Un’inquietante rappresentazione satirica dell’idiota della porta accanto. Un ritratto impietoso del peggio della società contemporanea che non fa sconti a nessuno. E che diventa così eccessivo, esasperato ed esasperante da strapparti una risata. Questa la forza intrinseca de I soliti idioti, che, reduce dal successo televisivo, sbarca ora al cinema. Quella di Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, però, è una comicità lontanissima da quella di Checco Zalone o dei vari Ficarra e Picone. Una comicità tanto grottesca da lasciare agghiacciati e da suscitare un inevitabile dibattito. Che infatti si è già innescato.
Perchè, va detto, la volgarità sboccata e gli atteggiamenti “politically scorrect” di Ruggero, padre (interpretato da Mandelli) che apostrofa il figlio Gianluca (Biggio) con valanghe di insulti e predica la scorrettezza e l’illegalità, non è certo uno di quegli espedienti narrativi così facili da digerire. Così come non lo sono l’egocentrismo e la vacuità impersonficati dai due gay, Fabio & Fabio, o il falso spirito di tolleranza dei due tennisti snob, o, ancora, la totale mancanza di professionalità della postina inetta del “sono subito da lei!”.
Il fatto che questi comportamenti così grotteschi e irriverenti siano raccontati attraverso la chiave comica include il rischio che la lettura più immediata del film si  fermi a un livello molto superficiale: quello della risata generata dalla becera parolaccia o dalla fisionomia stereotipata dei personaggi. Un rischio che col pubblico più giovane è facilissimo da correre.
A molti spettatori, è chiaro, de I soliti idioti rimarranno solo i tormentoni del “Gianluca, dai cxxxx!”, la provocatoria ripetizione del termine “omosessuale”  o le canzoncine che trasformano “besame mucho” in “besaje er bucho”. Ma sotto a questo pesante strato di volgarità esasperata, resta il ritratto provocatorio dei difetti realissimi dei soliti idioti che incontriamo tutti i giorni alle poste, al supermercato e in cui noi stessi possiamo riconoscerci. D’altra parte sono stati gli stessi autori-interpreti ad ammmettere che questa operazione sia derivata da una sorta di “auto-analisi” che prende di mira vizi e difetti che “forse non sappiamo neanche di avere”.
Il fatto poi che gli adolescenti si divertano così tanto con le gag sboccatissime di Ruggero, Gianluca e di tutti gli altri non stupisce affatto, perchè quello è il linguaggio che loro stessi (non tutti per fortuna) usano quotidianamente. Ma la colpa non è certo de I soliti idioti che altro non fa se non dare voce e forma (forzando la tradizione satirica all’estremo) a una volgarità che è già propria della nostra società. Non per appaludirla, ma per smascherarla senza pietà. Il fatto veramente inquietante è che troppo spesso accanto a tutti quegli adolescenti ci siano adulti che, invece di offrire una diversa chiave di lettura a tutto questo, si limitino a ridere ancora più forte di loro.
Entrando nel merito dell’opera filmica non si può che constatare però l’aspetto zoppicante del passaggio dal piccolo al grande schermo de I soliti idioti che non riesce nel tentativo di discostarsi dalla struttura a sketch del serial tv per diventare un film in senso proprio. Al di là dei risultati che il botteghino registrerà, per ora è quindi evidente che luoghi d’elezione di questo format restano la televisione e, ancor di più, Internet.

Mi piace: L’affondo irriverente e grottesco nei confronti della società contemporanea che sta alla base del concept del film.

Non mi piace: La trama del film è pretestuosa: anche al cinema in fondo non ci si allontana dalla struttura a sketch televisiva che, ripetuta per un’ora e mezza, finisce per stancare un po’.

Consigliato a chi: È fan della serie tv e vuole ritrovare Ruggero, Gianluca e gli altri prototipi umani anche al cinema. E a chi vuole guardare in faccia certe brutture della società e accettare le conseguenti risate dal retrogusto amaro.

Voto: 2/5

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