Alta (anche grazie a un paio di scarpe con tacco da brivido), snella, in formissima, fasciata in un Armani nero, Claudia Pandolfi porta con eleganza i suoi 37 anni. Il brutto incidente di un anno fa, quando un paparazzo la investì e la trascinò per qualche metro, è completamente dimenticato: Claudia sorride, a Venezia, e parla volentieri di Quando la notte, il film di Cristina Comencini che la vede protagonista a fianco di Filippo Timi.

Best Movie: In questo film ha dimostrato di essere maturata molto come attrice. Ha fatto qualcosa di particolare per migliorare?
Claudia Pandolfi: Avevo 17 anni quando Placido mi ha scelto per il primo film. All’inizio ovviamente ho avuto un sacco di problemi, anche perché non avevo mai desiderato fare questo mestiere. Il mio sogno era fare la ginnasta. Ho fatto cose molto belle in passato e cose molto brutte. A volte sono stata lasciata troppo a briglie sciolte…

BM: La Comencini invece esercita un forte controllo sugli attori. Come lo ha vissuto?
CP: La bravura di Cristina è quella di riportarti continuamente al film. Spesso durante la lavorazione succedeva che dopo una nottata in cui avevo riposato e mi sentivo in forma, voleva che mi chiudessi in camerino e che riposassi. Cercava di non farmi relazionare con nessuno, perché dovevo raccogliermi in me stessa. Sono una persona solare e piena di verve e quindi lei voleva contenermi.

BM: Com’è stato lavorare con i tre  gemellini che interpretano suo figlio nel film?
CP: Be’, innanzitutto dovevo farli diventare un bimbo solo e questa è stata la difficoltà maggiore. E poi dovevo conquistare la loro fiducia. Per cui li ho frequentati prima della lavorazione del film e sono  diventata prima la loro tata, adesso mi chiamano così.

BM: In quei momenti di isolamento di cui parlava prima è riuscita a intercettare il tuo lato buio?
CP: Assolutamente. E non mi capacito di come non sia crollata prima. In quella casa isolata lassù in montagna. È successo poi alla fine. L’ultimo giorno mi sono sciolta nel pianto.

BM: Lei l’autorità di Cristina la subiva?
CP: Io devo essere ben condotta. Ho venerato la sua autorità. Se ti deve spostare lo fa come se tu fossi un oggetto. E devo dire che alla fine mi piace essere “violentata” in questo modo dai registi. Una volta l’ho trovata morbida e accondiscendente e mi sono quasi arrabbiata. «Perché sei così dolce?» le ho detto.

BM: Com’è lavorare fianco a fianco con un attore come Timi?
CP: Filippo è fantastico. Sin dalla prima volta che sono arrivata sul set c’è stato uno  sguardo che traduceva la complicità che si è instaurata subito tra noi. Pur essendo diversissimi ci sentivamo simili e identici.

BM: Veniamo al tema del film. La maternità e le sue difficoltà. Lei condivide questo tema?
CP: Assolutamente. Innanzitutto, hai un corpo che ti si stravolge. Un essere umano ha completamente bisogno di te, mentre tu non hai bisogno di lui, ma lo ami in modo assoluto. Per alcune donne tutto questo non è naturale e a volte è anche insostenibile. Ed è bene che finalmente un film lo racconti. Se ci fosse l’espressione condivisa di questi sentimenti negativi, le unioni durerebbero di più. Si dà per scontato che la donna sia una madre perfetta, invece le donne hanno paura e questa cosa non si dice mai. (Foto Getty Images)

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