Il 22 novembre di quest’anno sarà il cinquantesimo anniversario dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, una ferita che per gli americani ancora non si è cicatrizzata. Sull’argomento è stato scritto e detto di tutto  e anche il cinema ha portato sullo schermo diverse teorie e speculazioni. A dare una nuova versione della vicenda arriva ora il film Parkland, esordio alla regia di Peter Landesman, giornalista e scrittore, ispirato al libro Reclaiming History: The Assassination of President John F. Kennedy di Vincent Bugliosi (guarda la gallery del photocall)

Il film si concentra sulle persone comuni la cui vita è stata sconvolta da uno degli episodi più neri della storia americana, come Abrham Zapruder (Paul Giamatti), commerciante che ha ripreso da vicino l’omicidio, Jim Carrico (Zac Efron), giovane chirurgo che si è trovato sotto i ferri l’uomo più potente del mondo, Robert Lee Oswald (James Badge Dale), fratello dell’assassino di Kennedy e Roy Kellerman, guardia del corpo personale del presidente degli Stati Uniti interpretato da Tom Welling. Proprio la star di Smallville è arrivata al Lido di Venezia per presentare il film alla 70esima Mostra d’Arte Cinematografica insieme al regista. Landesman ha affermato di aver portato sul grande schermo un punto di vista inedito, quello delle persone comuni coinvolte in prima persona: «Il film vuole rappresentare il caos e la paura che colpiscono una persona normale di fronte alle grandi tragedie. Dieci anni fa mi trovavo a New York quando le Torri sono state abbattute e la sensazione di paura, angoscia e sgomento che ho provato è stata indescrivibile. Il giorno dell’assassinio di Kennedy il disorientamento e il panico sono stati uguali, volevo dunque portare al cinema la storia delle persone sconvolte da questi tragici eventi, come Robert Oswald, fratello dell’assassino di JFK, un uomo che scopre all’improvviso che suo fratello è il diavolo. E’ una visione quasi shakespeariana della vicenda. L’uomo che viene improvvisamente colpito da tragedie più grandi di lui». Chiamato a recitare in un film corale, Welling ha detto di aver imparato molto da colleghi come Billy Bob Thornton e Paul Giamatti: «E’ stata una bellissima esperienza lavorare con tutti questi grandi attori. Il clima era molto intenso. La cosa più strana è che eravamo costantemente ripresi dalle telecamere, anche quando non sapevamo dove fossero. Sono stato sempre in scena: un modo diverso e interessante di lavorare».

Il titolo del film si riferisce al nome dell’ospedale di Austin, in Texas, dove sono morti sia Kennedy che Oswald, un luogo che diventa una metafora secondo Landesman: «Parkland è l’ospedale dove sono morti sia la vittima che l’assassino: un luogo che viene ad assumere un significato quasi spirituale. E’ una metafora della morte: arriva per tutti e di fronte a lei siamo uguali a prescindere da chi siamo. Nel mio film non si giudica: non c’è tempo per puntare il dito. Parkland è una metafora della vita». Interrogato sul perché nel film non sia affrontato il tema della cospirazione interna, come avviene invece nel film di Oliver Stone JFK, il regista ha così motivato la sua scelta: «Ci sono poche prove in ogni direzione. Quindi come artista ho deciso di raccontare l’unica verità certa: la tragedia delle persone comuni coinvolte. Volevo raccontare la parte più emozionale della storia».

Il film verrà presentato nei prossimi giorni anche al festival di Toronto, mentre in America uscirà in sala il 22 novembre, data in cui sarà trasmesso anche in Italia in televisione da Rai3.

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