Tornare su un brand di successo non è mai facile. Realizzare addirittura un prequel che sia all’altezza dell’originale è impresa quasi impossibile. Ma non per Disney/Pixar, che a distanza di dieci anni dal fortunatissimo Monsters & Co. riporta sul grande schermo i due mostri più adorabili del cinema, rispedendo Mike e Sulley agli anni dell’università e firmando l’ennesimo capolavoro.
Perché Monsters University non è un semplice salto indietro nel tempo per scoprire che tra i due non è stato “subito feeling”, ma un film capace di affrontare con delicatezza e ironia il tema del fallimento e della scoperta della propria vocazione.
Certo, siamo in un mondo dove la mostruosità è la normalità, ma nemmeno lì esistono scorciatoie o trucchi magici: bisogna studiare e lavorare sodo per riuscire a essere ammessi ai corsi e superare gli esami; più in generale, per riuscire a realizzarsi nella vita. E talvolta questo non basta neppure, come scopre Mike, costretto a rinunciare al sogno di diventare spaventatore a causa di evidenti limiti fisici. Ma la lezione del film è che ognuno ha dei talenti (non superpoteri) e la missione è scoprire come poterli usare al meglio. Consapevoli che talvolta i desideri non corrispondono al nostro reale compimento (ma sono un buono strumento per intuire quella strada) e per emergere bisogna partire dal basso. Una rilettura del sogno americano che concede parecchi spunti di riflessione ancor oggi.

Il film diretto da Dan Scanlon non raggiunge la genialità e la capacità di commuovere del primo film, ma neppure “inciampa” nella mera operazione commerciale. Giocando con il fatto che il pubblico sa già come andrà a finire, si prende la libertà di costruire un buddy movie che esplora le vite dei due protagonisti, ci racconta qualcosa in più su entrambi, li segue nelle fasi altalenanti del loro rapporto e nella costruzione della loro amicizia, che passa attraverso l’accettazione dei pregi e dei difetti dell’altro. Se il ciclope verde è un secchione, il gigantesco Sulley rientra nella categoria dei bamboccioni: forte del suo ruggito e della sua discendenza da una famiglia di celebri spaventatori, non ha la minima intenzione di mettersi a studiare.

Da buona tradizione disneyana, il messaggio, esente da moralismi, filtra dalle gag, le risate e le (dis)avventure formato high school che si consumano tra le aule e le stanze di questo colorato e multiforme zoo del terrore. Soprattutto affollato: i disegnatori hanno puntato su una coralità da record con una media di 25 personaggi per ripresa e hanno lavorato sulle espressioni da dare a quei volti e corpi “informi” per lasciare trasparire sentimenti ed emozioni.
C’è poco da discutere quando ci si trova di fronte a un’animazione di serie A che garantisce ritmo, divertimento, spettacolo e pause di riflessione. Peccato solo per il 3D, francamente superfluo.

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Mi piace
Il coraggio e la capacità di affrontare il delicato tema del fallimento in un film rivolto ai bambini. Il ritmo e il divertimento, sempre garantiti. L’abilità grafica dei disegnatori, che sanno far filtrare sentimenti ed emozioni sui volti “informi” di questi mostri.

Non mi piace
Il 3D è superfluo. Attenzione, alcune sequenze possono spaventare i più piccoli; niente di preoccupante: potrebbero solo aver bisogno di essere tenuti in braccio e rassicurati con qualche parola.

Consigliato a chi
Ha amato Monsters & Co. ed è un fan dei film Disney/Pixar. A chi non crede nei superpoteri, ma nel sano “potere” della gavetta. A chi cerca un’animazione di serie A.

Voto
4/5

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