Oggi pubblichiamo l’ottava puntata del nostro approfondimento sulla storia degli effetti speciali al cinema, con cui ripercorriamo alcuni dei momenti più memorabili passati per il grande schermo.

Nel 1941 fece la sua comparsa sul grande schermo un personaggio destinato a cementarsi nell’immaginario collettivo del pubblico e a diventare protagonista della cinematografia horror per tutti gli anni a venire. L’uomo lupo , diretto da George Waggner e prodotto dalla Universal (che in quegli anni era lo studios specializzato in film dell’orrore) consolidò nell’immaginario collettivo il mito della licantropia (anche se la prima apparizione nel cinema americano risale al 1935 Il segreto del Tibet) affidando il compito di renderlo memorabile all’attore Lon Chaney Jr. (figlio della star del cinema muto Lon Chaney) e al mitico truccatore Jack Pierce. Sulla scia del successo riscosso da Frankenstein (1931), lo studio decise di sfruttare il potenziale commerciale delle maschere dell’orrore e di dare “carta bianca” al truccatore Jack Pierce, che da quel momento divenne il creatore ufficiale dei mostri viventi della Universal. Per trasformare Lon Chaney nell’uomo lupo, Pierce creò da sé, come era solito fare sempre, i suoi trucchi e non utilizzò protesi di gomma, ad eccezione del naso che fu realizzato da Ellis Burman Senior (esperto in protesi di lattice). Diventare l’uomo lupo più famoso del mondo però ebbe un prezzo per Chaney, costretto a sottoporsi giornalmente alle torture di Pierce che consistevano in 6 ore di make up e 3 ore di “ripulitura” a fine riprese. E il trattamento stesso non era dei più piacevoli: il suo volto veniva ricoperto da gomma arabica sulla quale venivano applicati ispidi peli di Yak, poi pettinati con un ferro caldo per ottenere la giusta piega. A completare l’opera erano guanti di gomma coperti di pelo e denti finti sull’arcata inferiore. Per realizzare la scena della trasformazione la tecnica usata era quella della dissolvenza: in poche parole il trucco veniva applicato gradualmente e l’attore ripreso nella medesima posizione dopo ogni sessione di trucco, dopodiché si sovrapponevano a due a due i pezzi di pellicola. Tale tecnica fu perfezionata anni dopo in Frankenstein contro l’uomo lupo (1943), dove il primo piano di Chaney mostra la sua testa completamente ferma grazie a un cuscino su cui era stato fatto un calco, facilitando così il processo e rendendo quasi impercettibile l’effetto dissolvenza. La fama e l’appeal di questo mostro arrivano dritte ai nostri giorni con l’imminente remake , Wolfman , con Benicio Del Toro nel ruolo che fu di Lon Chaney Jr. e che si preannuncia molto dark e carico di pathos (leggi qui le nostre impressioni sul film). Sulla scia di questo revival inoltre Universal pubblicherà una nuova edizione in Dvd doppio disco del film originale del’41, ricca di extra e di cui vi parleremo nei prossimi giorni.

L’uomo lupo, la trasformazione di Lon Chaney Jr.

Larry Talbot si trasforma per la prima volta nell’uomo lupo. Per realizzare questa scena la tecnica usata è quella della dissolvenza: il trucco viene applicato gradualmente e l’attore ripreso nella medesima posizione dopo ogni sessione di trucco, dopodiché si sovrappongono i pezzi di pellicola, per dare l’impressione di un cambiamento graduale.

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