“Alla morte non piace essere presa in giro“, allerta il redivivo becchino William Bludworth (Tony Todd, già interprete dei primi 2 film della saga) al funerale cui sono scampate otto persone. Erano desitnate a morire nel crollo di un gigantesco ponte sospeso, ma la (solita) provvidenziale premonizione del giovane Sam (Nicholas D’Agosto) le ha salvate dalla sciagura, modificando i piani della Morte. Solito è anche il campionario umano fatto di ventenni più o meno trascurabili. C’è la ragazza sexy ed egoista, il cretino privo di morale e con gli ormoni fuori controllo, il macho psuedosensibile (Miles Fisher, vagamente simile a Tom Cruise di cui copia anche lo stile recitativo) e la ragazza problematica che lascia Sam senza addurre motivazioni plausibili. Ovvio quindi che si finisca per tifare per la morte.

Final Destination è una saga onesta, che di episodio in episodio ricalca sempre le stesse caratteristiche sapendo che la sua sopravvivenza in termini di risultati commerciali sta nell’appagamento da spettacolo pirotecnico. Le morti e il parossistico modo con cui vengono messe in scena sono l’ingrediente esclusivo, tanto che la costruzione di una drammaturgia di contorno (nello specifico di questo quinto film: la storia d’amore tra i due protagonisti e la presenza dell’investigatore) è risibile e annoia. Il film è la perfetta sintesi della nuova serialità horror, in cui agli alti e bassi delle vecchie saghe è stata sostituita una medietà che garantisce una longevità sorprendente, sottraendola al purgatorio dei sequel per il solo mercato home video e dimostrando anche di sapere fare un uso funzionale del 3D più esibizionista, sin dai titoli di testa. La sostanza è che Final Destination 5 non genera mai un sussulto, ma nemmeno mette mai a rischio le aspettative del pubblico attraverso una confezione sempre uguale a se stessa. La regia di Steven Quale difatti non spicca mai e il ritmo, specie nella prima parte, non è il punto di forza del film. Diverte però il finale che si apre anche un colpo di scena che risolve addirittura molti problemi di coerenza della saga.

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Mi piace
L’onesta sfrontatezza con cui la saga continua a ripetere se stessa senza rendersi insopportabile.

Non mi piace
L’incapacità strutturale a non far sbadigliare ad ogni dialogo tra i protagonisti.

Consigliato a chi
Ai fan della saga e in generale dell’horror del terzo millennio.

Voto: 3/5

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