È il 1951, la generazione silenziosa americana sta ancora cercando di capire come integrarsi nel mondo post Seconda guerra mondiale che già una nuova ondata di giovani si fa avanti, ragazzi e ragazze che hanno deciso che il mondo dei padri e dei nonni, a loro non sta bene. A incarnare tutto questo, un attore che esplode sulla scena come un tuono, grazie anche alla t-shirt bianca e aderente che indossa nel primo film che gli regala una popolarità infinita: quell’attore è Marlon Brando e il film Un tram che si chiama desiderio del maestro Elia Kazan.
Nella pellicola Brando porta a schermo, per la prima volta nel cinema americano, un perdente e un uomo che combatte sì una guerra, ma con sé stesso e con la società. La maglietta bianca di filo che indossa diventa il simbolo di questa classe operaia che non va in paradiso, arrabbiata verso qualcosa o qualcuno che non riesce nemmeno a definire bene. Forse la vita stessa. Brando, due anni dopo, replica con il personaggio di Johnny Strabler, il selvaggio dell’omonimo film di László Benedek. Di nuovo un ribelle senza causa, di nuovo una semplice t-shirt bianca a vestirlo (ma sopra, questa volta, ci mette un giubbotto di pelle da aviatore).

In tutto questo, Brando non è certo il solo a incarnare l’irrequietezza dei giovani americani, a fargli compagnia c’è l’icona stessa dei “ribelli senza causa”, James Dean, che nel 1955 porta a schermo il personaggio di Jim Stark in Gioventù bruciata. Giubbotto di pelle (rossa), jeans con risvolto, e maglietta. Bianca. Leggenda vuole che dopo l’arrivo nelle sale del film di Dean, la vendita di t-shirt bianca negli USA decuplicò. Proprio rubando dal contesto culturale e dall’estetica degli anni Cinquanta, John Travolta nel 1978 dà vita al personaggio di Danny Zuko, il protagonista di Grease (di Randal Kleiser) che però di magliette ne indossa sia bianche che nere. Solamente bianca, invece, per un altro ribelle del cinema, quel Ren McCormack interpretato da Kevin Bacon e protagonista di Footloose, pellicola di culto del 1984 diretta da Herbert Ross. Passano due anni e a schermo si raddoppia l’archetipo del giovane inquieto vestito solo di una t-shirt bianca: da una parte Sean Penn in A distanza ravvicinata (ottimo neonoir di James Foley che andrebbe riscoperto, foss’anche solo per il cast straordinario) e dall’altra Tom Cruise e il suo Maverick, protagonista del Top Gun di Tony Scott. E veniamo a Kevin Costner che prima nel 1989, nel bellissimo L’uomo dei sogni di Phil Alden Robinson, e poi nel 1993, nel magnifico Un mondo perfetto di Clint Eastwood, trasforma una semplice t-shirt bianca in una sorta di armatura dietro cui si proteggono gli eroi e gli antieroi che popolano il sogno americano.
In mezzo però, c’è stata Julia Roberts, che sdogana le t-shirt bianche anche per il mondo femminile non solo con il film Pretty Woman (Garry Marshall) ma anche sui red carpet e alle serate di gala, facendone un capo di irrinunciabile tendenza che dominerà tutti gli anni Novanta (e di cui una grande interprete sarà anche Meg Ryan). Sempre bianca, ma con il collo a V, sporca, sgualcita e forse di una taglia di troppo, la maglietta indossata sotto l’accappatoio da Jeffrey Lebowski (interpretato dal monumentale Jeff Bridges) nel film Il grande Lebowski dei fratelli Coen, nel 1998. Nel 1999 tocca invece ad Angelina Jolie ricoprire il ruolo della gioventù inquieta a stelle e strisce con Ragazze interrotte di James Mangold: indovinate di che colore è la maglietta sgualcita che indossa?

Negli ultimi venticinque anni, molti sono stati gli interpreti che hanno provato a dare risalto a questo indumento ma quello che c’è riuscito meglio senza alcun dubbio è Jeremy Allen White e non lo ha fatto al cinema ma in televisione, nella serie televisiva The Bear. Le sue magliette sono diventate così iconiche da fare la fortuna dell’azienda che le ha prodotte (e che se la fa pagare piuttosto care), la Merz b. Schwanen. Sul loro sito potete trovare t-shirt bianche di tutti i tipi, realizzate nelle maniere più complesse e arcaiche e nei tagli che preferite. La maglietta di Allen White è il modello 2-Thread Heavyweight, ed è pensata per i fisici massicci e per mettere il risalto i bicipiti.
E visto che siamo entrati in argomento, prima di chiudere, che t-shirt bianca comprare per vivere come in un film? Dipende molto dal film che volete vivere. Aderenti, con poche cuciture, con il collo tondo e le maniche strette, se vi sentite Stanley Kowalski, Danny Zuko o Carmy Berzatto (e avete il fisico giusto), più morbide se volete stare dalle parti di James Dean o Kevin Costner. Con il collo a V e sciatte, se puntate alla coolness del Drugo. Ma, se lo chiedete a me, il modello da imitare è quello di Chris Chambers, un perdente senza speranza interpretato da un meraviglioso River Phoenix nel film Stand by Me di Rob Reiner (tratto da un bellissimo racconto di Stephen King) che di questo capo incarna letteralmente lo spirito semplice, anticonformista, concreto e pulito
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