Succederà questa notte è il film più romantico e spiazzante della carriera di Nanni Moretti
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Succederà questa notte è il film più romantico e spiazzante della carriera di Nanni Moretti

Il regista torna in Concorso a Venezia, 37 anni dopo il passaggio di "Palombella Rossa" alla Settimana della Critica, con una storia d'amore vissuta attraverso diversi anni, con protagonisti Louis Garrel e Jasmine Trinca

Succederà questa notte è il film più romantico e spiazzante della carriera di Nanni Moretti

Il regista torna in Concorso a Venezia, 37 anni dopo il passaggio di "Palombella Rossa" alla Settimana della Critica, con una storia d'amore vissuta attraverso diversi anni, con protagonisti Louis Garrel e Jasmine Trinca

Succederà questa notte Nanni Moretti
PANORAMICA
Regia
Sceneggiatura
Interpretazioni
Fotografia
Montaggio
Colonna sonora

Greta (Jasmine Trinca) e Matteo (Louis Garrel) si incontrano sempre nel momento sbagliato nel corso degli anni e il loro amore, tra mille incroci personali e familiari, non sembra mai destinato a sbocciare definitivamente. I due, però, sono disposti ad aspettarsi (“Io ti aspetto, tutto il tempo che vuoi. Ma succederà prima o poi?”), a partire da quel momento indimenticabile in cui Greta entrò in abito da sposa su un campo da tennis dove Matteo stava giocando con il fratello.

Dopo lo spudorato autoritratto senile de Il sol dell’avvenire, catalogo buffo e assorto di tic e citazioni con una forte componente di fan service, Nanni Moretti è tornato ad adattare lo scrittore israeliano Eshkol Nevo — già trasposto nel cerebrale, asettico, largamente incompreso Tre piani — in Succederà questa notte. Un’opera con cui il regista è rientrato in Concorso a Venezia a 37 anni di distanza dal controverso passaggio di Palombella Rossa alla Settimana della Critica nel 1989, seguito al gran rifiuto dell’allora direttore artistico Guglielmo Biraghi. Si tratta probabilmente del film più insolito e romanticamente eccentrico della sua carriera, il più caldo e deliberatamente pieno di sentimento. La pellicola è tratta dalla raccolta di racconti Legami di Nevo: da alcuni sono riprese le relazioni, da altri i personaggi, in qualche caso un’unica immagine.

È chiaramente impossibile, al netto del fatto che si tratti di una love story in senso stretto, non leggere il film di Moretti in chiave psichica, avendo lui stesso disseminato la sua filmografia di elementi e chiavi di lettura che invitano da sempre a farlo: sia con l’indimenticato e caustico alter ego di Michele Apicella, sia con la successiva fase diaristica. Stavolta il protagonista, interpretato da Garrel, è una versione dello stesso Moretti — un po’ come potrebbe esserlo il personaggio principale di un film di Woody Allen — calato in un contesto geografico più che mai plurimo e frammentato, con addosso un’aria da commedia sofisticata francese.

Un genere poco battuto dalle nostre parti e che l’autore si è qui azzardato a realizzare in prima persona, forse per la prima volta senza ruotare intorno a se stesso o al proprio universo accentratore ed egoriferito, liberandosi di molte idiosincrasie nevrotiche. Un gesto di catarsi che l’ha portato ad abbracciare la pienezza di un film d’amore alla Truffaut, realizzandone così finalmente una sua personale versione, probabilmente a lungo sognata. E Succederà questa notte, non a caso, è proprio un’opera tra il sognato e il trasognato, tra l’esile e l’erotico, tra la coralità esibita e il ripiegamento privato (nel quale trovare, però, residuali e nient’affatto succedanee tracce di politico).

Moretti, da attore, aveva già girato una scena di sesso spinta e chiacchierata con Isabella Ferrari in Caos calmo; ne aveva diretta un’altra, senz’altro ruvida e al confine con l’abuso, con Riccardo Scamarcio e Denise Tantucci in Tre piani, in cui anche l’eros seguiva il tracciato freudiano evocato dal titolo rimandando ai tre strati della psiche (Es, Io e Super-Io). Qui, invece, si abbandona a sequenze fisiche tra i protagonisti che hanno un sapore stranamente e insolitamente dolce e sensuale. La corporeità più sfacciata viene proposta nell’ambito di un caloroso abbraccio allo spettatore e ai personaggi, accarezzati e coccolati dall’inizio alla fine, all’interno di una sceneggiatura in cui il “morettismo” fa capolino solo a tratti, venendo rilegato a piccoli dettagli e incidenti della messa in scena (che siano schiaffi o leggeri strattonamenti).

Nella scrittura, in cui l’autore è affiancato dalle fidate Federica Pontremoli e Valia Santella, si respirano alcune rigidità che si rispecchiano in un tono del racconto alterno, rischioso e non sempre a fuoco, capace di apparire artificiale e paludato (nella prima mezz’ora, in particolare, quando l’impostazione dell’operazione non è ancora chiara e i conflitti, così come le ragioni del cuore, devono ancora dischiudersi). Tuttavia, anche per i morettiani di stretta osservanza (o per le vedove apicelliane) sarà un piacere vederlo all’opera in una vicenda romantica che ha il sapore di una liberazione dai demoni del passato, alla ricerca del vagheggiamento e del rimpianto.

Non è un caso — sempre per la maniera sottile con cui il regista dissemina il suo universo di elementi da interpretare, spogliandosi di maschere e orpelli — che Moretti appaia curiosamente senza barba nei panni del padre di Greta, cosa che a memoria non accadeva dai tempi de La messa è finita. O che nella colonna sonora, oltre a She’s a Rainbow dei Rolling Stones (protagonista della consueta scena di ballo corale), faccia capolino pure il concerto di Bruce Springsteen (insieme a citazioni di Radiohead e Pink Floyd), fulcro di un toccante momento tra il personaggio di Garrel e quello del padre viveur interpretato da Hippolyte Girardot. Una sorta di effrazione rispetto ai gusti musicali rigorosamente autarchici del padre psicoanalista de La stanza del figlio, che si ricollega ovviamente anche alla I’m on Fire di Palombella Rossa.

Succederà questa notte, che si affida pure — e non casualmente — alle musiche dell’almodovariano Alberto Iglesias, è esso stesso un film di hungry hearts (il titolo originale di Legami, Lev Raev, si traduce proprio con “cuore affamato”), alla ricerca di un posto nel mondo tra molte città (Oslo, l’India, San Sebastián, Roma, Torino). Mantiene una straniante, seppur goffa, unità di intenti e di sentimenti, in cui per la prima volta il regista si abbandona — o forse si rassegna — al potere delle emozioni, agli scarti tra la vita vera e quella solo sognata, a ciò che resta nelle nostre esistenze della malinconia e della sua forza generativa, trasformativa ma anche paralizzante. Alla forza delle occasioni perse, forse mai per sempre, e di quelle ritrovate. Al sentimento del tempo, e alle sue conseguenze.

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