In questi ultimi anni ci ha abituato a ruoli estremi e molto fisici come in Bronson di Nicolas Winding Refn e Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno di Christopher Nolan: Tom Hardy, uno dei talenti più brillanti della nuova generazione di attori inglesi, torna a stupire pubblico e critica con un’interpretazione molto diversa dalle precedenti. In Locke, nuova opera di Steven Knight, sceneggiatore di La promessa dell’assassino di David Cronenberg, presentata alla 70esima Mostra d’Arte cinematografica, Hardy interpreta Ivan Locke, direttore dei lavori di un cantiere edilizio, che deve affrontare le conseguenze delle proprie scelte. Protagonista assoluto della pellicola, Hardy recita per tutto il film alla guida di un’automobile che, nel buio della notte, porta il suo personaggio attraverso quello che diventa un percorso quasi spirituale e una vera e propria presa di coscienza, in cui affronta fantasmi del passato e si prende piena responsabilità delle sue azioni (guarda la gallery del photocall).

Ripreso in sequenza e girato in uno spazio ristretto, il film ha dato la possibilità ad Hardy di sperimentare un tipo diverso di approccio al personaggio, come ha affermato in prima persona: «Questo è un bellissimo ruolo: c’è dramma ma poca azione. Mi ha dato la possibilità di approfondire il personaggio dal punto di vista psicologico e di infondergli integrità e umanità. Recitare in questo film è stato come affrontare un dramma radiofonico: la storia è seguita dal punto di vista del protagonista che però viene definito anche dal suo confronto con gli altri personaggi che si sentono solo come voci. Ho lavorato molto sulla caratterizzazione di Ivan Locke: mi sono fatto crescere la barba e ho addolcito la voce dolce. Mi piace questo personaggio così umile e sobrio».

Per stessa ammissione di Hardy il ruolo è dunque ben lontano dal Bane visto nella trilogia  di Nolan dedicata a Batman: «Questo è un ruolo molto diverso dai personaggi che si vedono nei film sui supereroi. La differenza c’è perché quello è un tipo di cinema fatto con lo scopo di incassare soldi. Personalmente credo che ci sia bisogno di film di maggiore qualità. Affrontare ruoli di questo tipo è stimolante: per Locke mi sono preparato con degli amici recitando il copione per una settimana, come si fa in teatro». La performance allo stesso tempo misurata e intensa di Tom Hardy è uno dei punti di forza della pellicola, come ha sottolineato il regista Steven Knight: «Il film è tutto basato sulla performance straordinaria di Tom. Il punto centrale del film è descrivere l’importanza e la necessità di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Tom ha saputo dare la giusta umanità a un uomo che cerca di essere migliore del proprio padre. Nel film anche cose che possono sembrare banali diventano centrali. Questa era la sfida maggiore: rendere interessanti cose che sembrano normali; magari a prima vista queste vicende sembrano di poca importanza, ma per le persone che le vivono sono vere e proprie tragedie. Tom ha saputo delineare il personaggio magnificamente e lo ha reso umano in modo da permettere al pubblico di identificarsi in lui».

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