Oggi pubblichiamo la trentaseiesima puntata del nostro approfondimento sulla storia degli Effetti speciali al cinema, con cui ripercorriamo alcuni dei momenti più memorabili passati sul grande schermo.

Nomen Omen (il destino nel nome), dicevano i latini. E così è stato anche per il film di James Cameron, “titanico” di nome e di fatto. Sia per la lavorazione, che richiese 3 anni e fece slittare la data di uscita da luglio a dicembre del 1997, che per i risultati ottenuti ai botteghini, che lo fecero schizzare in cima alla classifica dei maggiori incassi della storia del cinema per 13 anni (il totale è di 1,8 miliardi di dollari, superati solo dai 2,6 attuali di Avatar).

Il live action si fonde col CGI

Dopo aver fatto passi da gigante nell’impiego della tecnica del morphing con il suo The Abyss (leggi la puntata ) e Terminator 2 (leggi la puntata), James Cameron spinse ancora una volta avanti il confine della tecnologia digitale, facendo un largo uso della tecnica del green screen, del motion control, della motion capture e integrandole magistralmente con le riprese dal vero.
Oltre a ricostruire a grandezza naturale una facciata del Titanic (per risparmiare milioni di dollari l’altra non fu costruita) fu realizzato un modellino della nave lungo 14 metri, e uno solo della poppa della nave di 20 metri fatto in modo che si potesse immergere nell’acqua e spezzare in due ripetutamente per la scena della rottura e  dell’inabissamento. Alcune delle scene in cui il mix di live action e CGI fu fondamentale furono quelle ambientate nella sala macchine per le quali furono impiegate riprese dei motori della SS Jeremiah O’Brien (una nave della Seconda Guerra Mondiale) e riprese di modellini realizzati ad hoc, mentre gli attori furono aggiunti digitalmente con l’uso del green screen.
In alcuni casi il Titanic che vediamo sullo sfondo però è solo una fotografia. Per esempio nella scena in cui Jack (Leonardo DiCaprio) vince il biglietto del Titanic, la nave che si vede attraverso la vetrata è, appunto, solo una fotografia. Se per le riprese della nave all’attracco fu impiegata la facciata ricostruita a grandezza naturale, quando vediamo il transatlantico per intero si tratta dei modellini o delle animazioni in CGI.

L’Iceberg

Anche la sequenza dell’impatto con l’iceberg fu il risultato di un compositing di immagini realizzate in CGI e live action. Kate Winslet e Leonardo DiCaprio dovettero infatti immaginare la montagna di ghiaccio rimanendo in piedi davanti a un enorme green screen, sul quale sarebbe stato poi inserito a computer l’iceberg. Per aumentare l’effetto di realismo furono rovesciati sul set veri pezzi di ghiaccio e realizzata una miniatura dell’iceberg, ripresa simulando il movimento della nave in collisione. Altre animazioni in CGI di pezzi di ghiaccio che cadevano dall’iceberg  furono poi aggiunte in compositing alle riprese live action.

Cameron esplora il fondo dell’Oceano

Per raggiungere  l’effetto di realismo che voleva ottenere, Cameron decise di scendere sul fondo dell’Oceano Atlantico e filmare il relitto del vero Titanic. L’impresa non era certo delle più facili dal momento che il Titanic si trova a una profondità di 3,6 km, dove la pressione è pari a circa mezza tonnellata al cm². Un bel rischio se si considera che a quelle condizioni anche una piccola fessura nel veicolo significa morte certa per tutto l’equipaggio… Queste riprese iniziarono nel 1995 e i viaggi fatti a bordo dei sottomarini russi Mir 1 and Mir 2 (due degli unici cinque esistenti in grado di arrivare a quelle profondità) furono addirittura 12 con il risultato che, a conti fatti Cameron, non soddisfatto del materiale girato, utilizzò principalmente le riprese realizzate in studio coi modellini.
Una curiosità è che nel 2oo3, sei anni dopo le riprese, James Cameron tornò sul luogo del disastro del transatlantico e, utilizzando nuove tecnologie, esplorò e filmò parti della nave a cui non aveva avuto accesso durante le sue precedenti visite. Il risultato fu il documentario  Ghost of th Abyss, che fu incluso poi anche negli extra del Dvd.

Allagare il set

Per dare ancor di più l’idea della grandiosità del lavoro che ci fu dietro a questo film basti pensare che furono impiegati 19 mila litri d’acqua per allagare gli interni ricostruiti in studio, 340 mila litri d’acqua per la scena in cui viene sommersa la scala della prima classe, mentre 1 milione e 300 mila litri d’acqua  furono riversati per simulare il momento in cui i passeggeri cominciano a cadere nell’Oceano. Per simulare il congelamento dei corpi invece fu usata cera e una polvere che si cristallizza sulla pelle e sui vestiti a contatto con l’acqua.

Il Titanic si spezza

Per la scena drammatica della spaccatura del Titanic prima che affondi definitivamente furono girate due scene separate e poi unite in compositing: una girata sul set fisso e una sul set mobile che veniva fatto sprofondare, sul quale si muovevano circa 150 comparse e una novantina di stuntmen.E proprio a questi ultimi toccò rotolare per circa 120 metri per realizzare la scena in cui i passeggeri scivolano lungo il ponte della nave. Per attutire i colpi furono inseriti componenti in gomma, e per le cadute e i tuffi più pericolosi inseriti personaggi digitali creati grazie all’aiuto del motion control che permise di registrare i movimenti degli stuntmen attraverso i sensori applicati alle loro tute e riprodotti poi a computer. Per rendere il tutto ancora più realistico la reale angolazione del set (6 gradi) fu aumentata inclinando la telecamera facendola sembrare di circa 40 gradi. Sebbene molte riprese furono realizzate  con miniature ed effetti speciali sul set, il direttore della fotografia Russell Carpenter in un’intervista (vedi parte 6 del video sul making of riportato qui sotto) assicurò: «molto di quello che si vede in questo film sono vere persone che corrono su un set enorme. Il 90% dell’azione è ripresa dal vero», riferendosi in particolare alla lunga scena dell’affondamento.

È notizia recente che James Cameron ridistribuirà il film in versione 3D nelle primavera del 2012.

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