A volte sarebbe bello poter assistere alla fase di selezione dei titoli di un Festival. In questo caso per capire quali sono stati i criteri con cui il direttore artistico Alberto Barbera e il suo staff hanno ammesso al Concorso determinati film. Perché sinceramente ci sfugge il motivo per cui Night Moves di Kelly Reichardt sia in gara per il Leone d’Oro. Forse per via della presenza di Jesse Eisenberg e Dakota Fanning, due volti interessanti per la stampa e conosciuti al pubblico giovane (specie la seconda per via della “militanza” nella Twilight Saga) che questa sera li aspetterà sul red carpet in cerca di un autografo. Forse perché semplicemente non c’erano alternative migliori e ci si è dovuti accontentare di una pellicola altrimenti destinata alle sezioni collaterali.

Lo diciamo con un po’ di amarezza, perché lo spunto narrativo da cui muove è pure un tema interessante, a cui il cinema si è avvicinato solo di recente – in particolare Brit Marling con il suo thriller di denuncia The East – che potrebbe sfociare in diverse soluzioni cinematografiche. Parliamo di eco-terrorismo e di movimenti attivisti che si battono per la salvaguardia dell’ambiente, condannando la nostra società capitalista, “che deve capire di non poter più trarre profitto da un pianeta ormai morto”.
Se nel citato The East la materia è sviluppata in thriller di denuncia, in Night Moves diventa semplicemente un pretesto per trarne un “thriller umano”, solo condito con dialoghi sulla preservazione dei salmoni, i benefici delle trote e le proprietà di una nuova tipologia di carciofi. Tanto da lasciare lo spettatore con molte domande e il desiderio di saperne molto di più sulla questione.

Josh (Eisenberg), Dena (Fanning) e Harmon (Peter Sarsgaard) sono tre ambientalisti radicali che si uniscono per compiere un estremo atto di protesta: far esplodere una diga idroelettrica che interrompe l’impianto di risalita dei pesci, simbolo della cultura industriale e capitalista che essi contestano. Delle loro vite private, del loro passato e del perché ora abbiano deciso di compiere un gesto tanto pericoloso non è dato sapersi. Bisogna accontentarsi di seguire i preparativi dell’atto terroristico (e non sempre è facile mettere insieme i pezzi e capire cosa stia accadendo esattamente) e delle conseguenze tragiche con cui nessuno dei tre aveva fatto i conti prima di attivare il timer dell’esplosione.
È proprio nella seconda parte che il film assume un tono più intimista, cercando di sviscerare il dissidio interiore che ciascuno vive e il peso che ora preme sulla loro coscienza. Fino a un finale tranchant che arriva dopo molti silenzi e in silenzio lascia anche il pubblico.

Non si può condannarlo totalmente, ma non si può nemmeno ignorare il ritmo lentissimo con cui si sviluppa, la debolezza della sceneggiatura, la confusione che crea nello spettatore, lasciandolo disorientato e francamente disinteressato. Non si può chiudere un occhio di fronte alla regia di alcune sequenze (vedi la colluttazione tra Josh e Dena sul finale della pellicola) né negare la sua natura di occasione mancata. Un cinema di cui ci sfugge il senso, che non si gioca come strumento di informazione e di denuncia, che non valorizza il territorio, poco chiaro nella narrazione e negli intenti. Se The East proponeva una terza via tra capitalismo e anarchia, Night Moves non suggerisce soluzioni possibili: semplicemente ci pone di fronte all’impossibilità di sottrarsi alle logiche della società di cui facciamo parte. E l’utopia di salvare il pianeta, agendo da soli e nell’illegalità, ingiustificata anche quando mossa da convinzioni legittime. Ma questo lo sapevamo anche prima.

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