Alla Mostra del Cinema di Venezia è il giorno di Mr. Nelson, Did You Kill People?, nuovo film di Shinya Tsukamoto, autore di culto che il grande pubblico associa soprattutto a Tetsuo: The Iron Man e che da anni ha spostato una parte consistente del proprio cinema verso un tema preciso: che cosa resta di un essere umano dopo aver attraversato la guerra. Stavolta il regista giapponese guarda al Vietnam e lo fa partendo dalla storia vera di Allen Nelson, marine afroamericano partito per il fronte nel 1966 e diventato in seguito un attivista pacifista. Il risultato è un film durissimo, a tratti estenuante, capace però di trovare nelle immagini una forza che raramente il cinema bellico contemporaneo riesce ancora a raggiungere.
Nelson cresce nella povertà e nella discriminazione razziale degli Stati Uniti degli anni Sessanta, lascia la scuola e a diciotto anni si arruola nei Marines. Dopo l’addestramento viene mandato in Vietnam, dove la distanza tra l’immaginario eroico della guerra e la realtà del campo di battaglia si dissolve quasi immediatamente. Quella raccontata da Tsukamoto è una guerra fatta di villaggi assaltati, civili trasformati in potenziali nemici, corpi mutilati e uomini addestrati a reagire prima ancora di pensare. Al ritorno negli Stati Uniti, Nelson porta con sé un trauma che non riesce a elaborare: soffre di quello che oggi riconosciamo come PTSD, il disturbo post-traumatico da stress, precipita nell’instabilità, perde progressivamente il controllo della propria vita e arriva a vivere per strada. Sarà l’incontro con uno psicologo e, soprattutto, una domanda apparentemente semplicissima rivoltagli da una bambina – «Mr. Nelson, did you kill people?» – a costringerlo finalmente a confrontarsi con ciò che ha fatto.
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È qui che il film trova la propria materia più potente. Tsukamoto non cerca praticamente mai di addolcire quello che mostra e costruisce la guerra come una sequenza di traumi visivi, accentuati dal suo montaggio ipercinetico e da improvvise esplosioni di violenza splatter. I corpi vengono colpiti, squarciati, trascinati nel fango; uomini, donne e bambini diventano parte di uno scenario nel quale la distinzione tra combattente e civile viene continuamente cancellata. Più che raccontare il Vietnam come un errore strategico o politico, Mr. Nelson, Did You Kill People? inchioda gli Stati Uniti alla brutalità concreta del conflitto, alla devastazione prodotta sul territorio e soprattutto alla capacità di trasformare ragazzi giovanissimi in strumenti di violenza.
Il punto più interessante è che Nelson non viene costruito come un innocente assoluto trascinato suo malgrado nell’orrore. Tsukamoto lascia emergere anche il modo in cui la repressione sociale e razziale vissuta negli Stati Uniti trova nel fronte uno sfogo deformato e terrificante. Nelson uccide perché è stato addestrato a farlo, perché la struttura militare gli insegna a disumanizzare il nemico, ma anche perché porta con sé una rabbia che viene finalmente autorizzata a esplodere. È un elemento che rende il personaggio più complesso e impedisce al film di ridursi al semplice racconto di una vittima della guerra: Nelson è contemporaneamente vittima e carnefice, ed è proprio questa contraddizione a rendere devastante il percorso successivo segnato dal trauma.
Nella composizione di queste immagini senza scampo, il film di Tsukamoto arriva a essere persino più brutale di Full Metal Jacket, probabilmente ancora oggi il titolo più famoso e culturalmente insuperabile tra quelli dedicati alla guerra in Vietnam. Non ne raggiunge naturalmente lo status di capolavoro, né la lucidità formale con cui Stanley Kubrick riusciva a trasformare l’addestramento e il combattimento in due facce dello stesso processo di annientamento dell’individuo. Ma dove Kubrick lavorava spesso sulla distanza, sul gelo e sull’assurdo, Tsukamoto cerca continuamente il contatto fisico con la carne, il sangue, il rumore e il panico.
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È anche qui, però, che emergono i limiti del film. La ripetizione ossessiva di alcune dinamiche, tratto riconoscibile del cinema di Tsukamoto, finisce per appesantire un racconto che avrebbe forse avuto bisogno di una maggiore varietà di ritmo e di registro. La continua reiterazione della violenza, degli scoppi emotivi e del trauma rischia in alcuni momenti di attenuare l’effetto invece di amplificarlo. Ciò che inizialmente sconvolge, alla lunga può diventare un meccanismo prevedibile, e la materia storica sembra talvolta adattarsi con qualche difficoltà a un linguaggio così insistentemente esasperato.
Resta inoltre una domanda che il film lascia troppo sullo sfondo: perché proprio Shinya Tsukamoto, regista giapponese, ha sentito la necessità di dedicare tanta attenzione alla storia di un marine americano in Vietnam? La risposta esiste ed è legata al percorso del regista, al suo interesse sempre più forte per la guerra e alla storia stessa di Nelson, che dopo il conflitto costruì un rapporto profondissimo con il Giappone e con il movimento pacifista del Paese. Sullo schermo, però, questo legame emerge soltanto en passant verso il finale. Sapere qualcosa in più sulla genesi del progetto aiuta a leggere il film; sarebbe stato interessante che fosse il film stesso a rendere questo rapporto più evidente.
Rimane comunque un’opera potente, drammatica e brutalissima, che trova proprio nelle immagini il proprio elemento più convincente. Mr. Nelson, Did You Kill People? non reinventa il cinema sul Vietnam e non supera i grandi classici che hanno definito il modo in cui quella guerra è stata raccontata sullo schermo, ma riesce ancora a renderla fisicamente insostenibile. E quando arriverà in Italia, per gli appassionati di cinema bellico sarà uno di quei titoli impossibili da ignorare.
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