Il genere horror ha prodotto (secondo il database Imdb) oltre 295 remake nella storia del cinema ed è sicuramente quello che maggiormente si presta a questo genere di operazione sia per quanto riguarda i rifacimenti di film stranieri adattati alla cultura del “nuovo” Paese, sia per quanto concerne le ri-produzioni di cult, che sfruttano i portenti delle nuove tecnologie per riesumare vecchi incubi e renderli tanto credibili da farli sembrare reali…

D’altra parte, questo genere ha creato delle vere e proprie icone cinematografiche (a volte derivate dalla letteratura), protagoniste di decine di film, che seppur non possano sempre intendersi rifacimenti l’uno dell’altro fanno quanto meno parte di una sorta di saga. Prendiamo ad esempio Dracula, che tra cinema, tv e cortometraggi, è stato il soggetto di cira 140 titoli horror (come riporta il database Imdb). Il romanzo (1897) di Bram Stoker infatti ha ispirato direttamente o indirettamente moltissimi registi, a partire da Friedrich Wilhelm Murnau con il suo Nosferatu il vampiro (il regista non potè usare il nome Dracula perché non gli vennero concessi i diritti) del 1922, di cui venne realizzato il remake nel 1979, Nosferatu, il principe della notte, con protagonista Klaus Kinski, che dieci anni prima, recita al fianco di Christopher Lee nella produzione spagnola Il conte Dracula, tra le più fedeli al romanzo di Stoker… Come fu anche la versione del 1992 di Francis Ford Coppola, Dracula di Bram Stoker (appunto), con Gary Oldman, Winona Ryder, Keanu Reeves e Anthony Hopkins. Il conte vampiro è stato anche oggetto di uno dei celebri cicli di monster movie di casa Universal, a partire dal 1931, con il volto di Bela Lugosi. Al personaggio fu dedicato anche un altro ciclo della Hammer Film Productions.

Alcuni minuti di Nosferatu di Murnau:

Una clip di Dracula di Bram Stoker di Coppola:

Lo stesso avvenne per altre celebri icone dell’orrore come Frankenstein, La mummia o L’uomo lupo (questi ultimi due non nascono da un romanzo, ma piuttosto da un insieme di leggende) e spesso si incontrano e scontrano tra loro in rivisitazioni più o meno fantasiose come Dracula contro Frankenstein. Il primo, nato nel 1818 dalla penna di Mary Shelley, ha avuto una lunghissima vita cinematografica, a partire dal corto di  J. Searle Dawley del 1910 fino al Frankenstein di Mary Shelley del 1994, diretto da Kenneth Branagh. La storia del mostro è stata anche oggetto di parodie, come quelle di Mel Brooks, Frankenstein Junior (1974), o il corto di Tim Burton, Frankenweenie del 1984 (che sarà oggetto di un remake a sua volta), o ancora della rivisitazione musicale del Rocky Horror Picture Show. E il mito è stato alla base anche del personaggio di Lurch de La famiglia Addams. La mummia, invece, fa la sua prima apparizione sul grande schermo nel 1932 nel film di Karl Freund e viene semirifatta più volte, anche se il vero remake ufficiale viene realizzato nel 1999. Il rifacimento, con protagonista Brendan Fraser, tuttavia, cambia genere e passa dall’horror all’action fantasy.

Una clip di Frankenstein Junior:



Il trailer di Frankenstein di Mary Shelley di Kenneth Branagh:

I passi avanti fatti dai make-up artist negli ultimi decenni hanno permesso a L’uomo lupo del 1941 di tornare in auge con il film Wolfman (approdato in Italia lo scorso 19 febbraio e già uscito in versione Dvd e Blu-ray), diretto da Joe Johnston e interpretato da Benicio Del Toro, nei panni del licantropo Lawrence Talbot. La sua trasformazione in “mostro” è stata curata fino all’ultimo dettaglio per risultare davvero spaventosa. La distribuzione del film è addirittura slittata più volte proprio in attesa di questa fatidica messa a punto, che effettivamente ha raggiunto lo scopo desiderato… anche se, seppur con settant’anni in più, quella del film originale resterà una delle scene cult della storia della settima arte. Almeno le 6 ore di make up e 3 di “ripulitura” a fine riprese cui si sottoponeva Lon Chaney Jr. (figlio della star del cinema muto Lon Chaney) con il mitico truccatore Jack Pierce, non sono state spese in vano… D’altra parte anche Rick Baker (creature effects designer, sei volte vincitore dell’Oscar), nel remake, ha messo sotto torchio il povero Del Toro (leggi Wolfman, i segreti del trucco e gli effetti speciali), proprio per cercare di mantenere il look il più possibile vicino all’originale, rendere omaggio alla creazione di Pierce e, aggiungeremmo noi, non deludere i nostalgici… Al di là delle migliorie tecniche, possiamo dire che il remake non ha aggiunto niente al film del 1941. E il pubblico non l’ha premiato: costato 150 milioni di dollari, Wolfman ne ha incassati nel mondo 139,7. (continua)

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