“Non ti preoccupare, andrà tutto benissimo” assicura il fin troppo ottimista businessman Owen Wilson a una delle due pedanti e birichine figliolette, in viaggio con lui verso un trasferimento familiare – per motivi di lavoro – in un paese asiatico (“del quarto mondo” precisa la mamma Lake Bell, meno entusiasta di lui). Paese che puntualmente, meno di 24 ore dopo, andrà incontro al colpo di stato del titolo, costringendo i quattro a una fuga contro il tempo, lo spazio e i cattivissimi ribelli armati fino ai denti.

John Erick Dowdell conferma in No Escape – Colpo di stato il talento naturale nel dosaggio intensivo e ben misurato della tensione: le ripetute e incalzanti sequenze di fuga della bella famigliola americana dalle mitragliatrici dei killer frenano il respiro e agganciano alla poltrona. Come già in Devil, ambientato quasi in toto all’interno di un’ascensore, il regista dimostra infatti di sapersi servire di pochissimi elementi in campo (vedasi la scena nell’hotel: rumori, urla, una camera in cui nascondersi è inutile, corridoi sgombri, una bambina in piscina ignara di tutto) utilizzandoli come efficaci ed efferati grimaldelli scatenanti una costante ansia a fior di pelle.

Purtroppo, a non funzionare in No Escape è tutto il resto: dalla delineazione facilona di dinamiche familiari risolte funzionalmente dal dramma, ai momenti comici stonati e affidati a un Pierce Brosnan in versione deus ex machina (per non parlare del ridicolo e abusato utilizzo del ralenti), fino all’abbozzato e ideologicamente ambiguo tratteggio del caos socio-politico dell’innominato stato, che è unicamente pretesto per creare le condizioni contestuali da survival movie yankee (nonostante sia proprio il personaggio di Brosnan ad avere l’unico momento di lucidità che per un attimo spezza il fastidioso manicheismo).
Alla fine, rimane la perplessità su un prodotto fine a se stesso e pure un po’ gratuito, che si dimentica facilmente appena fuori dalla sala.

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Mi piace: L’ottima gestione della suspense
Non mi piace: Il pressapochismo della sceneggiatura e l’estrema banalizzazione dei personaggi
Consigliato a chi: Agli amanti del thriller senza alcuna pretesa

Voto: 2/5

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