Negli ultimi anni il dibattito sull’intelligenza artificiale applicata al mondo creativo è diventato sempre più acceso. Dalla scrittura di sceneggiature alle illustrazioni, fino alla musica, ogni nuova notizia che riguarda l’uso di strumenti generativi porta con sé sospetti, polemiche e domande sulla paternità artistica. Il pubblico, soprattutto quello legato a settori come il cinema e la musica, dove il lavoro umano e l’immagine degli artisti sono centrali, tende a guardare con diffidenza qualsiasi accenno a un brano “fatto con l’AI”. E proprio uno dei fenomeni musicali più sorprendenti del 2025 è finito al centro di questa controversia.
La scintilla si è accesa con KPop Demon Hunters, film d’animazione Netflix, prodotto da Sony Pictures Animation, che racconta le avventure di un girl group impegnato a combattere demoni a colpi di canzoni. La colonna sonora del film ha ottenuto un successo clamoroso, con il singolo Golden arrivato al numero 1 della Billboard Hot 100 e la boy band virtuale dei Saja Boys diventata virale grazie al brano Soda Pop. Proprio quest’ultima canzone è stata indicata da alcuni come possibile esempio di uso dell’intelligenza artificiale.
Secondo alcune ricostruzioni, durante l’inaugurazione dell’ufficio coreano di OpenAI a Seul, il produttore Vince – autore dei brani dei Saja Boys – avrebbe raccontato di essersi fatto aiutare da ChatGPT per scrivere Soda Pop. Un tweet, poi cancellato, di un membro dello staff di OpenAI riferiva che il chatbot avrebbe suggerito idee per rendere la canzone “più frizzante”. A complicare la vicenda ci si è messa la traduzione: un articolo del Korea Joongang Daily riportava l’uso di ChatGPT in fase di scrittura, ma senza citare esplicitamente né KPop Demon Hunters né il titolo del brano. Ad oggi non esistono registrazioni pubbliche dell’intervento, e né Netflix né OpenAI hanno chiarito ufficialmente la portata di quelle dichiarazioni.
A questo punto sono arrivate le smentite. In prima linea Rei Ami, cantante e voce del personaggio Zoey, che su X (ex Twitter) ha risposto in modo diretto e senza mezzi termini: “Audrey Nuna e io non siamo AI, siete stupidi per caso?!”. Poco dopo ha ironizzato ulteriormente, fingendo di scoprire di essere stata un algoritmo “per 30 anni”. Una replica che ha fatto rapidamente il giro dei social, trasformando la polemica in una rivendicazione di autenticità artistica. Fonti vicine alla produzione hanno ribadito che Soda Pop e il resto della colonna sonora sono stati scritti, composti e cantati da artisti reali, e che eventuali spunti da strumenti generativi sarebbero rimasti circoscritti a fasi preliminari di brainstorming.
Il caso resta indicativo di quanto il confine tra AI e creatività umana sia sempre più sfumato e di come, nel momento in cui il successo è planetario, ogni accenno a un coinvolgimento dell’intelligenza artificiale diventi terreno fertile per polemiche. Quel che è certo, per ora, è che KPop Demon Hunters e le sue canzoni non sono il prodotto di una macchina, ma di un team di artisti in carne e ossa.
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