La felicità non si compra, si affitta, recita il claim di Una famiglia perfetta, nuova commedia che Paolo Genovese dirige per Medusa dopo Immaturi 2. In uscita il 29 novembre la pellicola effettivamente dimostra proprio questo e cioè che un uomo se molto ricco e solo può anche decidere di affittare una famiglia per provare l’esperienza natalizia in toto. Del resto in Italia non si possono chiamare propriamente feste di fine anno quelle che non si passano in famiglia, quindi lì dove i sentimenti non hanno potuto niente ci pensa il portafoglio a sistemare le cose, o almeno a dare la sensazione che sia così. Una famiglia perfetta è infatti tutto giocato sul confine sottile tra finzione e realtà: da una parte i legami familiari finti voluti dal committente, Leone interpretato da Sergio Castellitto, dall’altra i legami veri che uniscono gli attori di una compagnia teatrale sia lavorativamente che sentimentalmente come nel caso di Carmen (Claudia Gerini) e Fortunato (Marco Giallini) rispettivamente attrice e capocomico, sposati nel film, ma riaccoppiati con altri per volere di Leone.

La scrittura di Genovese, Luca Miniero e Marco Alessi calibra bene i momenti di riflessione su famiglia e scelte egoistiche ma soprattutto le situazioni che potevano facilmente ingarbugliarsi e creare confusione nello spettatore, cosa che invece non succede mai; a non essere equilibrata è invece la struttura del film nella sua interezza perché a momenti non solo divertenti ma anche molto originali, come l’invenzione del baby attore Il professionista e il suo arrivo in elicottero, si contrappongono evoluzioni narrative semplicistiche e trite come il flirt, forzato e telefonatissimo, tra i figli adolescenti oppure il tema della gelosia, unico espediente che fa progredire la vicenda da metà film in poi, con la Gerini gelosa della Crescentini e Giallini geloso di Castellitto. Lo spunto davvero particolare della famiglia in affitto arranca a metà pellicola e il film perde slancio, trasformandosi in una commediola godibile per ambientazione e maschere tipiche indossate dagli attori e il peso, e la responsabilità, finiscono col pesare solo sulle spalle dei due attori più in vista, Castellitto e Giallini, che pur in parte, possono poco contro i limiti dei loro personaggi: Leone, l’uomo ricco che ha inventato questa gigantesca farsa, è un cattivo all’acqua di rose sia per quello che dice e fa che per il motivo che l’ha mosso a inscenare tutto e che scopriremo solo alla fine.

Una manciata di cinismo in più avrebbe reso l’operazione ‘vigilia di Natale’ davvero una novità nel panorama delle commedie italiane. Quanto a Giallini la cui bravura è ormai conclamata sarebbe il caso di chiedere uno sforzo in più: se gli propongono spesso il ruolo del simpatico pasticcione poco realizzato nella vita, magari con situazioni sentimentali traballanti, che almeno possa apportare qualche modifica alle battute per evitare, a film avanzato, di strappare un sorriso solo con le parolacce. Apparentemente più facile la missione del cast femminile, anche in questo caso ben assortito e all’altezza del compito. Unica vera stranezza, la parte di Francesca Neri dimenticabilissima nei panni di un’amante rimasta sola la notte del 24 dicembre: dovrebbe impersonare una sfortunata attira guai, ma semplicemente non fa ridere. A ridare equilibrio al tutto ci pensano Ilaria Occhini, poche scene ma tutte ben studiate, e Claudia Gerini che ha saputo dare al personaggio di Carmen tempi comici e tante sfumature che ne fanno il vero asso, nascosto, del film.

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Mi piace
Attori in parte e atmosfere del Natale in famiglia ‘perfetta’ molto ben ricreate

Non mi piace
Spunto originale lascia troppo presto spazio a situazioni narrative semplicistiche

Consigliato a chi
Pensa che Natale sia ancora un momento speciale da passare con chi si vuol bene

Voto: 3/5

 

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