Oggi pubblichiamo la ventisettesima puntata del nostro approfondimento sulla storia degli Effetti speciali al cinema, con cui ripercorriamo alcuni dei momenti più memorabili passati sul grande schermo

Nel 1989 James Cameron trascinò tutti in fondo al mare con quello che in molti giudicano (fino ad Avatar) il suo capolavoro: The Abyss. Nel film fu utilizzata e perfezionata la tecnica del morphing, utilizzata per la prima volta da Ron Howard nel film Willow (di cui vi abbiamo raccontato nella puntata 25, Arriva il morphing con Willow) che consentì al regista di creare l’effetto con il quale la creatura acquatica che si aggira per il sottomarino prende le sembianze degli attori che la fissano. Quello stesso anno anche Spielberg sfruttò l’effetto digitale per far invecchiare rapidamente Julian Glover in Indiana Jones e l’ultima crociata, quando questi beveva dal calice sbagliato mummificandosi nel giro di pochi istanti. A dimostrazione di quanto questi effetti digitali fossero ancora complessi e laboriosi basti pensare che per la scena citata di The Abyss (che durava circa un minuto) la ILM (cui Cameron aveva affidato la parte di effetti computerizzati e ottici) impiegò ben 4 mesi! Come già detto in precedenza sequenze memorabili realizzate con la tecnica del morphing sono anche quelle del successivo video Black or White di Michael Jackson, diretto nel 1991 da John Landis, e di Terminator 2 di James Cameron, di cui vi parleremo più avanti.

The Abyss

Il mostro di The Abyss per il quale è stata utilizzata la tecnica del morphing (al minuto 2:34) della clip (doppiata in spagnolo).

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