Il fenomeno globale Squid Game ha lasciato ancora una volta il pubblico diviso con la terza stagione, grazie ad un finale tanto drammatico quanto inaspettato. Dopo l’incredibile successo delle prime due stagioni, la serie targata Netflix ha chiuso l’arco narrativo del protagonista Seong Gi-hun (Giocatore 456) in modo tragico, suscitando reazioni contrastanti tra i fan: c’è chi ha lodato la coerenza tematica della conclusione, e chi avrebbe preferito un epilogo più “eroico”. Eppure, a ben vedere, la serie aveva già anticipato tutto. Una battuta pronunciata quasi distrattamente nella seconda stagione conteneva in realtà il seme del finale, passato inosservato a molti spettatori.
La frase in questione arriva durante l’episodio 6 della seconda stagione, intitolato “O X”. Siamo nel pieno del gioco “Mingle” (la giostra che gira), e in una scena piuttosto caotica, la sciamana (Giocatore 044) viene trascinata in salvo da un’altra concorrente all’interno di una delle stanze. È qui che, con uno sguardo sornione rivolto al pancione della Giocatrice 222, poi a Gi-hun, pronuncia una frase che allora sembrava criptica, ma che oggi appare rivelatrice: «Hai vissuto più a lungo di quanto dovevi. Ora capisco perché. Sei qui per una ragione».
Un semplice commento, sfuggito nel trambusto della partita, ma che a posteriori si rivela essere una chiara premonizione. Gi-hun non era tornato per sconfiggere i giochi né per vendicarsi, ma per compiere un atto di redenzione. Ed è esattamente ciò che accade nel finale della terza stagione, quando, pur avendo avuto l’occasione di salvarsi, sceglie di sacrificarsi per la figlia della Giocatrice 222, garantendole una vita che lui non era riuscito a dare alla propria.
Quella frase della sciamana ribalta anche l’interpretazione del ruolo di Gi-hun nella storia. Non era il “prescelto” destinato a distruggere il sistema, ma un simbolo morale, chiamato a compiere un ultimo gesto di umanità in un mondo dominato dalla crudeltà e dall’avidità. In un gioco dove la sopravvivenza è legata al cinismo e alla disumanizzazione, la sua scelta finale rappresenta un atto di rottura. Non cambia il sistema — anzi, il finale ci mostra chiaramente che i giochi continueranno, stavolta a livello globale — ma dimostra che è ancora possibile scegliere il bene.
Il cameo finale di Cate Blanchett nei panni di una reclutatrice in una città americana suggella questa visione pessimista ma coerente dell’universo narrativo di Squid Game: i giochi non si fermano, cambiano solo geografia. Ma Gi-hun, pur sapendo di non poter vincere, ha scelto di morire con dignità. E quella frase buttata lì, tra una prova e l’altra, ce lo aveva detto in anticipo.
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