Il fidanzato di mia sorella è la classica commedia romantica estiva, caratterizzata da una trama banale e da un epilogo scontato, che si salva solo grazie alla chimica tra due dei protagonisti: Pierce Brosnan e Salma Hayek. Il resto del cast risulta insipido, in modo particolare la coppia Jessica Alba e Ben McKenzie (il bel Ryan Atwood di The O.C. e ora commissario Gordon in Gotham). La sceneggiatura di Matthew Newman stupisce però contrapponendo la vita sfarzosa, superficiale e un po’ ignorante della California, alla realtà inglese, ricca di cultura e condita da citazioni di poeti romantici, come Lord Byron e John Keats.

Il film racconta la storia di Richard Haig (Brosnan), professore universitario a Cambridge ed esperto di letteratura Romantica (di romanticismo con la erre minuscola ne sa ben poco), che s’invaghisce della giovane studentessa di turno, Kate (Alba), e quando scopre di averla messa incinta decide di rivoluzionare la sua vita per crescere suo figlio e di trasferirsi con lei nella soleggiata Los Angeles. A complicare le cose si mette la sorella della ragazza, Olivia (la Hayek), e la sintonia che fin da subito si instaura tra lei, editrice con il sogno di diventare scrittrice, e il bel professore. Niente però succede tra i due, almeno finché Kate non molla il brizzolato Richard per il collega Brian (McKenzie) e i tre si ritrovano a convivere sotto lo stesso tetto per il bene del piccolo Jake. Fila tutto abbastanza liscio finché Olivia e Richard non finiscono a letto insieme e Kate si rifiuta di parlare in favore dell’ex marito durante la sua udienza per la green card: l’englishman deve così rientrare in Inghilterra. Ma il lieto fine è dietro l’angolo.

Tom Vaughan, il regista del film, sviluppa un’interessante analisi del rapporto padre/figlio, sottolineando come un modello sbagliato possa influire sulle generazioni future, ma anche quanto possa essere semplice imparare dagli errori dei genitori. Il punto forte del film rimane però il mix che nasce dalla spumeggiante Olivia e dal cinico e rozzo, ma dall’accento affascinante, Richard. Senza i loro litigi il film perderebbe quel poco di commedia che gli resta. Ma non dimentichiamoci i consigli di papà Haig: Carpe Diem e, naturalmente, la vita è una festa!

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Mi piace: Il rapporto padre/figlio e le lezioni sul Romanticismo inglese.
Non mi piace: La poca originalità della trama e la prevedibilità dell’epilogo.
Consigliato a chi: Se amate i film leggeri che non necessitano di particolari attenzioni.

Voto: 2/5

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