Schiacciato in America dalla parallela uscita di Kick-Ass – con cui Super condivide l’aderenza all’improvviso e florido filone dei film dei supereroi senza poteri,  ma non l’appeal commerciale – il film di James Gunn (sceneggiatore del remake de L’alba dei morti viventi e regista dell’horror Slither, dopo la formazione nella sgangherata factory trash-parodistica Troma) percorre strade completamente diverse. Diversa e precedente è la genesi del film, con Gunn più volte costretto a bloccarne la produzione in dieci anni alla ricerca di investimenti, ma soprattutto diversa è la sensibilità al tema trattato, con al centro non un teenager sfigato desideroso di sentirsi più cool come in Kick-Ass, ma un loser adulto e impacciato (Frank D’arbo, interpretato dal noto volto del serial The Office, Rainn Wilson), incapace di venire a patti con la prepotenza con cui un gangster (uno strepitoso Kevin Bacon) l’ha privato della sua donna (Liv Tyler). Una donna che non lo ama e che è chiaramente troppo sexy e affascinante per la grigia medietà di Frank, ma il cui tradimento apre il più classico scenario di rivalsa di un uomo stanco della realtà che lo circonda.
Da allora Frank diventa Crimson Bolt, l’improbabile giustiziere che scende in strada e si dà alla vigilanza, coadiuvato dalla sua fan numero uno: Libby/Boltie (la commessa di un negozio di fumetto con smanie vendicative, interpretata da Ellen Page). Pedofili, rapinatori, spacciatori, non sono più al sicuro, ma non solo: anche ai semplici “furbi” gira male, basti vedere la punizione che tocca a chi scavalca la fila dell’entrata ad un cinema, in un momento esilarante ma contemporaneamente inquietante del film, dove Gunn dimostra di porsi interessanti interrogativi morali.
Quello di Super è un cinema inventivo e liberatorio che mescola comicità e amore per i fumetti con un calore umano sorprendente, che esplode nel bellissimo finale, vero e proprio elemento di distinzione per un film che salta la scorciatoia cinica e nichilista più usuale, a favore di un’apertura gentile, che sorprende e commuove.
Troppo crudo per i palati romantici, troppo indie per gli amanti dell’azione dura e pura, Super è un indecifrabile gioiellino di cui va ammirata la semplice esistenza.

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Mi piace
L’inventiva con cui Gunn mescola commedia, azione e fumetto in un quadro generale sorprendentemente malinconico

Non mi piace
Il passaggio narrativamente troppo brusco con cui si passa dai momenti concitati dello scontro finale tra Bolt e i suoi nemici, al finale dolcissimo

Consigliato a chi
Ha voglia di ridere ma anche piangere della miseria quotidiana di un improbabile supereroe

Voto
4/5

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