma c’è la stessa sensazione di vivere in un territorio ostile, dove ogni incontro può trasformarsi in alleanza o massacro, ogni decisione può salvare qualcuno e condannare qualcun altro, ogni comunità nasce con il rischio di diventare una nuova forma di oppressione. La serie The CW insiste molto sul conflitto tra istinto di sopravvivenza e conservazione dell’umanità, lo stesso dilemma che ha reso memorabili molte delle stagioni più amate del drama AMC.
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Per questo The 100 può essere una scelta perfetta per chi sente la mancanza di un racconto post-apocalittico fondato su comunità in crisi, leadership difficili, minacce esterne e dilemmi morali. Non replica The Walking Dead, e proprio per questo funziona: prende il tema della fine del mondo e lo sposta in una direzione diversa, più sci-fi, più politica, a tratti più estrema nella costruzione dei suoi equilibri. Ma al centro resta la stessa domanda: che cosa siamo disposti a diventare pur di sopravvivere?
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