È molto difficile per un lettore dei Peanuts accettare il film che Steve Martino e lo studio Blue Sky (quello di Scrat e L’Era Glaciale), in accordo con gli eredi dell’autore, hanno ricavato dai suoi lavori. C’è da una parte un lavoro impeccabile sul rispetto del tratto e dell’impatto visivo generale – in pratica il film compie il miracolo e il paradosso di simulare la bidimensionalità in 3D (qui è spiegato meglio il procedimento) – dall’altra un tradimento dello spirito delle strisce.

Non è questione di luoghi comuni e condivisi, perché nel film si ritrovano tanti dei cardini del fumetto: ci sono l’albero mangia-aquiloni, il campo da baseball e quello da hockey, la “cuccia volante” di Snoopy, lo stand per l’assistenza psichiatrica di Lucy, e moltissimi altri, dentro un mondo che è presidiato solo dai bambini – gli adulti sono fuori campo, la loro voce è una cacofonia di trombette, come nei cartoni animati.

Non è nemmeno una questione di carattere dei personaggi, perché anche i caratteri, nei Peanuts, sono cliché, e la ragione è che nel mondo di Charlie Brown/Charles Schulz tutti gli altri sono funzioni della sua esistenza e della sua immaginazione. Quindi riprodurli, vividi e ricchi di dettagli come sono – per esempio Patty che si addormenta in classe, o Linus che stringe la sua coperta, o Sally, petulante e orgogliosa – è in fondo semplicissimo.

Il problema è il racconto, il viaggio di Charlie Brown dentro la sceneggiatura, quello che in gergo si chiama “viaggio dell’eroe”.
L’anomalia commovente del fumetto di Schulz è proprio nel rifiuto di qualsiasi epica, di qualsiasi catarsi, è un sospiro interrotto. Nel suo protagonista l’autore proiettava il proprio senso di inadeguatezza rispetto a un mondo in cui invece tutti sembrano avere uno scopo, una consistenza.

Schulz disegna e scrive le piccole cose dell’esistenza, e ci mostra che anche chi non compie nessun viaggio – anche chi non cresce, non evolve, non percorre una strada, chi non raggiunge e non ottiene nulla, chi fallisce – è portatore di una forma di bellezza, di un significato. In una delle strisce più belle, Linus porta con sé un secchio per raccogliere le stelle cadenti, e Charlie Brown gli spiega che non è possibile raccogliere le stelle con un secchio. Sono bellissime, ma non è possibile.

Snoopy & Friends è un film luminoso, tecnicamente ineccepibile, con un ritmo formidabile, attraversato da un’elegante comicità slapstick. Ma fa di Charlie Brown un esempio, gli consente il privilegio di una rinascita, ne fa l’incarnazione di un messaggio educativo.
Il problema è che il messaggio dei Peanuts è che non c’è nessun messaggio oltre a noi, alla nostra compassione, alla capacità di stringerci alla vita nonostante le delusioni, di inseguire i sogni nonostante la loro palese irraggiungibilità.

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Mi piace: un lavoro impeccabile sul rispetto del tratto e dell’impatto visivo generale: in pratica il film compie il miracolo e il paradosso di simulare la bidimensionalità in 3D. Il ritmo e l’elegante comicità slapstick.

Non mi piace: il tradimento dello spirito delle strisce, che trasforma Charlie Brown in un esempio, facendone l’incarnazione di un messaggio educativo, che Shulz ha sempre rifiutato.

Consigliato a chi: è in cerca di una buon film d’animazione per l’infanzia e a chi non si preoccupa della fedeltà alle strisce.

VOTO: 3/5

 

 

 

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