Venezia 83, Dio Ride di Giovanni Veronesi sarà il film di chiusura della Mostra
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Venezia 83, Dio Ride di Giovanni Veronesi sarà il film di chiusura della Mostra

Il nuovo film del regista sarà presentato fuori Concorso in anteprima mondiale, con Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando e Carlo Cecchi nel cast

Venezia 83, Dio Ride di Giovanni Veronesi sarà il film di chiusura della Mostra

Il nuovo film del regista sarà presentato fuori Concorso in anteprima mondiale, con Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando e Carlo Cecchi nel cast

Sarà Dio ride, il nuovo film scritto e diretto da Giovanni Veronesi, a chiudere l’83ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre 2026. Il lungometraggio sarà presentato fuori Concorso in anteprima mondiale sabato 12 settembre nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, dopo la cerimonia di premiazione.

Il film riunisce un ricco cast composto da Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi e Paolo Rossi, con Carlo Cecchi nel ruolo di Papa Innocenzo X.

Giovanni Veronesi ha accolto con grande entusiasmo la scelta della Biennale, definendosi sorpreso e lusingato dall’invito. Il regista avrà così il compito di accompagnare verso la conclusione la nuova edizione della Mostra con un’opera che combina ironia e leggerezza con temi profondi e universali. Anche il direttore artistico Alberto Barbera ha sottolineato la capacità del film e dei suoi interpreti di affrontare una materia tradizionalmente seria attraverso un registro vicino alla migliore tradizione del cinema italiano.

Ambientato nel cuore del Seicento e liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, Dio ride mette al centro la libertà, la forza della verità e il rapporto tra l’uomo e il potere, esplorandone le contraddizioni e le zone d’ombra. Nonostante l’ambientazione storica, la vicenda promette quindi di entrare in dialogo diretto con il presente.

Protagonista della storia è frate Leopoldo da Casamacchia, un uomo capace di parlare di Dio in maniera completamente diversa rispetto alle autorità religiose del suo tempo. Mentre la Chiesa predica in latino, il frate racconta il Vangelo con parole semplici e una gioia contagiosa, offrendo sollievo e speranza alle persone che incontra.

Leopoldo parla di un Dio vicino agli uomini, capace persino di ridere insieme a loro. Il suo messaggio si diffonde rapidamente da un villaggio all’altro e migliaia di persone cominciano a seguirlo, mentre le chiese si svuotano progressivamente. Il crescente successo del frate finisce però per attirare l’attenzione di Roma. La sua voce viene considerata pericolosa da chi governa attraverso la paura e vede nel suo modo di predicare una possibile minaccia all’autorità costituita.

Papa Innocenzo X decide quindi di affidare il caso al cardinale Maculani, uno dei più autorevoli inquisitori dell’epoca. Quello che nasce come un processo si trasforma però in un confronto inatteso, destinato a mettere in discussione convinzioni apparentemente incrollabili. Mentre il destino di Leopoldo sembra ormai segnato, Maculani e le altre persone entrate in contatto con lui iniziano a cambiare. La sua voce potrà forse essere spenta, ma non sarà altrettanto semplice cancellare ciò che ha lasciato in chi ha ascoltato il suo messaggio.

La sceneggiatura è firmata da Giovanni Veronesi, Nicola Baldoni, Gianluca Bernardini e Nicola Deorsola, con la collaborazione di Paolo Portone e Jean Jacques Ilunga. Il film è prodotto da Indiana Production, società Vuelta, PiperFilm e Ogi Film, in collaborazione con Netflix. Tra i produttori figurano Fabrizio Donvito, Benedetto Habib, Marco Cohen, Daniel Campos Pavoncelli, Massimiliano Orfei, Luisa Borella e Davide Novelli.

Dio ride arriverà nelle sale italiane il 29 ottobre 2026, distribuito da PiperFilm, mentre le vendite internazionali saranno curate da Piperplay.

Con una storia sospesa tra spiritualità, ironia e riflessione politica, Giovanni Veronesi chiuderà quindi Venezia 83 con un’opera che guarda al passato per interrogare il presente e raccontare il potere trasformativo di una voce capace di restituire speranza.

Fonte: La Biennale

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